Lady in The city: Intervista a Giovanni Conzo, sostituto procuratore della Repubblica presso la DDA di Napoli

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

E’ nel pool di magistrati che ha inferto (tra le tantissime altre operazioni), colpi durissimi alla camorra giuglianese dei Mallardo, anche e soprattutto sul piano economico.
Duecento milioni di euro, il patrimonio stimato di aziende, immobili, rapporti bancari e società (compresa quella che gestiva il parco giochi “Girabilandia”), sequestrati a fine ottobre di questo anno, dagli uomini della D.I.A. tra Campania, Lazio ed Emilia Romagna.

Al decimo piano di quell’edificio alto e moderno, nella cittadella giudiziaria di Napoli,  incontro, nel suo ufficio,  lo sguardo di un uomo deciso, disponibile, preparato, attento. Sorride e mi saluta, invitandomi ad entrare.
E’ Giovanni Conzo, sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Giovanni Conzo, sostituto procuratore presso la DDA di Napoli

Le guerre di camorra, sanguinose, devastanti, hanno lasciato sul “campo”  tante vittime, molte innocenti. Penso a Mena Morlando, Alberto Vallefuoco, Simonetta Lamberti. Ma oggi le mafie pur continuando le attività classiche di traffico di stupefacenti, armi, di sfruttamento della prostituzione, pare abbiano deciso di “accantonare le armi”. Sempre più spesso investono e si inseriscono –  favoriti anche dai rapporti collusivi con i cosiddetti “colletti bianchi” (professionisti, imprenditori, politici) – nei circuiti economico-sociali. Quali, gli strumenti di contrasto più efficaci, adottati oggi, dalla Procura?
Le mafie rappresentano un fenomeno umano e come tali, sono destinate a finire – diceva Giovanni Falcone. Da circa due anni e mezzo non si verifica un omicidio di stampo mafioso nella provincia di Caserta, ma questo non vuol dire che il clan non sia presente e attivo; recentemente sono stati presi provvedimenti molto importanti sul piano del sequestro dei beni provenienti da reato; in questi anni, ad ora, abbiamo sequestrato un centro commerciale, piscine ed altre utilità di notevole valore; attività, come il parco giochi e il centro commerciale, di altissima fruibilità. Questo ci porta a comprendere quanto ancora sia necessario fare, circa l’aggressione ai patrimoni mafiosi.
Un clan deve essere certamente contrastato sul piano militare, ma è di assoluta importanza, l’intervento sulla ricchezza accumulata nel corso degli anni, che alimenta attività illecite ed anche e soprattutto lecite, perché il nuovo volto del clan è quello di reimpiegare i capitali non tanto nei business non consentiti, ma di utilizzare in affari leciti, il denaro ricavato attraverso attività illecite.
La strategìa della Direzione Distrettuale Antimafia, coordinata dal Dott. Cafiero de Raho ed operata dai sostituti, è sempre più diretta a colpire i patrimoni di provenienza illecita, per farne seguire la confisca; siamo convinti che più si sequestrano patrimoni, più cade quell’humus di favore, di consenso, di cui godono gli affiliati al clan e ne beneficiano soprattutto i grossi latitanti.

Molti di questi beni trovano nuova vita, una volta destinati e consegnati a quelle associazioni o formazioni sociali che li gestiscono facendone sede di importanti progetti, realizzati per il Bene comune
Tra i beni che vengono sequestrati, ci sono quelli che sono destinati a fallire, come possono esserlo quelle aziende gestite con fondi neri; al contrario, ci sono beni immobili che è assolutamente importante che vengano consegnati ed utilizzati per fini sociali. E’ assurdo che a seguito delle operazioni di sequestro, magari trascorsi anni ed anni, questi stessi beni giacciano inutilizzati od addirittura vengano occupati indirettamente da quegli stessi soggetti destinatari dei provvedimenti di sequestro: in questo modo si finisce per svilire istituti fondamentali, quali quelli per cui operiamo, del sequestro prima e della confisca poi.
E’ importante intervenire per tempo. La società civile offre un segnale importante, nel riutilizzo di questi
stessi beni appartenuti ai clan, per realizzare progetti di utilità reale, concreta, destinati a fini di natura squisitamente sociale. E’ il segno del riscatto.

Le associazioni antimafia,  giocano un ruolo di punta, in questa opera di contrasto alle mafie?
Le associazioni possono fare moltissimo: sicuramente contribuire a mantenere un livello alto di attenzione sul fenomeno mafie, in modo da essere vigili; ripeto:  il fatto che non succedano più fatti di sangue, non vuol dire che il clan non sia attivo ed operativo, anzi, è ancora più pericoloso perché è un clan che sfugge, che agisce in maniera “gattopardesca” e che non si riesce a cogliere in maniera evidente, ma sono sempre accese quelle spie, quelle segnalazioni di ricchezza anomale, sui quali può avere un ruolo importantissimo il movimento associativo. Quando tali gruppi che lottano contro le mafie percepiscono qualcosa di anomalo sul territorio nell’apertura di un centro commerciale o di attività in odore di camorra, sarebbe interessante che segnalassero all’autorità Giudiziaria queste situazioni, facendosi anche portatori in prima persona di denunce specifiche; in ogni caso, è importantissimo che tutti noi cittadini comuni, imparassimo a seguire le linee guida di un “consumo critico”, in modo da scoraggiare l’esistere stesso della associazione mafiosa, evitando di foraggiarla con il nostro denaro pulito. I soldi con i quali le mafie cominciano le proprie attività, puzzano di sangue, estorsioni, usura: portano con sé le lacrime di chi ha sofferto e di chi non è in grado di competere sul piano economico con la loro forza ed ha dovuto magari rinunciare a realizzarsi sul piano imprenditoriale; quindi nel momento in cui facciamo acquisti, usiamo la testa e non alimentiamo il circuito economico delle mafie!

Il Movimento “Contro le mafie” di Giugliano, pensa ad una manifestazione di protesta e sostegno concreto, nei Suoi confronti e verso quei magistrati più esposti, della Procura di Napoli.
Un provvedimento grottesco, quello che priva il personale amministrativo (non ultimi gli autisti), del pagamento dello straordinario; con il risultato – paradosso del rientro delle scorte entro le 18.15 in Procura ed i pm di prima linea costretti a tornarsene a casa privi di qualsiasi protezione, a piedi, piuttosto che in taxi. Bersagli mobili.
Ma dall’alto hanno detto che “mancano fondi”…
Questa è un’iniziativa che a noi da tanto coraggio e ci gratifica; quando vediamo che la gente comprende che noi lavoriamo solo per migliorare la realtà in cui viviamo, ci riempie di gioia.
E’ un motivo di grande incoraggiamento sapere che ci sono tante persone, tanti ragazzi, tanti giovani che ci credono, ci sono vicini ed apprezzano il nostro lavoro; non perché cerchiamo gli “applausi”: il nostro, è un lavoro che facciamo perché crediamo anche noi, fino in fondo, nella Giustizia; occorre che tutti prendano consapevolezza che la magistratura, unitamente alle forze dell’ordine compie un lavoro grandissimo nel contrasto alla criminalità, soprattutto per colpire al cuore il sistema mafie e le sue connivenze con il mondo imprenditoriale, economico e politico.
Noi siamo felici delle iniziative di scorta civica, ma non vogliamo mettere in pericolo anche la vostra vita; sarebbe però bello e certamente significativo il sostegno diretto a stimolare le Autorità preposte, il Governo, nel metterci in condizione di poter lavorare.
Sono tanti, i lavoratori socialmente utili, i cassaintegrati, che sono a casa con le mani in mano; se avessi qualcuno tra loro, ad esempio, nella mia segreteria che venisse qui ad aiutarmi a fare le fotocopie, potrei emettere più provvedimenti cautelari, arrestare più camorristi e certamente sequestrare più patrimoni!
Occorrerebbe un’azione continua di stimolo al Governo, perché è pur vero che siamo in un momento di crisi, ma ci sono persone pagate dallo Stato che sono confinati nelle proprie abitazioni, tanti uomini e donne ancora giovani, del tutto fermi.
Poi sono tanti gli sprechi, le spese inutili, nel nostro Paese: c’è altro, da tagliare; limitare i fondi alla Giustizia, significa di fatto impedire il funzionamento e della giustizia e della sicurezza, beni essenziali che lo Stato deve garantire ai cittadini. E paralizzare il Paese.
Occorre che le risorse umane ed economiche presenti che giacciono inutilizzate o destinate a scopi inutili, siano messe a disposizione dei servizi essenziali: Giustizia, Sicurezza, Scuola ed altri settori fondamentali.

Lei è innamorato, del suo lavoro. Un sogno, liberarci dalla presenza camorrista?
A me piace il mio lavoro, lo faccio con passione, con impegno.
Scelsi la sede quando fu ucciso Paolo Borsellino e questa è una cosa che ha segnato la mia carriera. Sono fiducioso, perché ho visto che si può fare, si può vincere la camorra, ma bisogna lavorare. Se si riesce a creare un circuito di sinergìa tra le persone che hanno paura e talvolta non denunciano per questo motivo, circondati dal sostegno e dalla protezione di tutti noi, “società civile”, possiamo farcela.
Anche in questo disgraziato territorio.

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