Lady in the City: “A Giugliano bruciano le balle”

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

Sei milioni di tonnellate di balle, accatastate in una zona dove un tempo cresceva e prosperava la ricchezza di Giugliano, quelle mele annurche marchio di fabbrica di un territorio oggi affannato ed affamato.
Taverna del Re: discarica a cielo aperto.
Il ritorno a casa, da queste parti, porta con sé l’odore acre dei roghi tossici di immondizie, appiccati da ignoti un po’ ovunque, al fine di coprire ogni traccia di responsabilità, dello sversamento illecito.
Di quel che non va detto.
Che non va visto.
Rifiuti speciali e tossici invadono terreni e zone abitate, indiscriminatamente, nella Giugliano “Fortapàsc”, una delle roccaforti della camorra degli affari, privando gli abitanti ed ogni forma esistente, del diritto alla vita.
Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania, non perde occasione per smuovere le coscienze sopite, rassegnate, indifferenti. Ed è agli studenti giuglianesi, con i quali attraversa la zona rossa delle ecomafie, che si rivolge indignato: “qui, è il posto dove deve iniziare una bonifica, è stato detto che 200 pozzi d’acqua devono essere chiusi, perché sono ormai velenosi e non possono essere utilizzati per irrigare le colture: una notizia che dovrebbe far saltare tutti dalle sedie, ma nessuno ne parla. Ci sono verità che fanno male, davanti alle quali sono in troppi, a tacere. Ma voi dovete raccontare, non dovete far cadere il silenzio, su queste cose. Sono stati destinati 520 milioni di euro dallo Stato, per bonificare il territorio e ad ora non è stato mosso un dito; c’è terreno ormai perso, ma ce n’è tanto che può essere salvato. Le ecomafie, vi rubano il futuro: impediscono lo sviluppo”.
Oggi, la Giugliano dei Movimenti e delle Associazioni (dal Movimento antimafia “Contro le mafie”, all’Associazione “Spazio Aspasia”, Legambiente circolo Gea Giugliano-Qualiano, WWF Agro Aversano), di tutti i Comitati ambientalisti sorti per opporsi al massacro del territorio, per sensibilizzare, informare, denunciare e costruire ipotesi alternative di smaltimento dei rifiuti, su un Comune che non ha provveduto ad ora a far partire una seria raccolta differenziata, così come previsto dalla legge, scende in piazza, da sabato 22 ottobre – per tre fine settimana e ad oltranza, se necessario – al centro come in zona costiera, con un’iniziativa di raccolta firme e di sensibilizzazione, rivolta alla cittadinanza: banchetti informativi per spiegare cosa stia accadendo e per una raccolta firme finalizzata alla richiesta di una commissione di medici e tecnici “terzi ed imparziali” che analizzino il contenuto delle balle e riferiscano sugli effetti della combustione delle stesse, sulla cittadinanza residente e limitrofa alla città di Giugliano.
Ilaria Ascione, fotoreporter ed ambientalista di origine toscana (giuglianese d’adozione), tra gli autori e conduttori del programma webradio “Wrong”, trasmissione che dà voce al Movimento antimafia “Contro le mafie”, spiega così, i motivi della protesta: “La protesta nasce dall’aver preso coscienza che le persone preposte alla tutela del territorio e della salute dei cittadini a tutto si dedicano, tranne che a quello cui sono preposti. Conosciamo bene tutti gli interessi che ci sono dietro la costruzione di un inceneritore e sappiamo bene che quelle ecoballe contengono di tutto, da rifiuti tossici al “tal quale” urbano ed è impensabile pensare di smaltirle in quel modo. La nostra non sarà solo una protesta, ci sarà anche un’informazione dettagliata alla cittadinanza. Le persone non sanno, non sanno cosa significhi incenerire, non sanno cosa contengano quelle ecoballe. Con i miei colleghi della trasmissione Wrong stiamo andando in giro a intervistare le persone, ciò che risulta è l’ignoranza dei fatti più assoluta. L’inceneritore sarebbe solo la punta dell’iceberg. Questo territorio è martoriato! Davvero è difficile descrivere il terreno che cambia colore “umiliato” dai continui roghi e sversamenti di ogni cosa. Giro queste terre di continuo, i miei occhi vedono di tutto da amianto dato in fiamme a carcasse d’auto, da chilometri di indumenti intrisi di solventi a esalazioni che fuoriescono indisturbate dalle cave. Al centro di tutto questo c’è Taverna del Re: 366 campi di calcio pieni di ecoballe una sopra l’altra! Ripeto i miei occhi vedono di tutto ma non ho mai visto un controllo! Tutto accade indisturbatamente, tacito assenso! Spesso alcuni giornalisti mi chiedono di accompagnarli per documentare. Io ironicamente questi giri li chiamo “spazzatour”… il loro commento è sempre lo stesso: qui siete come se foste in guerra! E detto da chi, come inviato, in guerra c’è stato la dice lunga. Qui la vita, la natura, la bellezza sono continuamente violentate dalla meschinità umana e la cosa più assurda è che la maggior parte dell’altra Italia, quella che non è campana, sia convinta che la responsabilità sia solo dei campani. E’ che neanche la Giustizia riesce a districarsi attraverso gli interessi di pochi (vedi Cassiopea) e nel frattempo qui si coltiva, si produce, si vende con una quotazione di mercato nazionale pari alla metà per, invece, essere rivenduto in tutti i supermercati allo stesso valore di qualsiasi altro prodotto italiano. I contadini si lamentano, si piegano ma non parlano per paura di perdere l’unica fonte di sostentamento che hanno”.
La nota della Provincia di Napoli, datata 4 ottobre 2011, con la quale si chiede all’Assessore regionale all’Ambiente a convocare uno specifico tavolo politico-tecnico, è chiara.
Così come la messa in mora dell’Unione Europea all’Italia, in materia di rifiuti.
E’ il Ministro per le politiche comunitarie, Anna Maria Bernini, a richiamare l’attenzione dei governatori campani e ad indurli alla celerità, nella costruzione degli impianti cosiddetti “inceneritori”, così come previsto dalla legge 26/2010 (di conversione al D.L. 195/09).
Ed è in tal senso, che si esprime la Provincia di Napoli, come si evince nella nota su citata, individuante in zona Taverna del Re, a Giugliano, l’ubicazione possibile per la costruzione di un impianto di incenerimento delle balle stoccate nei Comuni di Giugliano e Villa Literno , forti del parere tecnico favorevole dell’ARPAC: “l’impianto di trattamento e smaltimento dei rifiuti in tal senso è riportato sia dalla Proposta di Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU) della Regione Campania, sia dal Piano d’Ambito per la Gestione dei Rifiuti della Provincia di Napoli. In particolare, nell’ambito del PRGRU al paragrafo 7.8.1, viene riferito che, all’esito di approfondite valutazioni tecniche, la migliore soluzione individuabile per il trattamento dei rifiuti tritovagliati ancora in stoccaggio provvisorio presso i siti di Taverna del Re sia costituita dal loro trattamento termico”.
“Follia” – ribatte il prof. Antonio Marfella, tossicologo ed oncologo presso l’Istituto Nazionale per la cura dei tumori “Fondazione G. Pascale” di Napoli.
“Quelle false eco balle non si possono né spacchettare, né bruciare, perché contengono rifiuti tossici al 30%; le eco balle non sono solo “non a norma”, ma sono ripiene di tutto e di più (scheletri di motorini, rifiuti e solventi tossici industriali, rifiuti speciali); le eco balle non si possono esportare: sarebbero , in quanto tossiche, rispedite al mittente. In Campania, i rifiuti non sono solo “urbani”, ma occorre considerare l’attività dei cosiddetti “evasori industriali”, che non smaltiscono correttamente; questi scarti industriali, sono molto spesso destinati ad essere inseriti nel ciclo normale dello smaltimento dei rifiuti, nella piena elusione dei controlli. Attraverso l’inceneritore, si corre il rischio di bruciare rifiuti speciali industriali ad elevatissima tossicità, aiutati dalla frazione urbana, che fungerebbe da combustibile, e ciò avrebbe conseguenze terribili sulla popolazione: dall’aumento dell’incidenza tumorale, in una zona già particolarmente afflitta, alle malformazioni neonatali. In Campania – terza “potenza” per incenerimento, in Italia, non si costruirebbe mai, un impianto nella media europea, in grado di bruciare 100/200 mila tonnellate di rifiuti; il calcolo è sempre sul doppio della portata, perché si dà per scontato l’ingresso di una frazione tossica dovuta al colossale inganno dello smaltimento dei rifiuti industriali”.
Già, eco balle che non si possono bruciare, perché non si sa cosa c’è dentro.

E il pensiero vola verso Terni, ad un’inchiesta della magistratura di tre anni fa, quando alcune balle campane, portate nella cittadina abruzzese per essere smaltite, si rivelarono radioattive e contaminarono l’inceneritore.
Ma Giugliano non tace. E lotta.
Anche contro un destino (forse) già scritto.
Per mai arrendersi.

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