La Germania inizia il semestre della Presidenza del Consiglio dell’UE: quali prospettive per l’Europa?

In un momento così delicato per l’Europa, questa presidenza assume un ruolo ancor più significativo.

Dal 1 luglio ha preso avvio la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea della Germania. La presidenza è esercitata a turno dagli Stati membri dell’Unione ogni sei mesi. Durante ciascun semestre, il Presidente di turno ha il compito di dirigere le riunioni a tutti i livelli nell’ambito del Consiglio, contribuendo a garantire la continuità dei lavori dell’UE in seno al Consiglio.

In un momento così delicato per l’Europa, come per il resto del mondo – segnato dalla graduale uscita dalla chiusura dovuta alla pandemia sanitaria, che ha già mostrato serie ricadute sui sistemi economici degli stati – questa presidenza assume un ruolo ancor più significativo, specie considerati gli atteggiamenti precedentemente assunti dalla Germania nei confronti di numerosi Stati europei che abbiano palesato difficoltà di natura economica.

Ma di là dalle pure contrastanti visioni sull’opportunità che fosse proprio la Germania ad assumere la presidenza di turno in una fase molto delicata, in cui è necessario seguire una linea di stimolo all’economia anche con strumenti nuovi ed innovativi che consentano l’immissione di capitali freschi in un sistema in forte crisi per il blocco della produzione industriale e dei consumi dovuto al COVID 19, sarà necessario comprendere lungo quali direttrici si muoverà la Cancelliera tedesca nel suo nuovo ruolo.

In primo luogo devono individuarsi le azioni che intende portare avanti la Germania. La domanda non è scontata, data anche la posizione dell’Italia rispetto alla scelta degli strumenti a sostegno delle economie degli stati membri nel periodo post Covid che, come emerge dal dibattito di questo periodo, non è sempre in linea con il pensiero di taluni altri Stati membri.

Le priorità della presidenza tedesca sono ispirate al motto diffuso negli ultimi tempi “Insieme per la ripresa dell’Europa” e devono affrontare numerose sfide che vanno dal rilancio dell’Unione stessa (sottoposta a forte stress di resistenza nel corso della pandemia per il modus agendi dei Paesi che hanno provocato attrito con numerosi altri stati al momento della decisione in ordine al piano di aiuti all’economia), alla gestione della crisi economica che evidentemente è in atto e si acuirà a breve con il taglio di numerosi posti di lavoro, alla Brexit che dovrà essere gestita in un clima complicato anche dalle conseguenze della pandemia che impongono ora un approccio diverso alla questione.

Per affrontare queste sfide cruciali il programma della presidenza è stato incentrato su sei settori principali:
-superare le conseguenze della crisi del coronavirus per una ripresa economica e sociale a lungo termine;
-un’Europa più solida e innovativa;
-un’Europa equa;
-un’Europa sostenibile;
-un’Europa della sicurezza e dei valori comuni;
-un’Europa forte nel mondo.

Si tratta certamente di principi cardine di un nuovo corso dell’Unione Europea che dovranno scontrarsi comunque con numerose divergenze sulle quali dovrà trovare una posizione di equilibrio la Cancelliera Merkel. Da un lato sulla Brexit la linea europea può trovare tutti concordi nel far sì che la Gran Bretagna si assuma le conseguenze delle scelte e delle politiche dettate dal premier attuale; invece sulle questioni interne e di natura economica lo scontro rischia di essere ben più forte. Ciò in ragione del fatto che alcune nazioni, come l’Italia, richiedono una maggiore flessibilità di pensiero nella gestione delle risorse, mentre altri pretendono l’utilizzo del MES alle condizioni a suo tempo previste per affrontare però crisi economiche derivanti anche da mala gestio delle risorse pubbliche e con questo provocando un forte attrito con chi oggi necessita di avere maggiore flusso di capitale fresco per rilanciare un’economia duramente provata dalla pandemia.

Allo stesso modo anche la posizione in politica estera non sarà facile da gestire soprattutto con riferimento ai rapporti con USA (allo stato intenzionati a “sganciarsi” dall’Europa anche militarmente con il ritiro di oltre 9mila uomini), Cina (potenza di grande peso nelle questioni economiche mondiali) e Russia (in ragione della sussistenza attuale delle sanzioni nei suoi confronti che certamente non favoriscono il dialogo).

Ecco il perché dell’importanza del programma del semestre che in seguito dovrà essere proseguito da paesi che hanno un peso politico diverso dalla Germania quali Portogallo e Slovenia.

Si ricorda, infatti, che gli Stati membri che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre. Questo sistema è stato introdotto dal trattato di Lisbona nel 2009. Il trio fissa obiettivi a lungo termine e prepara un programma comune che stabilisce i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio in un periodo di 18 mesi. Sulla base di tale programma, ciascuno dei tre paesi prepara un proprio programma semestrale più dettagliato.

Dal documento diffuso dalla Cancelliera tedesca si apprende che la sua presidenza del Consiglio dell’UE si concentrerà direttamente sul superamento della pandemia di COVID-19, lottando contro la diffusione del virus, sostenendo l’economia europea per la ripresa e rafforzando la coesione sociale in Europa. A tale scopo, la Germania è impegnata a favore di un’azione comune approvata, della solidarietà europea e dei valori comuni.

Non è passata inosservata la circostanza che la Germania presiede un semestre europeo avendo a capo della Commissione un esponente politico tedesco: Ursula von der Leyen. Ciò è successo in passato una sola volta, con il primo e l’ultimo presidente della Commissione tedesco Walter Hallstein nel 1958, quando la stessa Commissione fu fondata.

Questo da un lato potrà favorire una maggior collaborazione, ma nel contempo potrebbe rappresentare un problema se la Commissione non intervenisse ove necessario abdicando a quel ruolo di guida della politica comune europea che le spetta.

Il nostro Paese in questo scenario è quello che ha subito una ricaduta maggiore in termini di vite umane, lockdown e crisi economica dalla pandemia. Proprio la crisi italiana ha spinto la Germania a riconsiderare alcune posizioni sui sistemi degli aiuti per gli stati membri dell’UE, come il MES rispetto al Recovery Fund, proposto dall’Italia.

Ma la questione è ancora aperta e su di essa si dibatterà a lungo in seno all’Unione nei prossimi mesi.

Fonte meritocrazia.eu (di Maryna Vahabava)

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