La riscoperta dell’Inno di Mameli

di Vincenzo Vacca

Credo che mai come adesso, in tutta la storia unitaria del  nostro Paese,  sia stato cantato o fatto ascoltare l’Inno di Mameli, il nostro inno nazionale. In tanti luoghi lo abbiamo sentito cantare: nei condomini, negli ospedali, lanciato dagli altoparlanti delle autovetture delle Forze di polizia. Una vera e propria riscoperta del valore emotivo, e in forma minore, di quello storico. In queste settimane drammatiche, durante le quali, le inquietanti notizie sui numeri sempre più elevati dei contagiati da covid 19, sulle migliaia di morti causati da questa terribile pandemia, abbiamo dato valore alla nostra identità nazionale. Una identità nazionale vissuta e sentita non come arroccamento su una presunta e non meglio precisata “italianità”, ma un rilancio di uno spirito comunitario nazionale, basato sulla solidarietà nei confronti di chi soffre e che è a rischio della propria vita.
Incentrato anche sulla solidarietà verso coloro che stanno “in trincea“: i medici e i paramedici che stanno pagando un prezzo altissimo per la loro abnegazione. Cantare o ascoltare il nostro inno nazionale, in qualche modo, ci consola. Inietta una dose di speranza volta al superamento di questa inedita fase drammatica del tempo che ci tocca vivere ed affrontare. Certamente ha un aspetto retorico, ma la retorica è solo un aspetto,  non spiega in modo esauriente e convincente tutto ciò. Il cantare frequentemente l’inno nazionale in modo diffuso rappresenta  la consapevolezza di essere, ognuno di noi, parte di una comunità,  che riusciremo a sconfiggere il coronavirus, o almeno a limitare le nefaste conseguenze, solo nella misura in cui lo faremo collettivamente. Una prova evidente di questo nuovo, e per molti aspetti, sorprendente sentire sta nel rispetto da parte della stragrande maggioranza del Paese dei provvedimenti restrittivi di “confinamento” che il Governo è  stato necessitato a emettere.
Il rispetto diffuso di una norma non si verifica solo sul timore della sanzione che si riceverebbe in caso di violazione. Una comunità così vasta aderisce nella sua quasi totalità ad un precetto, perché ne assume fino in fondo lo scopo ultimo. In questo caso: arginare i contagi di questo sconosciuto virus. Ma penso che l’osservanza del divieto di uscire da casa sia scaturito da un ritrovato orgoglio di italiani. Un desiderio di smentire una idea, secondo la quale, l’italiano tende ad aggirare le norme, secondo la massima: la legge per i nemici si applica, mentre per gli amici si interpreta. Ed espressione di questo ritrovato orgoglio nazionale, di questo neopatriottismo, sta nella voglia di ascoltare o cantare l’inno di Mameli. L’inno che ci ricorda che siamo figli di una grande storia e che possiamo trovare la forza di superare il dramma che stiamo vivendo attingendo dall’esempio di chi ci ha preceduto. Dalle generazioni che hanno fatto l’Italia,  da quelle che hanno vissuto le due  guerre mondiali, o ancora, da chi ha preso parte alla Resistenza, ha combattuto il terrorismo, etc.. Inoltre,  mi piace pensare che, nell’immaginario collettivo, vogliamo dimostrare di non essere secondi a nessun altro Paese nell’affrontare il covid 19. Infine, volevo introdurre un altro elemento di riflessione.
All’inizio di questa brutta storia, era opinione diffusa che non saremmo riusciti a fare le stesse cose della Cina, il primo Paese colpito dal virus, perché in Cina vige una dittatura e, come tale, sarebbe stata più attrezzata a far rispettare i pesanti e prolungati impedimenti. In queste settimane è sotto gli occhi di tutti una plateale smentita di una presunta maggiore efficienza delle dittature rispetto alle democrazie, quando si vive una emergenza. Anzi, una libera informazione sensibilizza in modo più efficace in ordine al miglior comportamento da assumere da parte della popolazione. Sviluppa un maggiore senso di responsabilità. La questione vera è come non far disperdere tutto ciò, una volta superata l’emergenza sanitaria. Il positivo spirito comunitario che ho provato a descrivere sarà ancora necessario per l’emergenza economica, conseguenza di quella sanitaria. Ma avremo modo di tornarci.

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