La parola di un camorrista, è sempre la parola di un camorrista

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Rubrica di Eliana Iuorio

Ne ho scritto con rabbia, attraverso il mezzo facebook, questo mercoledì.
Cosa?
Andiamo con ordine.
Da alcuni mesi, imperversa sulle reti televisive locali – con spazio anche su quelle nazionali – un certo signore di nome Schiavone Carmine, professione camorrista, appartenente al famigerato clan dei casalesi (di quelli che con la complicità di imprenditori senza scrupoli hanno sversato ogni rifiuto tossico e nocivo possibile sulla nostra terra), un tempo collaboratore di giustizia e da un po’ fuori dal programma di protezione.
Un vulcaniano come il capitano Spock, se fosse proiettato con il teletrasporto nella nostra realtà, credo che a queste mie parole avrebbe un infarto.
Camorrista, collaboratore di giustizia, colpevole in concorso dello sversamento di rifiuti tossici……  attenzionato dai media???
“Ma stiamo scherzando?” – esclamerebbe il Nostro, prima di perdere i sensi –
E invece, miei carissimi lettori, è proprio così.
Il sig. Schiavone Carmine, di professione camorrista, non solo viene accolto ed inseguito da giornalisti assetati di notizie, ma addirittura, in queste lunghe interviste come confessionali (stiamo parlando di un collaboratore che è stato ascoltato e riascoltato dalla Procura, al tempo) riferisce che l’affaire ecomafie sia molto più grave di quel che si pensa e che egli stesso sarebbe vittima di un complotto fra Stato e Magistratura, che non avrebbero dato seguito alle sue dichiarazioni.
Poco importa, che quel che afferma lo Schiavone non corrisponda al vero, come pure riferisce l’attuale Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti a Dario del Porto, per Repubblica, il 16 novembre 2013: “All’epoca, e anche precedentemente, furono svolte indagini approfondite, ma non mi risulta che siano state trovate scorie radioattive. Sono stati rinvenuti invece altri tipi di sversamento, ad esempio nel 2007 dopo le indicazioni di Gaetano Vassallo e più di recente dopo le dichiarazioni di altri collaboratori“; poco importa, se dai verbali dell’audizione secretata dalla Camera dei Deputati e resi nel 1997 alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, non risulti nulla di nuovo, ai magistrati che indagarono e non trovarono conferme in quel che il collaboratore  dichiarò.
Importa che un Paese intero, scopre l’acqua calda grazie all’intervento televisivo di un camorrista che non serve a nulla: nè alla camorra, nè allo Stato, avendo dichiarato cose che non hanno trovato riscontro.
Ora.
Se questo individuo, dopo aver mentito allo Stato, durante una delle tante inutili interviste, si permette di insinuare con arroganza e presunzione, che uno dei Magistrati di punta del nostro Paese, il Dott. Raffaele Cantone, all’epoca dei fatti in forza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, “non abbia fatto un cavolo per 7 anni“… consentitemi… da cittadina attiva ed attenta, da concittadina del Magistrato, da presidente di un’associazione antimafia che è nata a Giugliano in Campania (“Contro le mafie”), da avvocato del Foro di Napoli, da persona che conosce bene l’attività del Dott. Cantone, non posso che indignarmi profondamente, davanti a queste accuse prive di fondamento e del tutto pretestuose ed ingiuriose, nei confronti di un Magistrato che con abnegazione ha dedicato la propria esistenza all’antimafia, sacrificando la propria vita, la propria sicurezza, la propria libertà per i fini della Giustizia e di tutela di tutti noi cittadini.
E’ per questo, che scrivo questo post, quest’oggi.
Per mostrare tutta la mia vicinanza al Magistrato ed Uomo Raffaele Cantone.
E per ricordare a chi legge ed ascolta, che la parola di un camorrista, è sempre la parola di un camorrista.

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