Calzaturiero campano

Il calzaturiero campano è tra i primi artigianati del mondo

Il calzaturiero campano è tra i migliori del mondo. Ecco come è perché la scarpa potrebbe far uscire il Mezzogiorno dal sottosviluppo.

In totale controtendenza dei maggiori esperti del settore e al contrario di quanto possano pensare ormai la stragrande maggioranza delle persone comuni, con il presente articolo tentiamo di valorizzare e offrire visibilità a uno dei settori da cui sarebbe bene ripartire per pensare l’effettiva integrazione del Meridione al resto d’Italia e dei Mezzogiorno d’Europa alle aree più ricche e sviluppate del Continente. Da anni ormai le nostre menti vengono bombardate da media che ci dicono che il futuro dello sviluppo italiano è la ricerca e l’industria avanzata, ma questo non è del tutto corretto, almeno fino a quando con sviluppo italiano intendiamo solo l’area centrosettentrionale e non tutta la Penisola.

Il calzaturiero campano è tra i primi artigianati del mondo grazie alla rete di imprese

Una delle concause che continuano a perdurare lo stato di sottosviluppo indotto del Mezzogiorno in generale (e della Campania in particolare), a totale vantaggio del Nord e delle multinazionali, è la scarsità di un tessuto produttivo indipendente, autoctono, stabile e diffuso, in tutti i suoi territori e, soprattutto, lo stabilimento di rari e isolati poli di alta tecnologia, dislocamenti di aziende del Nord che producono solo per reinvestire i profitti al Nord o all’Estero. L’unica svolta per lo sviluppo del Mezzogiorno potrebbe solo essere una piena occupazione e l’accumulazione di capitale a partire prima di tutto da quei settori che potrebbero determinare la prima. L’agricoltura e la piccola e media industria alimentare o dell’artigianato di alta qualità, potrebbero essere i fondamenti per ristrutturare l’economia meridionale e volgerla ad essere autosufficiente e intenta ad ammassare capitali per uno sviluppo industriale in loco e finalizzato a una redistribuzione delle ricchezze nel Mezzogiorno.

Ripartire dall’agricoltura, dall’impresa alimentare e dell’artigianalità per sviluppare il Sud

Dopo gli articoli sulla sartoria di lusso (per leggere clicca qui), questo spazio è dedicato all’impresa calzaturiera, una delle più importanti economie strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno e della Campania. L’Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani) ha riportato l’esistenza di 432 aziende autoctone e indipendenti. Queste producono il 7,4% della produzione calzaturiera nazionale e, per quanto rimangono in parte soggiogate dalle più grandi imprese delle calzature tosco-marchigiane, conquistano alla Campania il posto nella classifica delle 7 sorelle della scarpa.

La provincia di Napoli e Caserta possiede l’alta qualità calzaturiera italiana mondiale

La provincia di Napoli e di Caserta sono le aree a più alta densità di calzaturifici, 150 di piccola e media grandezza. Trenta tra queste ultime aziende sono provviste di alti standard di qualità e finalizzano le loro produzioni, prevalentemente, al mercato del lusso, di cui il 90% dei clienti è estero (a sua volta principalmente concentrato in U.S.A., Russia, Paesi ex sovietici, Europa continentale – Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svizzera in testa -, in Canada, in Giappone, in Messico, negli Emirati Arabi, in Turchia, in Corea del Sud e in Cina).

Marchi campani, concorrenti di Prada e Fendi, porteranno fuori dal sottosviluppo indotto

Casavatore, Casandrino, Melito, Casoria, sono i comuni in cui si produce alta qualità, di cui la maggior parte verrà poi etichettata con marchi come Prada, Ferragamo, Gucci, Dior, Fendi, Max Mara, (purtroppo nessun marchio campano, tendenza da invertire in futuro, per la conquista di una completa e più redditizia autonomia produttiva).  La crisi di sovrapproduzione e l’invasione dei mercati da parte delle produzioni cinesi ha posto in sofferenza e in molti casi cancellato le realtà produttive di media e bassa qualità, localizzate principalmente in aree come l’Aversano. L’alta qualità e la perizia secolare degli artigiani campani ripaga gli investimenti e conquista sempre nuovi mercati.

L’azienda Scafora come esempio di artigianalità in serie

L’azienda Scafora, di Casandrino, ha creato inoltre per il mercato statunitense la possibilità di ordinare direttamente all’azienda prodotti su misura. Come ormai stanno facendo anche le grandi multinazionali delle scarpe, l’azienda Scafora per gli Stati Uniti d’America realizza il rapporto  One to one. Dall’artigiano al cliente, la scarpa viene realizzata in base a tutte le specifiche esigenze fornite dal singolo cliente, il quale vede l’azienda cucita intorno ad esso. Con un lavoro fatto interamente a mano, dove la produzione meccanizzata è bandita,  i clienti possono scegliere pellami di primissima qualità, resistenti ma morbidi, come vitelli francesi, camosci, pellami esotici come lo struzzo, il pitone e l’alligatore.

Il segreto dell’alta produttività di questi stabilimenti è la “rete di imprese”, la specializzazione di diverse realtà imprenditoriali in specifiche fasi della produzione. La rete di imprese è l’eccellente trovata per realizzare il particolare paradosso della riproduzione dell’artigianalità in serie. In circa un mese le aziende adibite alla colorazione, all’asciugatura e al taglio delle pelli, alla giunteria, all’orlatura, alla preparazione e all’effettivo montaggio e iniezione, all’applicazione suole e al finissaggio, fanno consorzio e realizzano riletture della lavorazione Goodyear e Norvegese che coniugano la resistenza delle cuciture con la flessibilità e la morbidezza di un fondo, capace di normarsi in base alle caratteristiche del piede di ogni singolo cliente. Oltre alle prime lavorazioni si realizzano quella Tirolese, la Bologna flessibile e la Tubolare.