Lady in the city: “La camorra vive di noi”

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

C’è un rapporto perverso, che contribuisce al dilagare della pervasività camorrista nei nostri territori.

Quello tra cittadino e criminalità.
Le mafie prosperano grazie all’omertà ed alla complicità di chi sa e preferisce tacere.
Mi ha profondamente colpita, la dichiarazione di Maria Belfiore rilasciata alla trasmissione “Agorà”, una settimana fa.
La signora Belfiore, imprenditrice, ha detto NO al racket.
Si è rifiutata. Ed oggi, accanto al segno del passaggio della camorra, sulla vetrina della sua agenzia di viaggi a Napoli, mantiene fermo l’adesivo di Addiopizzo.
Maria ha denunciato e dopo averlo fatto, non ha ricevuto alcuna ritorsione. Si dice tranquilla e si chiede “ma i commercianti che pagano, lo fanno per paura o per convenienza?”

Bella domanda.

Un rapporto perverso – dicevamo – che consente alla camorra ed a tutte le mafie di spadroneggiare, dietro l’apparente candore di un colletto bianco che paga la tangente e scende a compromessi; dietro la malsana gestione di alcuni amministratori, che cercano in tutti i modi di farti apparire un diritto come un favore.

Parlo del sistema del voto clientelare, molto frequente, nel “sistema Italia” e nelle nostre terre sintomo dell’assenza dello Stato; il cittadino concede la sua dignità in cambio di un lavoro, di denaro, di favori, a burattini guidati da quella stessa mafia che in tal modo diventa signora di una città, di un paese. Della sua economia, della sua gestione amministrativa, padrona nel manovrare azioni di governo ed attività tese a favorire il proprio interesse mantenendosi lontanissima, dalla tutela della collettività.

Ed ecco perché più centri commerciali che illuminazione stradale; più abusivismo e corruttela e meno attenzione ai servizi pubblici; più appalti guidati verso le imprese dei boss e meno attenzioni verso la spesa sociale.

A Giugliano, pochi giorni fa, è arrivato Don Luigi Ciotti. Mai, come in altre occasioni precedenti, una folla di persone (da più giovani ai più adulti) si era assembrata in un luogo, per ascoltare le parole di un altro uomo.

Don Ciotti ci ha invitati ad una sana follìa, quella della passione civile, legittimando l’operato degli attivisti ambientalisti che difendono la propria terra; quella folìa che dovrebbe portare tutti ad essere innamorati della vita ed a costruire per il bene comune. Don Luigi Ciotti si è rivolto ai politici onesti ed a quelli lazzaroni, alla presenza di alcuni rappresentanti del consiglio comunale di Giugliano, sindaco Pianese in I fila.

Questa nostra è una terra malata due volte. Per la presenza di un clan potente come quello dei Mallardo, legati a doppio filo a tante altre realtà criminali, in una sorta di sodalizio, teso a conquistare e danneggiare chi vive i nostri territori spingendosi be oltre il Garigliano E per la sottile complicità di chi non è chiamato a fare nomi e cognomi in una pubblica piazza, ma bensì a dire NO, davanti al compromesso, alla collusione alla complicità in ogni ambito, con questa gente. Di chi è chiamato a svegliare la propria coscienza dormiente, a denunciare e non sottomettersi in nome della propria dignità, per costruire un paese civile.

Don Ciotti non ha risparmiato un rimprovero a coloro che, nella Chiesa (tra sacerdoti e semplici cristiani) sentono di portare a compimento il proprio “mandato” solo dicendo Messa o facendosi le croci due tre quattro volete al giorno.  Sintomatica ed eloquente, la benedizione che Don Luigi Ciotti ha voluto dare alla lapide in memoria di Mena Morlando vittima innocente di camorra (cui il Presidio di Libera, che aveva appena inaugurato ai Fratelli Maristi è dedicato – frutto della passione e della follìa del Movimento Contro le mafie, dei redattori della trasmissione webradio Wrong in onda su radiosiani.com e l’Istituto Fratelli Maristi, uniti a tal scopo), che si trovava e si trova in via Monte Sion, là dove Mena era stata uccisa tornando a casa, una sera fredda di fine anno. Di trent’anni fa.

La Chiesa delle Messe, dei portoni in bronzo, dei rifacimenti ed abbellimenti.. la Chiesa che spesso (come ha ricordato lo stesso Don Ciotti), offre ancora la comunione, collaborazione ai latitanti… dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza.

Ed i sacerdoti di Giugliano, il mio paese perfetto, più degli altri, considerato che per benedire la lapide di Mena, è dovuto arrivare un sacerdote venuto da lontano, sotto scorta, che ha attraversato chilometri, solo per questa ragazza uccisa dal fuoco camorrista e dall’indifferenza dei giuglianesi.

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