La camorra dietro le rapine ai calciatori del Napoli

di Francesco Cava

Gli ultimi sviluppi del processo che vede in aula Valon Behrami per la rapina che ha subito poco più di un anno fa, ha portato ad interessanti ed agghiaccianti chiarimenti sulle tante rapine commesse ai danni dei calciatori azzurri negli ultimi due anni.
Il pentito della camorra, Salvatore Russomagno, presente anch’egli al processo dello svizzero, ha infatti reso note alcune collaborazioni tra gruppi di ultrà e camorra con il solo scopo di punire quei calciatori che non prendono parte alle manifestazioni organizzate dai tifosi.

Behrami al processo ha riconosciuto il suo aggressore, accusato di aver sfilato un Rolex per il valore di migliaia di euro al centrocampista partenopeo, ed ha inoltre ammesso di non avere legami particolari con i gruppi ultrà e di andare prevalentemente alle manifestazioni organizzate dalla società, accantonando quelle dei tifosi.

Behrami non è stato l’unico dei calciatori azzurri ad essere colpito da questa ondata di astio inscenata dai tifosi napoletani, negli ultimi due anni diversi sono stati i calciatori, o le famiglie di questi, colpite. Ricordiamo che venne scippato un orologio del valore di 18mila euro a quella che allora era la moglie di Edinson Cavani, Maria Soledad; Hamsik ha invece subito ben due rapine, e alla moglie, durante la sua gravidanza, le hanno rubato la macchina, e per di più l’aggressore era armato. Ed ancora la fidanzata di Lavezzi, la moglie di Aronica, la sorella di Gargano.
Quello che si può facilmente evincere dai nomi sopracitati è che la maggior parte di questi hanno lasciato Napoli, prendendo strade diverse. Probabilmente non è solo questo il motivo che li ha spinti a farlo, ma la violenza dilagante nei confronti dei calciatori potrebbe sfociare in altri addii da parte dei giocatori che preferiscono, sicuramente, vivere e giocare in tranquillità senza dover pensare alle eventuali ripercussioni anche di una singola prestazione sbagliata.

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