Lady in the city: “Carcere a vita”

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

Il Tribunale di Napoli è un luogo buio, assolutamente poco accogliente, caotico, inquieto ed inquietante.
Gli esseri umani si abituano a qualsiasi condizione li circondi e l’oscurità di quell’edificio non mi ha mai impressionato più di tanto.
Varcare, salire, scendere, correre, entrare.
Quella sigaretta fumata dopo un caffè, prima di tutto, come per trovare calore nella Siberia.
Lì dove sono le carte, a parlare.
In questi giorni frenetici, che separano me ed i miei amici e compagni del Movimento “Contro le mafie” dall’arrivo di Don Luigi Ciotti a Giugliano, confesso di sentirmi sopraffatta da una sensazione di ansia fortissima; mi accompagna silenziosa, ma potente, dal risveglio alla notte, seguendomi perfino nei sogni.
“Libera” arriva a Giugliano con noi, con un biglietto di sola andata.
Ed è pensando alle responsabilità che verranno, che attraverso trafelata il corridoio delle aule di Corte d’Assise, giù al I livello del Palazzo di Giustizia, mercoledì scorso.
Un incontro con la morte e con la vita, di quelli che lasciano il segno.

Luca Cimminiello cade, condannato a morte, a 31 anni.
No. Non siamo in Texas, né in Liberia.
Luca Cimminiello, viene ucciso su ordine di un boss della camorra, tal Cesare Pagano “lo scissionista”, a Casavatore, paese in provincia di Napoli, il 2 febbraio 2010.
Movente? Perché “andava punito”: colpevole, dopo essere stato minacciato e picchiato, di essersi difeso prendendo a schiaffi il cognato del signor Pagano e di averlo mandato via dal suo negozio, dove svolgeva eccellentemente l’attività di tatuatore.
Luca è sempre stato estraneo alla realtà criminale e bravissimo, nel suo lavoro; così tanto, da suscitare l’invidia dei rivali camorristi.

A ben rifletterci, la vicenda avrebbe del kafkiano, se non corrispondesse così atrocemente a verità.

Mentre ascolto la requisitoria del pubblico ministero Gloria Sanseverino, penso che vorrei fermare il tempo e tornare a quel 1 febbraio di 2 anni fa; fantastico a lungo, immaginando di fermare il killer prima di quei colpi diretti al cuore.
Sarà perché in aula, dietro di me, sedute mano nella mano, ci sono le sorelle di Luca.
Donne di una dignità e di una fermezza che nella mia esperienza di vita, riconosco solo nella forza dei familiari di vittime innocenti delle mafie e della criminalità.
Quegli occhi che ti dicono tutto, quelle labbra che ti parlano, senza schiudersi.

La pm chiede l’ergastolo e l’isolamento diurno per il presunto esecutore materiale, Vincenzo Russo detto ‘o luongo.
Lo guardo attraverso le sbarre, detenuto in aula. Penso alla schiavitù, alla sudditanza, alla mancanza di orgoglio di questa gente, al perenne servizio di altri, cui lucidargli le scarpe ed agire a comando, come degli stupidi burattini.
Penso a cosa avrà avuto nella testa, il killer, quando ha deciso di obbedire.
“Sissignore, signorsì”.
Guardo le ragazze, sguardo fiero e testa alta, col cuore gonfio di dolore e mentre mi allontano dall’aula, taccuino alla mano, capisco la differenza tra la Libertà ed il carcere a vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *