La storia triste di Pietro Puzone: oggi clochard, ieri campione con Maradona

L’ex calciatore del Napoli, Pietro Puzone, vive in miseria per le strade di Acerra.

Pietro Puzone è stato campione d’Italia con il Napoli nel 1987. Compagno di squadra e grande amico di Diego Armando Maradona. Fu lui a organizzare una ormai famosa partita di calcio ad Acerra, alla quale il campione argentino volle a tutti i costi partecipare, nonostante il parere negativo della società. Oggi Pietro Puzone vive per strada, in miseria. A segnalare la sua vicenda umana è stato un ascoltatore de La Radiazza, trasmissione in onda su Radio Marte, che ha scritto al conduttore, Gianni Simioli: “Pietro versa in condizioni disumane: è diventato un clochard, dorme sulle panchine e, probabilmente, è malato. Abbiamo segnalato al sindaco questa situazione, ma nessuno è intervenuto”. Ad accompagnare queste parole, anche un video che mostra lo stesso ex calciatore del Napoli in questa fase estremamente delicata della sua vita.

Il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, intervenendo anche lui in trasmissione in collegamento telefonico, ha voluto smentire, però, le accuse di indifferenza da parte dell’Amministrazione comunale. “Ce ne siamo occupati già a maggio, in piena emergenza Covid. Io stesso notai l’ex calciatore su una panchina, mentre passavo con l’auto, e lo feci avvicinare dal mio autista. Era insieme ad altre due persone, che erano nelle sue stesse condizioni, e solo una di loro ha accettato di essere aiutata. Invece con Pietro siamo riusciti un paio di volte a fargli fare una doccia e a fargli indossare vestiti puliti per consentirgli di recarsi al Sert in condizioni decenti, ma purtroppo il colloquio con i dottori non è andato bene”.

“Proprio ieri – ha aggiunto il primo cittadino – lo abbiamo accompagnato in comunità dove inizierà la cura per uscire dal tunnel in cui è finito. Credo che per aiutarlo sarebbe utile che personaggi che hanno vissuto con lui l’epoca del Napoli di Maradona lo agganciassero e facessero da stimolo per fargli capire che lui è ancora qualcuno e che deve farsi aiutare”.

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