Il messaggio di Sepe per la Settimana Santa

In vista della Pasqua il messaggio del prelato partenopeo

Testo dell’omelia pronunciata dal Card. Sepe durante la Messa celebrata nel Duomo, alle ore 11 del 24 marzo 2013, per la Domenica delle Palme, al termine della processione delle palme che si è snodata lungo via Duomo, partendo dalla Chiesa di San Giorgio Maggiore in via Duomo (angolo Forcella), con la partecipazione di molte rappresentanze delle Unioni Operaie e di fedeli.

Cari fratelli e sorelle,

Al termine della breve ma significativa processione che ci ha ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, celebriamo ora in questa nostra Cattedrale la liturgia della domenica delle Palme nella quale abbiamo appena ascoltato il racconto della Passione del Signore, redatto dall’Evangelista S. Luca, che ci presenta Gesù come modello di “una morte e di una vita che piace al Signore”; Gesù, infatti, è il giusto.

Se Gesù è il giusto, il modello della giustizia, noi come ci poniamo di fronte a lui? Come lo guardiamo? Esaminiamo, allora, come S. Luca dipinge gli sguardi di coloro che hanno accompagnato il Signore fino alla Croce.

Innanzi tutto il popolo che, scrive l’ Evangelista, “sta a guardare” (v. 35); poi i capi e i soldati, che lo scherniscono; le folle accorrono per vedere uno spettacolo e se ne vanno percuotendosi il petto; i conoscenti di Gesù stanno ad osservare da lontano (v. 49); poi le donne, che lo avevano seguito dalla Giudea osservano questi avvenimenti e stanno a vedere il luogo dove viene deposto il corpo di Gesù (v. 55). Infine, c’è lo sguardo del centurione che, vedendo morire Gesù, riconosce in lui un uomo giusto.

Ma ad assistere alla passione c’è un altro personaggio, forse il più importante, al quale, però, è Gesù – il Maestro –  a rivolgere lo sguardo. Il Signore guarda Pietro il quale, ricordandosi delle parole che il Signore gli aveva detto, “mi rinnegherai”, uscito fuori dal luogo dove Gesù stava per essere condannato, “pianse amaramente” (Lc 22, 59-62).

  Cari fratelli e sorelle, come vedete, di fronte alla visione del Crocifisso, si possono assumere atteggiamenti molto differenti e contrastanti tra loro: scherno, insulto, invocazione, glorificazione di Dio, riconoscimento della giustizia, ma, soprattutto, conversione e volontà nuova di seguire il Signore.

Bisogna anche notare che alcuni personaggi più vicini a Gesù restano come impietriti di fronte a ciò che sta accadendo; è come se vedessero frammentarsi tutte le loro speranze e i loro progetti. Essi vedono la fine inaccettabile di una persona nella quale avevano posto la speranza e il futuro. È quanto capita al centurione, che fa esperienza della giustizia di Gesù mentre assiste alla sua morte. In quel momento tutto è tenebra. Ma il Maestro aveva insegnato che bisogna andare oltre ciò che appare, non rassegnarci a ciò che si vede con occhi umani. Sarà il giorno della Risurrezione che farà aprire a tutti gli occhi della fede e riconosceranno che Gesù Cristo è il risorto e che continua a vivere per donarci la vita vera, quella eterna.

Di fronte alla passione e morte di Cristo, il nostro sguardo deve essere illuminato dalla fede e dalla speranza.

In questa concelebrazione guardiamo il Crocifisso, comprendiamo il suo amore per noi, proponiamoci di seguirlo nella nostra vita segnata da tanta sofferenza, sulla sua via dolorosa e saremo certi di seguirlo anche nella Pasqua di risurrezione.

 Come la Vergine Addolorata ai piedi della Croce, teniamo lo sguardo fisso su Gesù. Egli ci guarda e ci affida la sua Madre perché possiamo convertirci  e incontrare il suo amore che ci salva e ci dà la vita.

 Inizia una Settimana  Santa densa di appuntamenti per la Chiesa tutta e per la Diocesi di Napoli.

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