Idee per Napoli

L’editoriale di Vincenzo Vacca.

Anche se stiamo vivendo una forma di vita per molti aspetti “sospesa” in speranzosa attesa di una significativa diminuzione dei casi di contagi Covid per arrivare quanto prima alla concreta possibilità di una vaccinazione di massa tale da liberarci definitivamente dal pericolo di ammalarci, nella città di Napoli è in corso un serrato confronto politico finalizzato a pensare, nella speranza di produrre azioni che incidano nella realtà, cosa è prioritariamente necessario fare per invertire l’ innegabile declino partenopeo.

Le continue liti tra i massimi responsabili Istituzionali della nostra Regione non rappresenta solo una forma di avanspettacolo, ma produce effetti molto negativi, tra cui un isolamento politico della Campania dal resto delle altre Regioni e dall’ intero contesto Istituzionale nazionale.
Non è un bello spettacolo quello che stanno offrendo De Luca e De Magistris agli occhi dell’ intera opinione pubblica.

Napoli, terza città d’ Italia, e l’ intera Campania stanno vivendo un periodo drammatico sia da un punto di vista sanitario che da quello economico e, quindi, l’ ultima cosa che i cittadini campani hanno bisogno è il continuo scontro tra Istituzioni così importanti. Scontri che sono ancora più gravi perché non si verificano in ordine a quello che occorerebbe fare per l’ immediato e per il futuro prossimo, ma mettono in luce soprattutto due personalità narcise che non fanno altro che offendersi sul piano personale.
A questo è il caso di aggiungere che stiamo assistendo a una ingloriosa uscita di scena di De Magistris, Sindaco in via di estinzione Istituzionale del capoluogo napoletano.
Una sindacatura sostanzialmente fallimentare nata in un periodo storico del Paese, caratterizzata da un nascente populismo con accesa personalizzazione della politica.

Una politica che al momento mostra ancora tutte le sue debolezze, ma in quegli anni dominava l’ illusione che si potessero superare attingendo dalla cosiddetta società civile nuove personalità, in particolare quelle provenienti dalla Magistratura.
De Magistris è il tipico figlio di quella stagione che riteneva l’ attività della Magistratura come una panacea di tutti i mali. Il Magistrato, sia nell’ esercizio delle sue proprie funzione che cessando dai suoi specifici incarichi Istituzionali, visto come una figura capace di dare la soluzione ad ogni forma di problema.
Una sorta di onda lunga di tangentopoli che aveva avuto come effetto collaterale, ma storico, di fare sparire le tradizionali forze politiche italiane.
Quella stagione fu particolarmente dirompente anche perché avvenne in un momento in cui cambiava l’ assetto geopolitico del mondo.

Tornando ai giorni nostri e alla politica campana, l’ elezione del nuovo Sindaco che avverrà a Napoli il prossimo anno sta animando un dibattito politico che vede impegnati non solo i partiti, ma anche una serie di soggetti che provano a suscitare attenzione sui mali della nostra città. Mali endemici, ma anche nuovi a seguito della pandemia che ha aumentato a dismisura la povertà.
Se in Italia le diseguaglianze sociali e di genere sono aumentate in questo periodo, a Napoli tali fenomeni sono ancora più evidenti.
Rispetto a questo, la campagna elettorale per il nuovo Sindaco dovrà porre al centro innanzitutto l’ indicazione degli strumenti per arginare la povertà e, sorretti dalla Regione e dal Governo nazionale, inaugurare un nuovo processo economico che dia impulso alle realtà produttive creandone di nuove.

Per quanto riguarda le idee nuove per innescare quando detto, non partiamo dall’ anno zero, infatti i rischi della personalizzazione di un partito sono stati da tempo superati da una condotta collegiale.
A Napoli sono intervenute negli ultimi venti anni alcune trasformazioni radicali della società locale sotto la spinta di forze esterne, tali da sgretolare la composizione sociale, da cambiare i rapporti tra vita e lavoro, nonché le relazioni familiari e di genere.

Ecco perché, se vogliamo superare il pantano che blocca l’ economia affidando alle Istituzioni locali compiti realistici, occorre costruire una alleanza tra ceti sociali.
Agli imprenditori locali dell’ industria, del commercio e delle attività creative ( editoria, spettacoli, opere d’ arte) bisogna offrire occasioni di progettazione e di realizzazione .
Va avviato uno sviluppo locale che venga verificato con iniziative periodiche che vedano impegnate le associazioni di categoria e i vari livelli Istituzionali. In tale contesto, emerge l’ insostituibile funzione dei sindacati in ordine alle varie esigenze dei lavoratori dipendenti.
La necessità di sprovincializzarsi è presente anche in un contesto economico, pertanto, bisogna avviare un confronto con gli esponenti delle imprese che operano in una realtà territoriale più ampia a livello nazionale e europeo.

L’ amministrazione di una grande città come Napoli è fatta certamente di una buona ordinarietà: trasporti, igiene urbana, manutenzione stradale, etc. Ma è fondamentale avere una visione della città e cioè il ruolo che essa deve assumere in un contesto nazionale ed europeo.
Non sembri il libro dei sogni, perché in termini di cultura, Napoli in questi ultimi anni ha prodotto tante cose importanti suscitando una forte risonanza internazionale.
A questo proposito, già mettere a sistema le innumerevoli iniziative culturali, può costituire un cardine, ancorché non esclusivo, di una rinascita culturale.

Abbiamo bisogno di una prospettiva più larga per individuare l’ imprescindibile economia del futuro e questo stride in modo evidente con le liti tra comari a cui stiamo assistendo.

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