Kamala Harris ovvero la rottura del “soffitto di cristallo”

L’editoriale di Vincenzo Vacca.

di Vincenzo Vacca

La elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti e della sua Vice, Kamala Harris, ha suscitato un grosso entusiasmo in quasi tutto il mondo, se non a livello di Governi, certamente tra le varie popolazioni.
Però, come si suole dire, nella gestione effettiva di uno Stato, inevitabilmente, si passa dalla poesia alla prosa e, per quanto riguarda la nuova Presidenza statunitense, la cui elezione ha visto una forte affermazione di Trump, pur perdendo, essa dovrà fare i conti con una anima “trumpista” ancora radicata negli USA.

Infatti, l’ ordinamento giuridico di quel Paese, mentre prevede un largo margine di manovra in politica estera per il Presidente, in materia di politica interna impone necessariamente una qualche forma di intesa o, comunque, di negoziazione con il Congresso e con il Senato.
Un Senato che si avvia molto probabilmente ad essere a maggioranza repubblicana con una forte quota di senatori venuti fuori da questo cambiamento “antropologico” del Partito Repubblicano che ha partorito una figura come quella di Trump.
A tutto questo, si aggiunga che la Corte Suprema ha una forte maggioranza di Giudici ultraconservatori.

Del resto, è noto che l’ allora sorprendente elezione di Trump divenne, al contempo, spia e detonatore di una tendenza sociale e politica che è stata identificata, a giusta ragione, con quella del populismo e di un risorgente nazionalismo e che ha coinvolto tanti Paesi.

Una tendenza che è stata sconfitta certamente con l’ elezione di Biden, ma è ancora fortemente presente e i vari movimenti e leader sono decisi a dare battaglia a partire dal non riconoscere la regolare elezione del nuovo Presidente, quindi, a delegittimarlo.
Non dimentichiamo che uno dei cavalli di battaglia di buona parte dei movimenti ultrareazionari che sostenevano e sostengono Trump era ed è quello di affermare che Obama non era un cittadino americano, ma un africano che aveva assunto illecitamente la massima carica dello Stato americano. Certo, una follia, ma una follia che ebbe una grossa presa in tanti cittadini americani.
La stessa assurda denuncia di brogli elettorali, rispetto alla quale quasi nessun dirigente del Partito Repubblicano, al momento, ha preso pubblicamente le distanze, costituisce di fatto una ulteriore violenza alle Istituzioni, alle norme; sostanzialmente alla democrazia stessa.
Non a caso un principio cardine del populismo è quello di delegittimare il diritto dell’ avversario a governare.

Nonostante gli aspetti negativi ancora presenti nella realtà statunitense e che ho provato sommariamente a indicare, resta indiscutibile la condanna della maggioranza del popolo americano dell’ ultima Presidenza.
La fine di un incubo e il desiderio diffuso di un cambiamento. Un desiderio di cambiamento attraversato da tante anime che vanno dall’ aspirazione a riottenere una natura degli Stati Uniti da prima della Presidenza Trump ( e non sarebbe cosa da poco) a quella di ottenere una politica sociale ed economica capace di diminuire sensibilmente le enormi ingiustizie sociali, di rispettare concretamente le differenze di genere e di accogliere i migranti.
Questi ultimi da rapportarsi con la consapevolezza che possono essere una grande opportunità e non un problema securitario.
Tra l’ altro, la prova evidente della enorme ricchezza che possono rappresentare sia il fenomeno migratorio che la enorme potenzialità delle donne sono sotto gli occhi di tutto il mondo: la VicePresidente Kamala Harris.
Una donna nera, figlia di migranti e che meritoriamente ha dimostrato che “il soffitto di cristallo” si può rompere: la metafora usata per significare il superamento degli ostacoli che si frappongono all’ avanzata delle donne.
Ritengo che uno dei meriti più importanti di Biden è quello di aver scelto una donna come sua vice. Una scelta che si carica anche di un forte significato simbolico, di speranza per un definitivo riconoscimento del ruolo che possono e devono avere le donne nella società e nelle Istituzioni.

“La democrazia americana non è uno stato, è un atto”, ha dichiarato Kamala Harris, intendendo che la democrazia non è una acquisizione scontata, bensì che è forte nella misura in cui siamo disposti a impegnarci per difenderla e nessuno può sottrarsi a partecipare alla vita democratica.
È chiaro che con questa Vice il Presidente Biden avrà un costante pungolo a osare di più nei necessari cambiamenti, a proposito delle varie anime elettorali che lo hanno portato a vincere.

Ho iniziato l’ articolo facendo riferimento alle numerose difficoltà a cui andrà incontro il neo Presidente degli Stati Uniti, ma ha a sua portata tante frecce per il suo arco. Io credo che l’ importante sarà fare emergere il senso della ragione, volano per riuscire a trovare la giusta e innovativa sintesi nella sua squadra di Governo e nel Partito Democratico.
La moderazione non significa assolutamente mancanza di forza e di coraggio.
Inizia una nuova epoca che riguarderà, naturalmente, sia la vita interna degli Usa sia il rapporto tra questi e il resto del mondo a partire con l’ Unione Europea.
Una epoca che imporrà ulteriori scelte coraggiose all’ Europa in convinta progressiva direzione verso la creazione degli Stati Uniti d’ Europeo. L’ esito delle elezioni americane rappresentano un forte incoraggiamento in tal senso.

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