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Intervista a Donatella Schisa, autrice del libro “Il posto giusto”

Intervista all’autrice del libro “Il posto giusto”, edito L’Erudita, Donatella Schisa. Una saga familiare che si sviluppa sullo sfondo del Novecento.

Come è scritto nella quarta di copertina, “Il posto giusto” di Donatella Schisa è una saga familiare che si sviluppa sullo sfondo del Novecento. Protagonisti ne sono un uomo, Nicola, e una bambina, sua nipote Mercedes, che incrociano per un certo arco temporale le loro esistenze.

La saga è per definizione il racconto epico, tipico della tradizione popolare e letteraria germanica e, per estensione, la narrazione avventurosa delle vicende di una famiglia.

E numerose sono le vicende familiari narrate in questo libro,perché non solo Nicola e Mercedes ma tutti i personaggi del romanzo sono alla tenace ricerca di qualcosache caratterizzi la loro esistenza: non solo della libertà, della felicità e dell’amore ma anche delle loro radici.

E, in particolare, il romanzo ripropone continuamente il tema della libertà delle emozioni, perché siano vissute pienamente senza il peso di “armature” che tendono a ingabbiarle e a schemarle.

La lettura del libro mi ha dato l’idea di quello che si verifica quando si getta un sasso in un lago. Si formano cerchi che progressivamente si allargano e si allontanano dal punto di caduta del sasso. E’ quello che succede nella vita di Nicola e della sua famiglia. Quando apprende che la famiglia, nella quale è vissuto fino alla giovane età, non è lasua famiglia naturale ma quella adottiva, Nicola parte e, dopo un lungo viaggio in treno, giunge in una nuova realtàgeografica dove la terra e la vegetazione hanno un aspetto diverso. Il viaggio lo porta nella parte più orientale del sud dell’Italia, dove non è diverso solo il dialetto ma anche iprofumi e gli odori, perché intrisi di quei misteri che sono propri dell’oriente vicino. Nicola in questa terra trova l’amore. Si innamora di Vittoria, una giovane vedova con un figlio, e con tenacia inizia un lungo corteggiamento che lo porterà al matrimonio con la nascita di cinque figli. Il suo è fin dall’inizio un sentimento forte, che vince l’iniziale ostilità del padre di lei e che va contro l’opinione della gente del posto.
Nella prima parte del libro le vite di Nicola e di Mercedes in parte si incrociano. Mercedes sente di “appartenere” a quel mondo creato dal nonno, il caffè centrale del paese, e lì assapora le meraviglie di quel luogo con lo stesso sguardo di ammirazione che molti anni prima il nonno aveva avuto per quel posto. Vicino c’è un cinema, che consente, quando si apre il soffitto, di poter ammirare il cielo stellato, accrescendo ulteriormente le emozioni delle immagini della fantasia cinematografica.

E quello è il “posto giusto” per vivere le emozioni, liberate dal fardello di regole che tendono a opprimerle. E, in un giorno di estate, Mercedes sperimenta anche lo smarrimento nel mare di quel luogo, spinta non solo dal vento e dalle onde ma anche dai sogni, che la cullano portandola lontano dalla riva.

I cerchi che si formano e che si allontanano dal punto di caduta del sasso sembrano, con il passare degli anni, allontanare Mercedes e la sua generazione dal posto dove tutta questa storia ha preso inizio. Ma, quando divenuta oramai donna, si trova in quella stessa terra a lottare per una triste circostanza che colpisce la famiglia che si è creata,Mercedes comprende che, come per ogni componente di quel nucleo familiare, il suo percorso di vita chiede di tornare sui suoi passi per portare a compimento il cerchioesistenziale. E, attraverso quella magia che solo il mondo delle emozioni è capace di dare e la scrittura di narrare con grande forza espressiva, Mercedes si ritrova, con una nuova consapevolezza, in quel posto, che è quello “giusto”, come lo è stato per Nicola e per tutti quelli che lì hanno vissuto, superando l’iniziale senso di estraneità e acquisendone la familiarità: è l’unico posto in cui ciascuno di loro ritrova se stesso, superando tutte le contraddizioni di un cammino in cui si sperimentano il riscatto dalle inferiorità, la libertà, l’amore, la felicità e il dolore della morte.

Come per magia, quei cerchi che si erano allontanati ritornano indietro per guardare, nella profondità delle acque, il punto di caduta del sasso. Quel punto, oramai fermo, era stato il punto di avvio della nuova vita di Nicola e di altre vite venute successivamente ed è, perciò, l’unico e vero “posto giusto”.

di Lucio Rufolo