In questi giorni con varie iniziative, la città di Napoli celebra le Quattro Giornate. Una straordinaria pagina della Resistenza italiana, rispetto alla quale Napoli diede un contributo di non poco conto liberandosi da sola all’occupazione tedesca, e per questo, indicata a esempio per il resto del Paese ancora occupato.

La sollevazione popolare che era riuscita a cacciare i tedeschi, senza alcun apporto degli Alleati, ebbe anche una risonanza europea. La nostra città combatté contro l’oppressione e la miseria concludendo con la rivolta armata la lunga, mai cessata lotta di Napoli contro il fascismo, in quanto di certo non furono solo gli scagnozzi a battersi contro i tedeschi, ma un enorme numero di uomini, reduci da tutti i fronti oppure semplici civili, decisi a riscattare le debolezze e le colpe passate.

Le Quattro Giornate furono un crogiuolo di episodi e di iniziative con una sua unitarietà, collegabile alla insofferenza del popolo napoletano verso ogni forma di oppressione. Una rivolta genuinamente popolare di enorme portata morale e politica in quanto insegnava a tutti che la lotta di resistenza era necessaria per il riscatto dell’intero Paese.

E per tutto questo che Napoli è stata insignita della medaglia d’oro al valore militare. Sono da rigettare completamente le tesi secondo le quali le Quattro Giornate furono solo una spontanea, anarchica ribellione della città. Non è così. In quel frangente storico si riannodarono i fili di un antifascismo partenopeo, presente e attivo tra le pieghe della società.

Un antifascismo composto da una operosa intellettualità, da una classe operaia non indifferente al dramma che stava vivendo Napoli. Inoltre, di tante persone comuni e di numerosi militari che erano stati sostanzialmente abbandonati dagli alti Comandi a cui non erano stati dati precisi ordini, né dal Re nè da Badoglio, tali da consentire alle Forze Armate italiane di adottare un uniforme e coerente comportamento rispetto al radicale rovesciamento del fronte di guerra.

Possiamo, quindi, senza tema di smentita, parlare di un fondamentale apporto meridionale, e particolarmente napoletano, a quella che potremmo definire una “prima Resistenza” che confluisce a pieno titolo nel comune processo verso la democrazia. Come già detto, tra le caratteristiche delle Quattro Giornate, una è senz’altro la sua trasversalità, nel senso che i resistenti napoletani provenivano da tutti i ceti sociali.

Un aspetto che conferma l’estensione popolare della Resistenza cittadina. Occorre valorizzare, pertanto, il valore politico di quelle straordinarie giornate di resistenza armata che non possono essere semplicemente condensate in una reazione di ragazzini come una certa vulgata vorrebbe sostenere. A questo proposito, vorrei menzionare l’esito di una ricerca storica, la quale è andata a confrontare i nominativi dei morti e dei feriti delle Quattro Giornate con quelli contenuti dagli elenchi degli antifascisti degli schedario della Polizia e dell’OVRA compilati durante tutto il periodo fascista. Questa operazione ha consentito di accertare che tantissimi nominativi presenti nei menzionati schedario risultano essere tra i caduti e i feriti che si sono avuti nei giorni resistenziali di Napoli. Un dato importante che smentisce ulteriormente la mera “spontaneità ” delle Quattro Giornate. Poiché è poco noto, vorrei aggiungere che molti napoletani si trasferirono al Nord per contribuire alla lotta contro i nazifascisti unendosi ai partigiani lì presenti. Contribuire alla memoria storica non costituisce solo una sorta di generica sommatoria di dati, di notizie, di eventi. Rappresenta anche e soprattutto un modo per leggere con occhi non miopi la realtà. La storia non è e non deve essere una questione riservata agli storici, ma un giacimento sapienziale per tutti noi, dal quale possiamo ricavare insegnamenti, suggerimenti, indicazione di linee di orientamento per districarsi nel caos contemporaneo. Tutto ciò vale anche per la stessa epidemia del Covid per la quale si teme una seconda ondata e, quindi, occorre soprattutto adottare un diffuso adeguato comportamento indicato dalle Autorità sanitarie per arginarle. Se pensiamo a cosa riuscirono a fare i napoletani che ci hanno preceduto, i quali, pur stremati dalla guerra e dalla miseria, imbracciarono le armi e cacciare non lo straniero, dobbiamo trovare una analoga tenacia nell’affrontare questa terribile malattia.

di Viincenzo Vacca

 

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