“Il sindaco dell’isola felice”

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

“Il sindaco dell’isola felice”

Bizzarro. Davvero bizzarro.
Decisamente, bizzarro.
Come spieghereste, il comportamento di un uomo, un sindaco che in occasione di una manifestazione in memoria di due vittime di camorra (una delle quali assassinata sul suo territorio), prende la parola ribadendo che il suo paese, nonostante tutto quel che si sente e tutto quel che accade, è un’isola felice, dove della camorra non se ne vede ombra?

Bizzarro. Così, lo definirei.
Ma veniamo ai fatti.
Sabato 17 scorso, si è disputato, a S. Arpino, in provincia di Caserta, il primo Memorial per Antonio Di Bona e Pasquale Miele, due vittime innocenti di camorra, cadute l’una a Casal di Principe e l’altra a Grumo Nevano. Un torneo di calcio –  organizzato dall’associazione Terra Nuova, da Libera (Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie), dal Coordinamento familiari di criminalità – che ha visto sfidarsi la squadra di Libera-Coordinamento campano familiari vittime innocenti di criminalità, quella del Forum avvocati e quella dei Magistrati, con la vittoria degli avvocati.

Chiamata a presentare la premiazione, con grandissimo onore, cedo la parola a Giuseppe Miele, fratello di Pasquale; a Salvatore Di Bona, figlio di Antonio; al Dott. Federico Cafiero de Raho, capo della Dda partenopea e capitano della squadra dei Magistrati; a Pasquale Scherillo, fratello di Dario (vittima innocente di camorra anch’egli), capitano della squadra di Libera-Coordinamento campano familiari vittime innocenti di criminalità; a Lorenzo Clemente, presidente del Coordinamento campano familiari vittime innocenti di criminalità; al rappresentante degli avvocati vincitori del torneo; ad Annamaria Torre (figlia di Marcello, avvocato e sindaco di Pagani, assassinato dalla camorra, vittima innocente) ed ai sindaci di S. Arpino (Ce), paese ospitante e di Grumo Nevano (Na).

Emozioni infinite, come ad ogni occasione in cui si fa Memoria di quei cittadini uccisi in una guerra così lontana da loro.

Ed è in rispetto dei familiari di queste persone, che scrivo ora compiutamente quel che avrei voluto dire, in quell’occasione, a seguito delle dichiarazioni del sindaco di Grumo Nevano, recitate davanti a tutti i presenti, a gente che quotidianamente muove i propri passi nel segno dell’Impegno e della Memoria, dopo una manifestazione per la quale si ricordava Pasquale Miele, assassinato dalla camorra a Grumo Nevano, non in Ohio.

Il mio paese, fortunatamente è un’isola felice, dove –  nonostante la criminalità la faccia da padrona sul territorio napoletano – della camorra non ve n’è traccia. Intitoleremo presto una piazza a Pasquale Miele, vittima innocente di camorra – queste, le parole del sindaco Alessandro Grimaldi –

Allibita, sbigottita, indignata. Fate voi.
Uno sguardo ad un preoccupato Cafiero de Raho, uno ai tanti amici presenti e la mia risposta, misurata, ma ironica, nel riprendere il microfono: “Ringraziamo il sindaco. Felici di apprendere, oggi, che la camorra, a Grumo Nevano, non esiste. Ma più fatti concreti e meno gesti simbolici”.

Già. “Grumo la babba”, come prima Messina.
Al di là dell’atteggiamento direi quasi irrispettoso, nei confronti di chi ha visto morire un fratello, da innocente, a Grumo Nevano, per mano della camorra, pensavo ad una parola, sempre la stessa, che mette sempre gli stessi brividi nel pronunciarla: “omertà”.

Perché, presenziare incoerentemente ad una manifestazione di antimafia sociale e dichiarare, in pubblico, che la camorra sul proprio territorio non esiste? Perché, invece, non stigmatizzare il fenomeno, da primo cittadino che cerca il riscatto della propria terra? Perché, invece di parlare di piazze, il sindaco non pensa a ben altre iniziative, per schierarsi contro la camorra?

Ed è per questo che non ho potuto non ricordare l’Esempio di chi ha dato la propria vita, per non calare la testa, per difendere il proprio territorio dai tentacoli della camorra: Marcello Torre, Pasquale Cappuccio, Mimmo Beneventano, Angelo Vassallo. Loro, come i tanti amministratori che quotidianamente, con senso del dovere portano avanti in modo coerente il proprio mandato.

Un compito difficile, quello del sindaco.

Soprattutto quando si preferisce girare la testa dall’altro lato e dire che la camorra, nel proprio paese, non esiste.

Attenzione, però. Che i clan Verde ed Aversano potrebbero offendersi. Per non parlare degli Spenuso.

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