Lady in the city: Incontro con Paolo Siani

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio



Mi avvicino a Paolo Siani in punta di piedi.

Gli chiedo sussurrando se posso scattargli una foto.

Lui sorride ed io provo ad immaginare cosa stia pensando di me.

Mi fa cenno di sì, con la testa, mentre, seduto in disparte, ascolta Geppino Fiorenza introdurre la manifestazione.

Ma.. mi soffermo più del solito, prima di scattare.

Nell’obiettivo della mia reflex scorgo netta e distinta la figura di un bell’uomo dai capelli grigi, gli occhi piccoli di chi è miope, dietro le lenti grandi, poggiate sul naso.

Un’immagine che somiglia tremendamente all’idea con la quale ho un po’ giocato, in questi giorni, fantasticando su quale sarebbe stato l’aspetto di Giancarlo, oggi.

Già. Oggi.

Dott. Siani, quale, l’articolo che Giancarlo non ha mai scritto e quale scriverebbe, ora?

Domanda difficile, come difficile ne è la risposta.

Forse, avrebbe scritto la pagina di oggi su Il Mattino (giovedì 22 settembre 2011, ndr), quella che abbiamo curato e che ho scritto io, che non sono uno scrittore, né un giornalista (http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=163915&sez=NAPOLI ); avrebbe messo la sua intelligenza in questa manifestazione, avrebbe girato tra questi banchi, avrebbe fatto quello che sapeva fare: raccogliere le opinioni delle persone, gli umori.

Aveva una capacità, Giancarlo: stabilire un contatto con la gente con estrema facilità; riusciva a rapportarsi con tutti, dall’operaio al presidente del Tribunale.

Aveva questa dote.

Il contrasto alle mafie, parte dalla società civile.

Da quella stessa borghesia, che davanti a determinati episodi e situazioni, si è girata dall’altro lato e ha fatto finta di non vedere. Anche davanti alla camorra.

Questo è un territorio ambiguo, difficile.

Come racconta Carla Melazzini nel libro (“Insegnare al principe di Danimarca”, Sellerio editore, vincitore del Premio Siani 2011): qui sopravvivono “due città”, quelle che si incontrano, si incrociano, si evitano e poi fanno affari insieme. Certamente complicato, uscirne, da questo punto di vista. Ma c’è una speranza, affinchè la borghesia riassuma il suo ruolo e demarchi una chiara linea di differenzazione, tra “una città e l’altra”, facendosi portavoce di un messaggio chiaro di legalità, anche nei fatti.

Ricordo che Amato Lamberti scriveva che Napoli era per una parte europea, una delle più belle ed avanzate, e per l’altra, simile alle realtà del sud del mondo.

C’è bisogno che le due entità crescano, insieme: che la città europea si porti dietro l’altra, migliorandola. Ma per far questo, c’è bisogno del nostro impegno e non solo; occorrono macroprogetti di sviluppo che gli esperti del campo, sanno spiegare meglio di me.

C’è bisogno della nostra volontà, della nostra testimonianza, del nostro impegno.

Ma il resto, si gioca su “altri tavoli” ed in “altri posti”.

Conosciamo l’iter processuale che ha condotto alla condanna dei mandanti e degli esecutori materiali dell’omicidio di Giancarlo.

Il sospetto è che la regìa della sua uccisione vada ben oltre il sodalizio mafioso; che si avesse l’interesse a zittire Giancarlo che aveva scoperto “troppo”, come ancora accade a tanti Giornalisti di “prima linea”.

Questa domanda, dovrebbe farla al giudice D’Alterio.

Già so, come le risponderebbe: “c’è tutto, nella sentenza. Basta saperla leggere”.

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