corruzione

La Costituzione è in oblio

Non è trascorso tantissimo tempo da quando l’intero Paese era investito dalle tematiche costituzionali in previsione del referendum sulle modifiche alla nostra Costituzione, tenutosi il 4 dicembre 2016. Di queste modifiche, il Governo Renzi era diventato il principale fautore e, non ottenendo la relativa approvazione, ne pagò lo scotto dell’impopolarità. Una impopolarità già presente e che era stata espressa mediante il referendum confermativo, indipendentemente dalle modifiche oggetto del referendum stesso.

Purtroppo, quella è stata una occasione mancata. Nel senso che, al di là delle posizioni pro o contro, il dibattito pubblico e politico era stato fortemente influenzato dal giudizio nei confronti dell’Esecutivo di allora e, pertanto, le tematiche costituzionali non vennero discusse in quanto tali, ma in relazione al Governo Renzi. Tutto ciò aveva immiserito quella che, invece, poteva essere una importante riflessione collettiva in ordine alla nostra Legge fondamentale, recuperando anche una memoria collettiva su quello che ha rappresentato per il nostro Paese, che aveva vissuto la dittatura fascista e la partecipazione al secondo conflitto mondiale a fianco della Germania nazista, approvando una Costituzione.

La necessità di una Costituzione come quella del 1948 nasceva, soprattutto, dal fatto che la stagione storica dei totalitarismi in Europa era stata resa possibile pur in presenza di libere elezioni e in quadro minimo di garanzie democratiche. Di fatto, ciò rappresentava una falla di non poca importanza in un sistema formalmente democratico. Infatti, chi vinceva le elezioni poteva legiferare senza alcun limite e rispettando l’allora cornice istituzionale. Basti pensare, relativamente al nostro Paese, alle leggi razziali e a quelle, denominate dal regime, “fascistissime”. La strategia del fascismo e del nazismo fu quella di costruire un regime politico totalitario poco alla volta, avvalendosi dei margini di manovra che il sistema giuridico di allora permetteva.

Ecco perché, nel solco del costituzionalismo moderno, il nostro Paese, portando a frutto il lavoro serio, rigoroso e intellettualmente elevatissimo dell’Assemblea Costituente, si diede la Costituzione. Quest’ultima non solo, in modo storicamente progressivo, ha garantito la libertà e la democrazia, ma ha evito, in determinati passaggi della nostra storia repubblicana, che una serie di aspri confronti e scontri tra forze politiche diverse tra loro, potessero sfociare anche in situazioni di guerra civile. Non dobbiamo mai dimenticare la situazione geopolitica mondiale contraddistinta dai due blocchi dell’est e dell’ovest che ha influenzato pesantemente la vita democratica italiana e non solo.

La Costituzione, quindi, ha consentito la governabilità e, fino agli anni 70, l’aumento del benessere economico del Paese.

Certamente, senza entrare nel merito, abbisognerebbe di qualche forma limitata di manutenzione, come diceva il compianto Professore Rodotà, ma certamente non di uno stravolgimento. In realtà, la politica, non essendo più in grado di rappresentare efficacemente l’elettorato e di mediare i vari interessi dei diversi ceti sociali in continua trasformazione, pensa di poter raggiungere questo obiettivo cambiando la Costituzione per

tendere a una così detta democrazia decidente. A parere dello scrivente, invece, sono le forze politiche che hanno bisogno di dotarsi una nuove strategia e culture per poter governare o aspirare a farlo, senza pensare di utilizzare scorciatoie come quella del mettere mano alla Costituzione.

di Vincenzo Vacca

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