La cultura non si commissaria. Dopo gli scavi di Pompei il Teatro San Carlo

L’editoriale di Tonino Scala per Road tv Italia

di Tonino Scala

Tanto tuonò che piovve. Così come aveva annunciato nei  giorni scorsi, Michele Lignola, attuale direttore generale di Confindustria a Napoli, è stato nominato dal ministro Massimo Bray nuovo commissario del teatro San Carlo di Napoli. Mi dispiace e tanto; non per il nome che in questo momento c’entra ben poco. La questione è molto più complessa, il commissariamento ha un significato ben preciso: riduzione dei salari, forme subdole di controllo ed esternalizzazioni etc etc. Questo provvedimento di fatto lede la dignità e l’orgoglio di un teatro che è patrimonio dell’umanità. Dopo il bel gesto fatto nelle scorse settimane dal ministro Bray che ha ridato dignità e prospettato, dopo anni di disinteresse, un futuro per la Reggia di Carditello, non mi aspettavo una soluzione  di questo tipo. Vero, ha ragione Luigi De Magistris il sindaco di Napoli, la cultura non si commissaria, ma il tema non è solo questo.

Questo provvedimento rientra in una logica già vista, la logica dei commissari che hanno se non distrutto, ma di sicuro complicato la nostra terra, rendendo cronici i problemi. Chi non ricorda il commissariamento dei rifiuti, chi non ricorda quello degli scavi di Pompei, chi non ricorda i disastri creati, i carrozzoni messi in piedi. Non è così che si affrontano e risolvono le questioni che pur ci sono e vanno risolte. La domanda sorge spontanea: a quando il commissariamento dell’aria che respiriamo? Forse è arrivato il momento di smetterla con questa prassi, ormai tristemente consolidata, che finisce per creare per ogni emergenza, dissesto, problema dei megacarrozzoni mostruosi e inutili che si celano dietro il nome di “commissariamento”. L’esperienza pregressa non ha insegnato nulla. Purtroppo. Il decreto del Consiglio dei Ministri di queste ore, è l´ennesima prova che non si vogliono risolvere sul serio i problemi. I rifiuti, gli scavi di Pompei, il dissesto idrogeologico, le frane di Sarno e Bracigliano e Quindici, l’emergenza Sarno, e chi più ne ha più ne metta, sono stati tutti sotto una gestione commissariale. Ciò ha  dimostrato la non volontà politica di affrontare le questioni, utilizzando i disastri solo per metter in piedi nuovi carrozzoni politici-clientelari.

Mi auguro che per questa vicenda non sia così, ma ho dei forti dubbi in merito.  Basti pensare a quello che ha creato il commissariamento della sanità ingiusto e indegno. Oltre il danno pure la beffa. Il danno perché esiste una disparità fra regioni che vede penalizzata la Campania rispetto alle regioni del nord in quanto nel riparto nazionale, per la sanità ha assegnato meno fondi; la beffa, perché questa regione da anni per colmare il “buco” e rientrare dal deficit dovuto oltre che a una pessima gestione della sanità per il passato, a un’innegabile carenza di fondi, da tempo aumenta Irap e Irpef. In poche parole i cittadini non solo subiscono i danni provocati dal deficit sanitario che spesso li priva dei servizi essenziali, ma devono anche pagare l’ingiusta gabella. Lo Stato è debitore nei confronti della Regione Campania di quasi due miliardi di euro e sono soldi dei cittadini campani. Il commissariamento è un atto ignobile, oserei dire razzista nei confronti dei cittadini campani: sei milioni di cittadini devono contribuire a pagare errori non loro senza nemmeno ricevere servizi. Il diritto alla salute non si può considerare solo sotto l’aspetto economico. Ripianare il deficit sanitario per la Campania è un imperativo categorico. Ma evitare tagli e penalizzazioni da parte del Governo centrale è altrettanto categorico perché dietro ogni taglio c’è un servizio in meno per utenti di una regione, come la nostra, già fin troppo bistrattata. La sanità è solo uno dei temi in campo se volessimo parlare dei rifiuti servirebbe un libro e non solo.

È la logica sbagliata, è il non voler affrontare con i mezzi ordinari le questioni. Il comune di Napoli nello specifico del Teatro San Carlo ha mostrato senso di responsabilità e voglia di fare. Non si può mortificare una intera comunità e un pezzo di storia d’Italia.  L’intera Regione Campania alzi la voce rispetto all’atto inqualificabile e discriminatorio, le istituzioni impugnino l’atto davanti agli organi competenti. Basta con questa logica che ci ha portato al disastro. Non è con l’uomo solo al comando che Napoli e la Campania avranno  un nuovo corso.

25 gennaio 2014

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