‘La camorra non sia motivo di orgoglio, ma di vergogna’ – di Davide Cerullo, scrittore

il punto di vista.

Rubrica itinerante

“La camorra non sia motivo di orgoglio, ma di vergogna” – di Davide Cerullo, scrittore

di Oscar De Simone
Se un giorno Scampia non ci fosse più, o meglio non ci fosse più quella Scampia delle Vele, della camorra, dei senza speranza, il luogo maledetto del degrado sociale, e magari avesse prevalso la Scampia onesta e dignitosa che pure silenziosamente esiste, molti non saprebbero né più scrivere né più parlare di una Scampia diversa.
Molti giornalisti, scrittori e opinionisti magari meridionalisti, si ritroverebbero di fronte alla scelta dolorosa di dover cambiare posto, eleggendo qualche altro quartiere a simbolo del Male.
Troppe volte in questi anni, soprattutto da Gomorra in poi, ci si è avvicinati a Scampia sperando di replicare con successo la denuncia-racconto di Saviano : non per cercare davvero di capire questo complicato e difficile territorio, ma per sfruttare questo nuovo immaginario collettivo su Scampia come unica sede della Camorra. Come la scorta a Don Luigi Merola, secondo me una vera caricatura, il suo è un nemico inventato, nessuno lo vuole colpire. Ma lui, come tanti, continuano a invocare chi sa quale Dio: “dacci oggi il nostro nemico quotidiano”.
Abbiamo bisogno di un nemico, per manifestare la nostra identità.
La sensazione che a Scampia si faccia turismo dell’orrore , vero o presunto a seconda dei casi, è forte. Chissà magari un giorno la camorra farà affari anche su questo, abile com’è, a trarre profitto dalla necessità dettata dalla miseria, dalla cattiva coscienza e dalla miseria intellettuale e d’animo di alcuni personaggi.
Premetto che non nego un certo valore d’impatto del libro Gomorra.
Portare alla luce i mali che attanagliano questo territorio e farlo in modo diretto come ha fatto lo scrittore, ha la valenza positiva della presa di coscienza e quindi responsabilità sociale. Almeno ora, col successo del libro e i numerosi (forse troppi?) interventi di Saviano stesso con ogni mezzo di comunicazione, nessuno può fingere di non sapere.
Non sapere cosa? Che a Scampia c’è la camorra. Può darsi che qualcuno, magari tra le nuove generazioni parcheggiate in qualche Grande Fratello, non lo sappia. Ma moltissimi altri sì, direi quasi tutti.
Sicuramente le forze dell’ordine, che hanno tutto l’albero genealogico delle varie famiglie che controllano i vari quartieri con aggiornamenti su nascite, matrimoni, funerali e morti ammazzati.
Sicuramente alcuni magistrati, che magari qualche volta avrebbero preferito fare una altro mestiere, abbandonati come sono nelle torri del Centro Direzionale, all’apparenza degno di New York e poi senza fotocopiatrici e carta.
Sicuramente i napoletani, tutti.
Sicuramente tutti quelli che fanno affari con la camorra, da Nord a Sud di questo sgangherato Paese. E sono tanti.
Sicuramente i vari Governi dello Stato nelle sue ramificazioni istituzionali e di servizi sul territorio. Lo Stato sa queste cose da tempo e da tempo si concede alle rozze lusinghe di questi criminali, accettando accordi che umiliano tutti i cittadini onesti e che avrebbero diritto a uno Stato diverso.
Sicuramente lo sanno i bambini di Scampia, e forse sarebbero gli unici che avrebbero il diritto di non sapere così presto.
I bambini di Scampia sono tanti eppure di loro pochi parlano. In fondo l’idea comune che troppi scrittori, registi e giornalisti direttamente o indirettamente sostengono è che di bambini a Scampia non ce ne sono. Ci sono i piccoli adulti, già mezzo “camorrizzati”, già con la voce roca, già un poco delinquenti e l’altro poco arroganti. Pure i bambini se nascono a Scampia, vuoi per reali difficoltà che nessuno nega, vuoi per non creare disagi emotivi agli spettatori – lettori, hanno un personaggio da incarnare: il piccolo delinquente, spacciatore già abbastanza irrecuperabile. Cosa questa pericolosissima nella realtà. Perchè i bambini e i ragazzi hanno bisogno di identità in cui sperimentarsi per incontrare la loro e costruirla in modo unico e singolare. Oltre l’amara realtà che li circonda, anche la parte “sana” e “intellettuale” del Paese diventa uno specchio che rimanda loro la stessa immagine, la stessa lettura e interpretazione per il futuro.
Cosa ha generato il post-Gomorra?
Ha etichettato un luogo e tutti i suoi abitanti. Ha ammassato tra le Vele e le altre case del quartiere, insieme alla verità innegabile della presenza camorristica, tutti i cattivi pensieri di una società colpevole. Scampia a Porta a Porta, Scampia in un dilagare di libri, racconti, inchieste che risultano parziali. Tranci di Scampia vendute ad un prezzo ragionevole per un pubblico che tutto sommato vuole essere rassicurato da una verità impacchettata come al supermercato. Immaginare che Scampia sia senza speranza equivale a dire che il male è al suo interno, che per chi nasce a Scampia non c’è alternativa, che a Scampia non ci possa essere una famiglia onesta, ragazzi per bene che non spacciano, ragazze che studiano, padri che proteggono, madri che amano come e forse meglio di altre. A Scampia non ci possono essere possibilità. Perchè se si ammettesse il contrario allora la faccenda diventerebbe più complicata, e la gente si sentirebbe meno rassicurata che tutto il Male del mondo ha un indirizzo preciso alla periferia di Napoli.
Rimani come sei, anzi come ti chiediamo di essere. Rassicuraci, Scampia! Non cambiare, nonostante tutti i tuoi sforzi. Certo, perchè questo quartiere non è solo Camorra e abbandono autorizzato dello Stato. E’ anche resistenza civile quotidiana di tanti suoi abitanti, sforzo di tanti operatori e volontari, delle associazioni di ogni tipo che insistono a curare le radici forti, dignitosamente popolari che hanno fatto anche la storia di questo territorio. Quante associazioni attive vivono e fanno vivere la speranza a Scampia! Da Mammut al Gridas alla Comunità di Sant’Egidio fino alla casa editrice indipendente Marotta e Cafiero, gestita totalmente da giovani di Scampia. Ma ce ne sono anche altre che propongono attività soprattutto ai ragazzi e ai bambini, le prime vittime della Camorra che uccide loro i sogni, il futuro, che vieta di fatto l’accesso, complice lo Stato connivente, alla libertà di scelta di cosa davvero volerne fare della propria vita. E la vera libertà di scelta è nella conoscenza, nella comprensione e nella presenza di possibilità. E’ la miseria economica, la mancanza di informazione e prospettive, l’ignoranza che rende queste vite facili prede della malavita. Tutta questa infanzia e adolescenza sacrificata sull’altare del potere di pochi che si arricchiscono e mantengono il governo del territorio, che sono camorristi e uomini di stato, sia ben chiaro. Quest’ultimi forse anche più colpevoli in quanto tradiscono la delega che il popolo dà loro per governare secondo legge.
Una serie di figure che mantengono e vogliono che le cose restino così e che non deve essere vista, sentita e quindi sostenuta la parte sana e combattiva di Scampia. Far rimanere tutto com’è, come un’istantanea del film Gomorra, scegliete voi quale. Quale fotogramma ha turbato di più il vostro cuore di spettatori statici? Su quale scena cruenta avete puntato di più le vostre aspettative?
Però ricordatevi che per girare quel film, Garrone, pare abbia pagato il clan camorrista locale, per l’accesso. Il biglietto d’ingresso del Museo Camorristico. Già stanno iniziando a fare affari col tour del “brivido”, evidentemente.
Voi tutti che pensate che Scampia sia solo Gomorra e paesaggi simili, scansatevi per favore.
Abbiamo deciso di fare largo alla Scampia che merita rispetto e sostegno, quella della brava gente che è anche più numerosa dei criminali, ma che pochi ascoltano, pochi vedono e soprattutto pochi, potendolo fare, sostengono nella battaglia quotidiana contro il degrado e la malavita.
Abbiamo deciso di conoscere e far conoscere la complessità, la difficoltà ma anche la bellezza che si annida in queste vie piene di vita dolente e fiera, passionale e stanca. Per un senso di giustizia e una speranza di prospettiva diversa che non venga da fuori, ma che possa nascere all’interno di Scampia stessa. Perchè nascere a Scampia non sia sempre vergogna, ma luogo di appartenenza e di radici dignitose, sane, popolari e resistenti. Crediamo che una buona stima di sé sia la base di partenza per costruirsi un futuro dignitoso. E il luogo di nascita deve contenere le possibilità, le circostanze di crescita effettiva, reale.
Ci dispiace per il pubblico pagante, ma non avranno risposte semplici e rassicuranti per loro. La verità è una questione complessa e per incontrare la bellezza dovete avere il cuore sgombero e pronto allo stupore.

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