Lady in the city: “Voci dal silenzio, per Mena Morlando”

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

Mi sono interrogata a lungo, su come cominciare questa storia.
Ci ho pensato tanto, prima di battere le dita sulla tastiera del pc.
Non riesco ad esprimere, quel che ho dentro.
Un foglio bianco e mille pensieri.
Sarà che quando c’è da raccontare di te, mi riesce difficile farlo in forma scritta.
E’ che, da quando ti conosco, non faccio altro che parlarti.

Ti ho chiesto tante volte, perché sei uscita di casa proprio quella sera, a quell’ora.
Fino a fartene una colpa.
Tu, che non ne hai alcuna.

Ho rivisto quelle finestre, quelle porte che si chiudevano, al rumore dei colpi in strada.
Ho rivisto quegli sguardi che chissà quante volte avrò incontrato, poi, in giro per questo paese.
Ho voluto analizzare l’animo umano, fino a perdermi.
Perché. Mi son chiesta.
Perché?

Come si fa a tacere e pur tuttavia continuare a vivere, dopo essere stati autori o testimoni silenziosi di un delitto così atroce?
Come si fa, in seguito, a recarsi in Chiesa, a pregare, strisciare, innanzi ad un confessionale, dove nessun Dio al mondo, potrebbe mai perdonare un simile scellerato, inumano comportamento?
Come si fa, a far finta che tutto sia a posto, che non sia accaduto alcunché, che nulla abbia rotto l’incantesimo di un’esistenza ipocrita, perché tanto, i fiori sul terrazzo sono dello stesso colore del giorno prima e quella stramaledetta “messa in piega” settimanale non si è mossa di un millimetro?
Come si fa, ad insultare la memoria di una ragazza, morta uccisa dai proiettili di chi non conosce coscienza sotto lo sguardo immobile e le bocche cucite di quelle lingue che tanto fango, covavano in corpo e lo masticavano senza sosta, per vomitarlo addosso ad una ragazza di venticinque anni che non ha avuto il tempo di crescere?

Come si fa, Giugliano, a pensare che la camorra non sia mai esistita né esista ancora e si agiti così fulminea, feroce, dibattendosi nel tuo ventre?

Mena Morlando è stata uccisa mentre rientrava dalla lavanderia sotto casa, in strada, durante un conflitto a fuoco tra camorristi.
“Scudo umano”, per un tal Bidognetti che di umano non ha mai avuto né aspetto, né coscienza..

A Giugliano.

Sì, caro lettore. Hai letto bene.
A Giugliano la “babba”, dove secondo alcuni la camorra non è mai esistita e non esiste tuttora.

Dove Mena Morlando sarebbe stata uccisa per motivi passionali, quella sera del 17 dicembre 1980.
Dove, allo stato, ai cittadini sono garantiti tutti i servizi pubblici essenziali;
dove tutti possono trovare occasione di riflessione partecipando gratuitamente a spettacoli teatrali impegnati (e non a sceneggiate di quartiere), messi a disposizione dal Comune;
dove le strade sono lisce come la pelle di un neonato;
dove tutti costruiscono secondo un piano regolatore legittimo;
dove alcun commerciante od imprenditore corrisponde somme o prestazioni di alcun genere sotto ricatto del racket;
dove non sia mai emersa in alcun atto giudiziario, alcuna dichiarazione di collaboratore di giustizia che indichi più che nella figura del Prefetto, quella di un boss della camorra giuglianese, tal Feliciano Mallardo, ad eventuale risolutore del consiglio comunale locale;
dove trova ascolto la voce della terra e non esistono ecomafie, roghi e sversamenti illeciti di rifiuti; dove si svolge correttamente la raccolta differenziata e dove nessuno sa che forma possa avere un inceneritore di balle, più o meno “eco”;
dove a Licola e Varcaturo puoi portare i bambini e fargli fare il bagno in tranquillità;
dove Lago Patria è oasi incontaminata;
dove l’economia locale  non è gestita dalla camorra.      

Sai, cara Mena? Qui a Giugliano, nulla è cambiato in questi trentuno anni.
Nessun proiettile, ma la morte civile e fisica è garantita a tutti, lenta e silenziosa.
Ci hanno distrutto la vita, ci hanno massacrato i territori; sopravviviamo in una giungla, tra diritti negati e mancate risposte.

Siamo morti dentro, mentre camminiamo, combattiamo e resistiamo.
Le luci natalizie mostrano quella Giugliano finta, che ormai non fa nemmeno più “ridere”.
Li abbiamo a due passi da noi, non a “cento passi”.

Ed il miracolo che attendo da tempo e che vorrei si realizzasse quest’anno parla di Dignità, a cominciare da chi ci governa per continuare con la Chiesa.
Fatti, non parole.

Che invece di montare portoni in bronzo costati milioni ed occuparsi di quelle “Indie” che S. Filippo Neri ebbe il coraggio di abbandonare, in luogo di ben altre “emergenze”, i sacerdoti abbiano il coraggio di pronunciarsi, di parlare chiaro, di gridare come solo Don Peppe Diana sapeva fare, contro la camorra che ci ruba il futuro: quella che pervade il nostro paese, il tessuto sociale, economico, amministrativo.
E’ il Vangelo, che ve lo chiede.
E’ nostro compito, far cadere il muro di omertà e di consenso, intorno alle mafie e possiamo farlo solo insieme!!!

Cara Mena, martedì 20 dicembre, dalle 15.30, in piazza Matteotti, vedrai ripercorrere le strade della “tua Giugliano di bambina” dalla tua famiglia e da quelli che “ai più” appaiono come un gruppo di folli idealisti, pazzi scatenati; niente altro che uomini e donne uniti ed appassionati, persone che ancora credono che questa terra possa rinascere a nuova vita, nella tua memoria e nel segno di tutte le vittime innocenti delle mafie.
E’ un modo per ricordarti, in una cerimonia-anniversario proprio lì, in quel luogo dove hai visto la luce ed hai trovato la morte.

Dove tanti ti hanno voltato le spalle.
E dove oggi, grazie a tuo fratello Francesco, che non s’è mai fermato, portandoti con sè, hai ritrovato la voce.

Aspettiamo che la Giugliano di “chi non china la testa” ci raggiunga in massa, in memoria di questa giovane maestra, che non ha avuto il tempo di vivere. Vittima innocente di camorra.

2 thoughts on “Lady in the city: “Voci dal silenzio, per Mena Morlando”

  1. Eliana.
    Giugliano non brilla per le luci del Natale, brilla per il tuo, i vostri sguardi di persone per bene, guida ed esempio per altre persone per bene.
    Non so dire per quante persone Mena viva ancora a Giugliano, ma, almeno per un paio di persone vive qui nella lontana Emilia, nel mio cuore e in quello di mio marito, per merito vostro. Grazie.

  2. Un articolo che è un brivido, un insieme di emozioni che come una cascata s’infrangono nel tuo cuore fino a farti sentire male e che ti fanno sentire un giuglianese pronto a scendere in strada a gridare la propria rabbia contro uno stato assente e connivente al tempo stesso.

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