La filosofia di Valeria Solarino, tra le protagoniste del Vasto Film Festival 2012

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

Strindberg l’avrebbe voluta esattamente così, la sua “Signorina Giulia” (Fröken Julie, il titolo originale): decisa, intelligente e bellissima, come Valeria Solarino.
La incontro nella hall del più prestigioso hotel di Vasto (Ch), in attesa di presentarsi ai colleghi della stampa per “L’aperitivo con le dive”, tappa che precede l’appuntamento serale per il Vasto Film Festival, la kermesse di cinema per il cinema, giunta alla 17^ edizione.
Sorride, Valeria, mentre racconta della Sicilia di suo padre e dei suoi nonni materni, della città che l’ha vista bambina (Torino) e di quella che l’ha accolta, per lavoro e per amore, da quattro anni (Roma).
Più l’ascolto, più penso che i giornalisti di gossip nulla ne caverebbero, da un appostamento sotto casa sua. Ecco, quale sensazione mi trasmette, questa artista tutta italiana: trasparenza.
Le dico che tra tutte quelle che l’hanno vista protagonista, la pellicola che maggiormente mi ha lasciato il segno, è datata 2007:”Signorina Effe”, di Wilma Labate. Lei sorride e abbassa la testa: “grazie”.

 

 

Valeria Solarino posa per Lady in the City_Vasto Film Festival 2012
Valeria Solarino posa per Lady in the City_Vasto Film Festival 2012

 

Un film sceneggiato su un documentario. Gli anni ’80 delle lacche e del fluo, dei paninari e dei Duran, assolutamente lontani. La macchina da presa coglie sguardi e pensieri di Valeria ad ogni battuta, mentre va in scena il dramma delle rivendicazioni degli operai della Fiat, in sciopero dopo l’annuncio del licenziamento in tronco di 15.000 lavoratori: 35 giorni in cui a nessuno, sarà consentito varcare la soglia dello stabilimento di Torino.

Valeria torna alla Sicilia, ricordando i giorni trascorsi a Favignana, per girare “Viola di mare”, diretta da Donatella Maiorca. Confessa di amare profondamente, quel film:”Una storia d’amore assoluta tra due persone. Quando si parla d’amore, quello vero, di passione vera, sarebbe bello se riuscissimo a soffermarci sull’anima delle persone e non sul sesso delle stesse. Questo film è un inno alla libertà di amare, ecco”.
Valeria, che nella trascorsa stagione teatrale ha interpretato il ruolo della signorina Giulia, del testo di Strindberg, accenna ad un prossimo progetto artistico, allo stato ancora oggetto di valutazione: “Si vedrà” – commenta –
L’autista è pronto, lo staff la attende per recarsi all’appuntamento fissato per la stampa. Posso rapirla solo per un’ultima domanda, da rivolgerle in questa chiacchierata tranquilla, trascorsa tra sorrisi e riflessioni profonde.
“Credi che noi donne abbiamo sbagliato qualcosa, durante il nostro cammino di emancipazione?” – poggio il taccuino e la Moleskine su un tavolino basso, alla mia destra, le avvicino l’i-Phone, modalità rec “on”: “Il simbolo di questo Festival, per questa edizione è – hai visto? – proprio una donna e lo slogan invita tutti ad una rinascita. E’ proprio a questo, che dovremmo puntare, ad una rinascita nella mentalità. Gli uomini non si sentono contrapposti a noi donne; dovremmo imparare a far lo stesso. Non più “donna” contro “uomo” (utilizzando quest’ultimo come “metro di paragone”), ma “donna” e “uomo”. Due generi diversi, che vivano la bellezza del proprio genere e che si rispettino l’un l’altro, ma non tentino di fare a gara tra loro”.
L’occhiata di intesa che ne è seguita, il registratore, non era in grado di immortalarla.

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