La “nuova” Resto al Sud: un importante sostegno per la nascita di attività imprenditoriali

La misura prevede aiuti sotto forma di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per l’avvio di attività imprenditoriali nelle regioni meridionali e nelle aree del cratere sismico del Centro Italia.

di Francesco Marchionibus.

Il programma “Resto al Sud” è stato istituito più di tre anni fa con il D.L. 91/2017, che contiene una serie di interventi varati per favorire l’imprenditoria giovanile e la crescita economica del Mezzogiorno.

La misura, che con una serie di provvedimenti successivi ha visto ampliata la platea dei beneficiari rispetto a quella prevista inizialmente, prevede aiuti sotto forma di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per l’avvio di attività imprenditoriali nelle regioni meridionali e nelle aree del cratere sismico del Centro Italia.

L’incentivo è destinato a chi ha un’età compresa tra i 18 e i 45 anni e finanzia le nuove attività produttive nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura, nel settore del turismo, le attività di fornitura di servizi alle imprese e alle persone, nonché le attività libero professionali. Sono invece escluse le attività agricole e il commercio.

Le spese finanziate sono quelle relative agli interventi di ristrutturazione dei beni immobili (nel limite del 30% dell’investimento complessivo), di acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi, di programmi informatici e servizi per le tecnologie, e le altre spese utili per l’avvio delle attività (nel limite del 20% dell’investimento complessivo).

La Resto al Sud, gestita da Invitalia (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del Ministero dell’Economia) copre il 100% delle spese previste: le ditte individuali e le attività professionali svolte in forma individuale vengono finanziate con un massimale di spesa di 60.000 euro (importo così elevato dal recente Decreto Rilancio); le forme societarie con un massimale di 50.000 euro a socio, con un importo massimo di 200.000 euro complessivi per quattro soci.

Il 50% della somma finanziata viene concessa a fondo perduto, la parte restante con un finanziamento bancario concesso da uno degli istituti di credito aderenti alla convenzione tra Invitalia e ABI che va restituito in otto anni; gli interessi sul finanziamento bancario vengono interamente coperti da Invitalia.

Per far fronte alle ripercussioni economiche determinate dall’emergenza covid-19, ed alla conseguente possibile crisi di liquidità, il Decreto Rilancio dello scorso maggio ha previsto un ulteriore contributo a fondo perduto per le attività beneficiarie della Resto al Sud: 15.000 euro per le attività svolte in forma individuale e 10.000 euro per ogni socio, con un massimo di 40.000 euro, per le società. Condizioni per usufruire dell’ulteriore contributo sono il completamento del programma di spesa, il possesso dei requisiti attestanti il corretto utilizzo delle agevolazioni e la puntualità nella restituzione delle rate del finanziamento.

Siamo dunque di fronte ad una misura che, soprattutto in una fase storica come quella che stiamo vivendo, può rappresentare per i giovani imprenditori e professionisti delle aree più in difficoltà del Paese uno strumento importantissimo per avviare le proprie attività.

Con il Dr. Paolo De Rosa, responsabile per la Campania del coordinamento della ASSIMEA, Associazione Italiana delle Imprese, parliamo degli aspetti pratici dell’accesso alla Resto al Sud.

Dr. De Rosa, la prima domanda che le pongo è quella che probabilmente si fanno subito tutti coloro che sono interessati a questa opportunità: in cosa consiste e come si presenta la domanda per accedere alla Resto al Sud ?

Resto al Sud è uno strumento molto importante per ribaltare la percezione di fare impresa nel Meridione: da privilegio per pochi soggetti a sogno possibile per tanti giovani e start up.

Diciamo subito che parliamo di una misura di sostegno che ha permesso di avviare, lo scorso anno, oltre 2500 attività e creare circa 10mila posti di lavoro.

La domanda si presenta esclusivamente online, sul sito www.invitalia.it. In particolare, occorre compilare online il progetto imprenditoriale e la documentazione da allegare, utilizzando la modulistica presente sul sito.

E’ necessario registrarsi sulla piattaforma dedicata e disporre della firma digitale e di un indirizzo pec.

Per le domande presentate viene formata una graduatoria in base all’ordine cronologico di arrivo ?

Le proposte sono esaminate rigorosamente secondo l’ordine cronologico di presentazione senza alcuna graduatoria ma, ripeto, solo in ordine di presentazione della domanda a sportello.

Quali sono allora i criteri di valutazione seguiti da Invitalia nell’esame dei progetti presentati ?

Sono finanziate solo le pratiche in regola con i requisiti previsti dalla normativa vigente e che contengano un progetto di impresa valido e sostenibile, tenendo conto della adeguatezza delle competenze dei richiedenti rispetto alle attività previste nel progetto.

In questo senso è previsto anche un colloquio con i richiedenti per approfondire i vari aspetti del progetto imprenditoriale.

Tutto l’iter di approvazione è gestito in maniera trasparente attraverso procedure completamente digitalizzate.

Un’altra questione che spesso risulta decisiva per i soggetti potenzialmente interessati alle agevolazioni: quali sono i tempi medi e le modalità di erogazione delle agevolazioni ?

Le domande vengono valutate entro 60 giorni dalla presentazione, e l’erogazione del finanziamento bancario avviene subito dopo l’ammissione all’agevolazione.

I contributi a fondo perduto vengono erogati gradualmente, per SAL (Stati di Avanzamento Lavori): solitamente i tempi di erogazione sono di 30 giorni dalla data di ricezione di tutta la documentazione.

Attenzione: per avere diritto alla prima tranche del fondo perduto deve essere stato già erogato il finanziamento bancario e deve essere stato realizzato almeno il 50% del progetto.

L’erogazione delle somme finali a saldo viene effettuata a seguito di un sopralluogo per verificare gli investimenti realizzati e le spese sostenute.

Per concludere la nostra chiacchierata: l’Assimea ha come scopo principale quello di sostenere le piccole e medie aziende italiane nel loro processo di sviluppo e di crescita: dal suo punto di osservazione, quanto può essere importante la Resto al Sud per favorire lo sviluppo e la crescita di imprese e professionisti del Sud Italia ?
La finanza agevolata è uno strumento che permette di promuovere lo sviluppo socio-economico delle zone meno sviluppate, superando gli squilibri territoriali, e in questo senso Resto al Sud è un programma importante per la crescita e lo sviluppo di lavoratori autonomi e piccole e medie imprese del Meridione che, altrimenti, non vedrebbero mai la luce: attualmente rappresenta il “pilastro” della finanza agevolata per il Mezzogiorno d’Italia.

Il fenomeno della globalizzazione obbliga le imprese del territorio a confrontarsi con mercati sempre più ampi e aperti, con un livello di concorrenza elevato, in cui giocano un ruolo fondamentale le innovazioni tecnologiche: per le imprese locali, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, per poter affrontare tali sfide a livello nazionale ed internazionale, risultano determinanti gli strumenti di finanziamento messi a disposizione dalla Pubblica Amministrazione.

Resto al Sud rappresenta un’importante via d’uscita dalla stagnazione del mercato finanziario e uno strumento imprescindibile per incoraggiare lo sviluppo economico-sociale e superare gli squilibri territoriali specialmente in questa fase storica.

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