La carica dei 90mila (e più)

La carica dei 90mila (e più)

di Odisseo

Stanno arrivando. Molti sono già sbarcati, altri (tanti) saranno qui a breve. Tra di loro centinaia di “cuccioli”, al seguito di mamma e papà in un’avventura che, se fossimo in un film Disney avrebbe il sapore dolce-amaro del lieto fine dopo mille tribolazioni.

Ma come sempre accade la realtà è molto, molto meno giusta dei film. Vale per tutti, sopratutto per le migliaia di immigrati che arrivano sulle coste italiane in questi giorni. Qualcuno li ha chiamati furbetti, cittadini tunisini, marocchini, algerini che “approfittando” della (molto relativa) apertura dell’Italia ai profughi libici provano a raggiungere una terra promessa oltremare che, per quanto corrotta, inquinata e senza futuro è comunque meno corrotta, inquinata e senza futuro dei loro paesi natii.

Parlare costantemente dei difetti e delle incoerenze della classe politica del Belpaese è superfluo, retorico, specie su temi sensibili come l’immigrazione, dove tutti possono dire tutto a patto che ci sia un precedente storico. Fatto sta che ci sono novantamila posti annui che l’Italia “concede” su circa duecentomila arrivi stimati per il 2011. E gli altri?

Una fine la dovran pur fare! Dei mille arrivati a Napoli già qualche centinaio ha ricevuto un permesso temporaneo, che ha consentito un parziale svuotamento della caserma di Santa Maria di Capua Vetere dov’erano stati alloggiati in attesa di-

Di cosa esattamente? Sicuramente non di un treno verso il Nord disunito ancora una volta ma per una volta meno vincente di un Sud che dimostra comprensione, pazienza e tolleranza come da migliori tradizioni di ospitalità. Ben vengano, basta che poi se ne vanno è la frase-tipo di un popolo che più che temere un possibile fastidio o un aumento della criminalità ricorda con rassegnazione la situazione lavorativa già gravemente satura.

E neanche si potranno rispedire tutti al mittente come se nulla fosse.  Certo, è la soluzione più facile: via il dente via il dolore. Ma realizzare un piano efficiente di rimpatrio forzato non è esattamente un’operazione facile, specie considerando quanta ostilità ci si troverebbe ad affrontare da parte di persone che hanno risparmiato per anni per compiere la traversata.

Il nostro popolo non sarebbe bello (si, bello) com’è se non fosse stato influenzato nella sua crescita da un gran numero di civiltà diverse, ed è forse questa la chiave di lettura corretta da utilizzare nella situazione odierna. Da Napoletani con la N maiuscola possiamo solo fare buon viso a cattivo gioco e ricordarci di quando eravamo noi gli emigranti in cerca di fortuna, e fare del nostro meglio perché quei poveracci senza né arte né parte possano essere in futuro parte integrante e integrata della società multietnica che è stata, è e sarà la società Napoletana. Abbiamo solo da guadagnarci.

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