Legge elettorale, democrazia e paese allo sbando

Il nuovo editoriale di Tonino Scala

di Tonino Scala

L’argomento del momento è la legge elettorale dopo l’incontro nella sede del Pd, sotto la bella foto di Che Guevara e Fidel Castro che giocano a golf, un tappeto rosso ad un pluripregiudicato che era stato messo nell’angolo non dalla politica, ma dalla magistratura. Pensare che solo il 21 maggio dello scorso anno Matteo Renzi su Twitter sosteneva: per un partito come il mio sarà un grande giorno quando riuscirà a far capire che Berlusconi va mandato in pensione #oltrelarottamazione.

Più che pensione il gesto di questi giorni lo ha resuscitato! Dopo la visita ad Arcore del sindaco di Firenze, una sorta di cambio di cortesia? Si, può darsi, ma cui prodest? E per fare che? Quel’è l’accordo raggiunto? Ridare agli elettori la possibilità di scegliere i propri canditati? Rimettersi in connessione, per essere gramsciano, con il popolo? Niente di tutto questo. In questi giorni editorialisti, politologi, politici, pur di sostenere questa strana “alleanza” questa “piena sintonia” di intenti tra Renzi e Berlusconi, hanno affermato tante cose non vere.

Prima tra queste che sono stati i piccoli partiti a ricattare e a creare il caos e la non governabilità. Mai notizia fu così fuori dalla realtà. Chi non ricorda la crisi del Pdl sulla strada di Fini, chi non ricorda il Pd e il non voto su Prodi e potrei continuare all’infinito. Molti diranno, ma Prodi è stato mandato a casa da Rifondazione Comunista? Vero, verissimo, il 9 ottobre del 1998 Prodi va a casa per un solo voto 313 deputati dicono si alla sfiducia e 312 dicono no. Tra questi voti ci furono quelli del Prc. Molti dimenticano però che Rifondazione Comunista alle elezioni del 1996 prese 3.215.960 voti, pari all’ 8,5, quindi un grande partito stando alla strada proposta di Renzusconi.

La soglia di sbarramento prevista dall’Italicum è del 5% ciò avvalora la mia tesi: questa legge non farà altro che creare altri Scillipoti, De Gregori, Razzi,  etc etc. Il problema non è quale legge elettorale si mette in campo, ma quale politica. È il sistema ad essere in crisi e una legge non potrà mai risolvere questioni che stanno da tutt’altra parte. Si continua a non voler capire e a non voler vedere pur di mantenere lo status quo ante. Questo spazzerà via tutti, nessuno escluso.

Autorevoli costituzionalisti nei giorni scorsi ci hanno detto una cosa giustissima che questa legge così elogiata dai mass media “consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto Porcellum – e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale”. Cui prodest? A nessuno se non a chi con un maquillage estetico pensa di riproporre una cosa vecchia che lui si ostina a chiamare rottamazione. Ciò che bisogna rottamare sono le vecchie idee vendute per nuove.

L’unica cosa che nessuno sbarramento potrà mai impedire è la forza delle idee. Come quelle di un uomo che nel 1946, all’atto delle elezione per l’Assemblea Costituente, riuscì da minoranza ad imporre con la sua vitalità. Sto parlando di Pietro Calamandrei che entrò in Assemblea con il solo 1,4 % dei consensi, rappresentava un grande partito Il partito d’azione. “Non si confonda la giustizia in senso giuridico, che vuol dire conformità delle leggi, con la giustizia in senso morale che dovrebbe essere tesoro comune di tutti gli uomini civili, qualunque sia la professione che essi esercitano nella vita pratica.” Parole del nostro padre costituente ancora vive. Che dire: Le idee non hanno soglia di sbarramento!

1 febbraio 2014

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