Hollywood, esempio per tutti

di Francesco Paolo Tondo

L’accoppiamento immagine-parola realizza la forma di comunicazione piu’ efficace in assoluto

Non va però trascurato  il fatto che l’immagine perde la sua consistenza semantica, quando scevra della parola; lo stesso risultato non si manifesta per le “scripta”, che non a caso “manent”. A questo dato va aggiunta una riflessione che abbraccia il cinema italiano e la “popolarità” dello star-system mondiale. Le varie icone di Hollywood devono gran parte della loro celebrità, e di conseguenza dei propri guadagni, a quella folta schiera di professionisti, per lo piu’ dimenticati, che lavora all’ombra dei riflettori: gli sceneggiatori, proprio loro, fanno infatti la fortuna dei volti noti, grazie alle trame dei film piu’ gettonati, sempre composte da quelli. In America questo concetto non sfugge ai produttori, i quali sanno di dipendere, in tutta la loro la categoria, dai virtuosi professionisti della scrittura. Questi ultimi che creano il copione percepiscono, pertanto, lauti guadagni: in America infatti si arriva ad investire fino al 5% del budget complessivo di un film per la storia che deve essere poi ripresa con le telecamere. Questa è l’America che attrae il business, un paese che non regredirà mai, perchè sa come produrre ed attrarre talenti e ricchezza. In Italia invece la spesa per l’invenzione della trama filmica si aggira intorno allo 0,8% del capitale investito, con risultati palesi: i film non incassano minimamente le cifre hollywoodiane.

La definizione “film di autore” è pertanto un fregio che si vuole associare a quei lavori cinematografici che non sanno attirare un pubblico di massa ed eterogeneo. Molti definiscono questo tipo di spettacoli mediocri, fallimentari. L’importante oggi è intercettare i gusti delle persone e gli sceneggiatori pagati ad Hollywood sanno farlo in modo mirabile. Il cinema d’oltreoceano è anche il piu’ premiato dagli oscar, non solo sul versante dei guadagni. Le storie alla base di questi film di successo presentano sempre un lato ilare, anche quando non c’è verso di star su di morale. Non si tratta, in questo caso, di ironia o quant’altro: il cinema americano sa come distrarre senza provocare depressione o almeno facendo assaporare la tristezza in modo artistico. L’arte deriva allora dai soldi? Può darsi, in quanto l’arte cinematografica consiste nel modo di assaporare la storia con piacere, anche quando la storia provoca dispiacere. Gli Usa hanno sviluppato una caratteristica un tempo appartenente alla vecchia e gloriosa Europa: il “mecenatismo” nei confronti dell’arte e piu’ in generale delle professionalità; la grande tecnica viene lì pagata a peso d’oro, perchè a sua volta permette ulteriori profitti economici a tutti, favorendo quello sviluppo che tanto si ricerca in Italia, almeno nei piu’ seguiti talk show della rai. Il cinema tuttavia è l’emblema della capacità tecnico-artistica suffragata da investitori appassionati e competenti. L’economia per “scommessa” abbraccia in America tutti i soggetti economici, nel cinema come nel resto dell’industria, l’ Italia dal canto suo ha perso la voglia di scommettere?

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