La Terra dei fuochi diventa il soggetto per un cortometraggio

La Terra dei fuochi diventa il soggetto per un cortometraggio

La Terra dei fuochi diventa il soggetto per un cortometraggio diretto da Mimmo Morlando e scritto da Max Oliva. Rabbia e denuncia in 4 minuti e 48 secondi

La Terra del Silenzio” è un cortometraggio diretto da Mimmo Morlando e scritto da Max Oliva, già autore di altri progetti a sfondo sociale con lo scopo di risvegliare le coscienze, ora in merito alla violenza sulle donne, ora a proposito della donazione degli organi. Questa volta, però, tra i numerosi temi a sua disposizione, Max Oliva, attore, artista appassionato d’arte e anche personal trainer, ha scelto di occuparsi della Terra dei fuochi. Senza preamboli, senza mezzi termini, ma giungendo al cuore del tema stesso, conduce lo spettatore in quel luogo che è disperazione, voci mai ascoltate, morti senza possibilità di appello.

Quattro minuti e quarantotto secondi che parlano da sé, riuscendo a trasmettere quella rabbia e desiderio di rivalsa del loro autore e di quel popolo che chiede ancora una giustizia che tarda ad arrivare. Un male spietato e senza volto, un male che sembra non possa essere curato, un male che non lascia via di scampo, un mostro che diventa sempre più grande senza nessun eroe pronto a sconfiggerlo.

 

La Terra dei fuochi: il silenzio e l’omertà di chi pur potendo sceglie di restare ne “La Terra del Silenzio”

 

La Terra del Silenzio” dunque, può essere considerato come un’ arma contro l’indifferenza, il silenzio, l’omertà di coloro che, pur sapendo e pur potendo, nulla compiono almeno per far si che diminuisca quel numero che continua a crescere, quel numero che rappresenta i decessi per tumori nella Terra dei fuochi.

Non lasciateci morire nell’indifferenza”, queste le parole di chiusura del cortometraggio, queste le parole che mostrano una richiesta di aiuto, un bisogno, una necessità.

E, infine, le parole altamente esplicative del suo autore: “ Ormai, le morti generate dai tumori vengono concepite come una realtà normale, al pari di un incidente stradale e trovo che sia inammissibile,  almeno per me, non è normale che quel male abbia ucciso mio padre, tanti miei amici ed abbia colpito anche mia madre. Questo cortometraggio – che ha saputo conquistare anche la finale del “Napoli Film Festival” – è il canale attraverso il quale ho voluto far convergere il mio sfogo, la mia rabbia nei confronti di chi ha imposto alle nostre vite questo terribile destino. Affinché se ne parli, affinché si giunga a comprendere che morire di tumore non è e non deve essere normale.

 E, soprattutto, che non si tratta di un problema che investe solo chi lotta contro questo male, ma riguarda di tutti. […] Pertantomi auguro che si possa lavorare anche e soprattutto per rendere meno pesante e più indolore possibile l’iter che le persone malate di tumore e, di riflesso, i loro familiari, sono chiamati a percorrere e sostenere. Infine, desidero lanciare un messaggio a coloro che vivono accanto a persone che lottano contro questo male”.

La Terra del Silenzio, la Terra dei fuochi, la terra di chi ha bisogno che ci ridesti da quell’incubo che ha portato e continua a portare morti assurde, morti senza colpe, morti in una Terra maledetta dal silenzio e dall’omertà.

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