I prati verdi di Taverna del Re

L’altro giorno ho deciso di recarmi a Giugliano, più precisamente di fare un giro a Taverna del Re.
Era una magnifica giornata di sole.
Pensavo, guardando dal finestrino, alla splendida terra che abitiamo, malgrado tutto.
Campi coltivati a ciliegi, meli, tanti ortaggi e anche dove non vi sono coltivazioni la primavera contribuisce a far risplendere quei prati di mille sfumature di colore, in un verde intenso come sfondo.
A Taverna del Re però ci sono anche le famose ” balle” di spazzatura.

Ci ero venuto alcuni anni fa ma vederle apparire,  già da lontano, nel contesto che vi descrivevo come sempre mi ha preso l’inquietudine, perché il contrasto è troppo forte.
E come vedere un cancro.
Un enorme cancro nero, che si distende per 1.000.000 ( milione ) di m2, alto  circa 15 metri, fatto di piramidi di spazzatura e chissà cos’altro, imballata con la plastica e stoccata qui, in questo paradiso, già da più di 10 anni.
Doveva essere molto disturbata la mente di chi ha potuto pensare tutto questo.
Però questo problema lo abbiamo e ora a Noi, alle istituzioni, ai cittadini, alla politica, alla comunità scientifica tocca trovare una soluzione per sanare questo scempio.
Sappiamo tutti che la Regione Campania, su questo disastro, ha già un piano ben chiaro : che porta a un disastro peggiore.
Vuole fare 2 discariche nuove in 2 cave abbandonate, e “casualmente” gestite da società in odore di camorra a Varcaturo ( Giugliano) e Chiaiano ed ovviamente costruire un bruciatore a Giugliano, vicino alle eco(?!)balle, “eco” davanti alle “balle” è davvero una presa in giro perché di ecologico davvero lì non vi è nulla.
Così dopo averle bruciato, producendo un’incredibile quantità di polveri sottili, diossine e amenità varie avrebbe anche “le buche” dove sotterrare le ceneri di risulta.

Che poi sotto queste cave ci siano falde acquifere con cui si irrigano le coltivazioni nel raggio di una 15 di km2 e’ ovviamente per Caldoro un particolare poco interessante.
Quindi un bel “progettino” come potete capire, ben congegnato, un cerchio chiuso.
In quest’ottica è molto più comprensibile, credo per tutti, il perché una gara fatta un mese fa per costruire a Scampia un impianto di compostaggio in parte anaerobico e in parte aerobico, sia andata deserta…. togliere a basso costo “combustibile”,  la spazzatura questo e’, e quindi “mercato” al futuro bruciatore di Giugliano,  forse non era la mossa giusta, per chi ha questo piano…no? e Scampia, in linea d’aria è a meno di una decina di km da Giugliano, pienamente inserita in questo “contesto”.

Ci sono però altri progetti che si sentono per la soluzione di questo disastro.
Alcuni partono dall’idea di aprire queste “balle”, differenziare il differenziabile e poi bruciare il 25% di rimanente, che si stima non recuperabile,nei cementifici al posto
del carbone, che si usa oggi, per produrre energia.
Personalmente credo che la soluzione perfetta non esista, per un problema talmente gigantesco come questo.
Però ritengo che la soluzione di finanziare con l’energia solare, prodotta da pannelli fotovoltaici che proteggerebbero. ricoprendole con una forma gradevole (piramidale), dagli agenti atmosferici le balle, sia il modo più pulito, innovativo e sopratutto economico, per finanziare il processo di apertura, differenziazione e smaltimento.
Per tutto quello che non sarebbe differenziabile e recuperabile, cioè quel 25% di cui scrivevo sopra, credo che le soluzioni potrebbero essere molte.

L’idea applicata a Vedelago di triturare il tutto e di farne una base per la produzione di manufatti per l’edilizia, mi piace molto.
Ma non escludo neanche l’idea di trasferire il tutto in impianti di combustione già presenti altrove, e bisognosi di “carburante”.
Ma il tutto ci costerebbe sicuramente meno dei 450/500 milioni, che servirebbero per costruire un ulteriore bruciatore inquinante e sopratutto metterebbe le basi per un vero recupero di tutta quest’area già molto ferita dall’inquinamento.( terra dei fuochi)
Il sole è una fonte di energia pulita, sicura e abbondante.
Noi non lo usiamo .
Credo che invece sia venuto il momento di farlo.
Quei campi, di cui parlavo all’inizio, meritano di essere visti cosi belli anche dai nostri figli dai nostri nipoti e dalle future generazioni.