L’anno che verrà

Editoriale di Roberto Braibanti

di Roberto Braibanti

”Caro amico ti scrivo, cosi mi distraggo un po’..” cantava l’indimenticato Lucio Dalla, un po’ di anni fa. Cari amici arriva il 2014. Abbiamo tutti un misto di speranze, paure, disincanto, rabbia, indignazione e (troppa) indifferenza rispetto a quello che ci aspetterà il prossimo anno, che comincia tra qualche giorno.
Alla fine però tutti vorremmo poter credere in qualcosa di meglio, vorremmo poter avere la sensazione che le cose possano migliorare, se non addirittura cambiare. Ma purtroppo, ad oggi, questa è prerogativa solo per i più ottimisti.

Così oltre a inviarVi i miei auguri più sinceri, mi piace condividere con voi solo 3 delle mie speranze/sogni per il 2014:
1) Vorrei essere certo che il ministro dell’ambiente Orlando e che il governatore campano Caldoro, quando annunciano una legge sulla #Terradeifuochi, sappiano davvero di cosa parlano, per poterci così dare risposte convincenti. Risposte (e soluzioni serie) per esempio al fatto che, secondo la procura antimafia di Napoli, presso la Ex Resit di Giugliano, sono interrati nella discarica (non impermeabilizzata) circa 806mila 509 tonnellate di rifiuti. Di cui ben 30mila provenivano dalla Acna di Cengio, il che vuol dire residui e scorie pericolose derivanti dagli impianti chimici liguri.
Particolare questo (come altri simili in tutta la regione) che sta rendendo difficile per ogni cittadino campano mangiare una mela, una lattuga o una mozzarella senza temere di ingurgitare qualcosa di cancerogeno. E che sapessero bene che senza una mappatura delle terre inquinate pubblica e il contemporaneo controllo costante del territorio, ogni bonifica potrebbe essere inutile.

2) Vorrei che, magari, il ministro Saccomanni, titolare del dicastero dell’economia, prestasse attenzione al ”particolare” che Bankitalia ci scrive nella sua relazione sullo stato del Paese, raccontandoci che in Italia, da alcuni anni, più del 50% della ricchezza è posseduto da meno del 10% della popolazione. Il che è tipico dei paesi del terzo mondo. Che quindi sarebbe logica un’operazione di redistribuzione dei redditi da chi guadagna troppo a chi guadagna troppo poco.
E sopratutto capendo bene (lui e molti, troppi altri) che questo non rappresenterebbe ”l’adagio ideologico” del vecchio e vituperato “comunismo” (a cui ormai nessuno crede più), ma solo l’auspicato inizio di una, oggi assente, politica di “giustizia” sociale. Oltre che uno dei modi per uscire davvero da una crisi economica di sistema come questa.

Il che, magari, unendoci:
1) una vera lotta a mafia e narcotraffico (che fatturano in Italia116 miliardi all’anno ovvero 7 punti di PIL)
2) una riduzione della ormai mitica evasione fiscale (130 miliardi all’anno, quasi 10 punti di PIL)
3) eliminando solo un 10% di spese inutili/corruzione/clientelismi dagli 800 miliardi di spesa pubblica annuale, si contribuirebbe non poco a farci vivere tutti meglio senza tagliare diritti dei lavoratori, pensioni, sanità, fondi per università/scuola e beni culturali.
Di conseguenza, si potrebbero “persino” diminuire le tasse, col paradosso di migliorare contemporaneamente i servizi. E sia chiaro che tutto questo non rappresenta un’utopia: basterebbe solo la volontà politica di farlo.
Ma per davvero.

3) Come premessa a questa terza “speranza”, bisogna sapere che in tema di dissesto idrogeologico per ogni euro investito in prevenzione in Italia, si risparmiano 10 euro necessari per porre rimedio ai disastri conseguenti alla mancata prevenzione. E se fino al 2000 le alluvioni e le frane coinvolgevano mediamente 4 regioni ogni anno in Italia, negli ultimi dieci anni il numero di territori coinvolti è raddoppiato passando a 8. Così come sono aumentati i fenomeni meteorici che prima risultavano eccezionali. Nel contempo però la prevenzione tarda ad arrivare.
Negli ultimi 10 anni solo 2 miliardi di euro sono stati effettivamente erogati per attuare gli interventi previsti dai Piani di assetto idrogeologico redatti dalle Autorità di bacino (PAI), per uno stanziamento totale di 4,5 miliardi di euro. Decisamente troppo pochi se si considera quanto invece sono costati, in termini di danni, i dissesti che si sono verificati nel corso degli anni. Nell’ultimo ventennio i danni da frane ed alluvione corrispondono a circa 30 miliardi di euro (fonte Ispra) e solo negli ultimi tre anni lo Stato ha speso circa un milione di euro al giorno per coprire solo parte dei danni provocati su tutto il territorio.
Dando per buono che oggi 6250 scuole e circa 5200 ospedali sono costruiti su quel 10% del nostro paese che è interessato dal dissesto idrogeologico, io se fossi Letta avrei idee chiarissime su cosa proporre alla Merkel come progetto decennale di opera pubblica strutturale da non conteggiare nel patto di stabilità.
E mi auguro che questo non rimanga un sogno, in quanto c’è troppa distruzione, dolore e morte intorno a questo tema.

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.”

Ecco temo che il grande Lucio sapesse già la risposta.

“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando, è questa (forse) la novità”…

PS
Al sindaco di Napoli Luigi De Magistris: solo un auspicio in poche righe per il 2014.
Lo so che non ci sono soldi, ma almeno le opere a costo (quasi) zero le finiamo? Apriamo la città dello sport a Bagnoli? E’ finita, bisogna solo aprirla! E anche il Turtle point, manca solo una stradina d’accesso e Napoli potrebbe avere un nuovo acquario, la facciamo questa stradina alla svelta?
E poi Edenlandia/cinodromo: tiriamo le fila, facendo emergere i gruppi imprenditoriali interessati a rilevarla? Non possiamo tenere ferma una possibilità di sviluppo del genere con 50 lavoratori in CIG.
E poi, bene il progetto per Napoli Est (che vale 206 milioni di euro di fondi europei per creare nuove e moderne infrastrutture urbane), ma ci assicura che non saranno ancora dimenticate le 26 discariche abusive che si estendono in quel territorio, la loro bonifica e il loro controllo? E che i circa 1500 rom che “vivono” (?!?) in quel territorio possano avere dei campi attrezzati come in tutti i paesi civili?
Ecco già questo potrebbe bastare a valutare bene il 2014.
Ci pensi… Buon anno.

30 dicembre 2013

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