La rivoluzione delle “veline” nei programmi di calcio

LADY WINTERLady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

 

Mi capita spesso, di fare zapping, la sera, stesa sul mio comodissimo divano in salone.
Da appassionata di cinema – lo ammetto – l’occhio cade quasi sempre su quel canale interamente dedicato a questa Arte, ma nell’attesa che il film scelto abbia inizio, mi diverto a vagabondare fra i programmi ed è così, che fra sceneggiate e trasmissioni (per di, con), su il cibo e la cucina, reality shows vari e i miei amati documentari, giungo infine a schiacciare quel pulsante magico, in grado di aprirmi una porta che si riesce a chiudere a fatica (poi).
Scenografie e pubblico a parte, ti rendi conto di “essere finita dove sei finita” dalle urla furiose che raggiungono il tuo orecchio anche tenendo il volume basso, bassissimo.
Una trasmissione sul calcio. Sul calcio Napoli.
E de Laurentiis che non vuole “cacciare denari”; e la squadra non ha una difesa coi fiocchi; e le vecchie glorie che ricordano i tempi che furono…
Quando ad un certo punto, la telecamera inquadra dall’unghia del dito piccolo del piede sinistro, fino all’ultimo capello, passando per “tanto altro” una bella ragazza, che per tutta risposta, risponde alla radiografia (quasi comprensiva di visita ginecologica), con un ammiccante sorriso comprensivo di bacio ed occhiolino, salutando i telespettatori.
Altro giro di opinioni.
E Cannavaro sì, Cannavaro no; e “Maradona è meglio ‘e Pelè”; e gli applausi pilotati; e “Mazzarri ha sempre fatto schifo, è Benitez, l’allenatore di cui avevamo bisogno”; e giù una risata; e Cavani è un traditore; e la pubblicità…
Che… silenzio! Arriva il suo momento.
Il commento più intelligente di tutti. Quello che sarebbe valso l’intero spettacolo, pronunciato da lei, la bella ragazza in minigonna.
“Finalmente!” – mi dico, guardando l’orologio (che il film mi sta sempre aspettando) – “Mi sembra un’ottimo spunto, un’ottima domanda!”.
Macchè.
Chi le ride apertamente in faccia, chi la sommerge di “ma no, ma non è così”, chi bisbiglia qualcosa all’orecchio del vicino di sedia, scrutandola peggio dell’inquadratura di poco prima, ma con la lingua penzoloni.
Una donna, in una trasmissione di calcio.
Vale a dire: “quanto più bona e più cretina sei, più ci interessi. Vuoi parlare? Ti vuoi esprimere? Limitati alle moine, divarica poco poco le gambe alle telecamere e zitta, che con le tue parole noi ci facciamo la birra. Agli spettatori di una trasmissione di calcio interessa il calcio. Tu sei un piacevole, ghiotto contorno e basta”.
E mentre cambio canale, che il film è cominciato, chiudo gli occhi e sogno la rivoluzione.
Quella delle ragazze belle e con la testa, che a colpi di tacco 12 – dopo aver studiato dal miglior Jackie Chan – mandano tutti quei vecchi bacucchi a quel paese, almeno il tempo di strappare loro il microfono e condurre la trasmissione in modo intelligente, come vogliono e come pensano loro. Finalmente libere, lontano da quel ruolo che le hanno affidato un gruppo di stupidi maschi che non servono (o non servono più), nemmeno per lavare il pavimento di casa mia.

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