Ciascuno con le sue responsabilità. E noi con questa strana maggioranza.

Chi come me sperava nel cambiamento, non può essere contento di questo governo Letta-Alfano, sotto gli auspici di un Napolitano bis. Resta da chiedersi come è che siamo arrivati a questo punto. Lo dico senza mezzi termini e sapendo di dispiacere a qualcuno, ma credo che la responsabilità ricada tanto sul PD quanto sul M5S. La chiusura sprezzante del M5S alla ricerca di Bersani non mi è piaciuta, altrimenti non avrei firmato appelli che supplicavano Grillo a fare una scelta diversa (prendendomi, vale la pena di ricordarlo, insulti tipo “infilitrato, al libro paga di…, intellettuale cortigiano ecc.” in un rosario di vocabolario da nuova vecchissima politica). Credo che il risultato attuale di governo e la possibilità di Berlusconi a capo di una bicamerale per le riforme confermano il fatto che non mi pare che quella chiusura abbia portato buoni risultati.

Aggiungo che Berlusconi stesso ha dichiarato che il pericolo più grande sarebbe un possibile accordo M5S e PD; comunque, bisognerà rassicurarlo e dirgli che non c’è pericolo… Come ho ripetuto tante volte, credo che ci sia qui un problema di cultura politica. A me i compromessi non fanno paura di per se. Dipende che compromessi sono. Ci sono intransigenze molto più pericolose e brutte di bei compromessi. Quindi, come è ovvio, l’insistenza del M5S su “nessun compromesso” non mi appartiene. Con questo non intendo dire che il M5S avrebbe dovuto votare un governo Bersani; lo ho scritto tante volte, un compromesso non significa votare la roba o le persone di un altro. Il M5S avrebbe dovuto aprire ad un governo del cambiamento con il centro-sinistra (un centro-sinistra che poteva diventare migliore, più radicale per essere chiari, proprio grazie alla grande affermazione del M5S), ma dicendo chiaramente che si trattava di costruirlo insieme, insomma di trovare nomi e programmi comuni.

Si ripete: “il PD ha proposto Bersani e i suoi 8 punti e ci ha solo chiesto di dargli la fiducia“. È vero, ma nessuno impediva al M5S di dire si ad aprire una discussione su un governo del cambiamento ma con fortissimi elementi di novità nelle persone, nei temi e secondo me anche nelle modalità. Ad esempio, si poteva immaginare di proporre un coinvolgimento degli/lle elettrori/trici di centro sinistra e M5S nella discussione e nella scelta; questa era una bella proposta, ma se ne potevano fare altre. Insomma tra l’esibizione del disprezzo dello streaming e “si votiamo Bersani, i suoi 8 punti e i ministri che sceglie” mi pare che c’erano molte possibilità che il M5S avrebbe potuto esplorare.

Ma non è che il M5S sia il solo responsabile. Il rifiuto del PD di votare e finanche di discutere una candidatura Rodotà attribuisce una enorme responsabilità a quel gruppo dirigente. Devo dire che è incomprensibile che il PD dopo avere inseguito il M5S per un mese, non dedichi neppure una discussione alla candidaturà Rodotà che, a detta di Grillo e altri, avrebbe aperto finalmente le porte a quella collaborazione che stavano cercando. Perchè, va detto con chiarezza, il PD non ha dato nessuna prova concreta di buona volontà al M5S: rimborsi elettorali, il nome del primo ministro, e poi il presidente della repubblica. Su nessuno di questi temi il PD ha dato un segnale forte.

Insomma, il M5S doveva fidarsi davvero solo sulla parola e non era facile. Lo so che Rodotà non sarebbe passato neppure dentro il PD. È evidente che sarebbe stato bocciato. Tuttavia credo che bisognasse farla quella discussione. Far uscire fuori, allo scoperto, chi diceva no a Rodotà e all’accordo con il M5S. Credo anzi che sarebbe stato opportuno dare libertà di voto a quel punto. Il PD ci avrebbe fatto una figura meno pessima e si poteva eleggere Rodotà, forse, comunque. Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, bisognava che quella candidatura fosse discussa e che il partito consumasse una frattura su quel nome. Va detto che il PD ne esce davvero male. Non solo non appoggia Rodotà, ma boccia il suo padre fondatore. E lo fa in una imboscata mafiosa senza neppure una presa di posizione. E nessuno ne parla più. Io davvero non so come gli elettori del PD possano votare di nuovo un partito come quello. Tutte le posizioni sono legittime, ma almeno andrebbero formulate. Di grazia, potrebbero i 101 grandi elettori che hanno bocciato Prodi articolare una paginetta in cui spiegano il loro gesto? È chiedere troppo?
Alla fine si capisce perchè il PD non ha neppure discusso il nome di Rodotà; perchè una parte importante voleva un governo con il PDL. Non è che non lo sappia. Certo resta il fatto che avevano chiesto i voti facendo una promessa diversa. C’è da sperare che tutti gli elettori se lo ricordino.

Ora un governissimo PD-PDL magari fa comodo al M5S, confermando la sua tesi che i partiti sono tutti uguali; magari potrebbe far comodo anche al micro-partito che ho votato e per la verità contribuito a fondare io, SEL. Non nego che sono soddisfatto di come SEL si sia comportata. Tuttavia, non sono contento; qualche voto in più non mi ripaga della delusione che eravamo ad un passo da un cambiamento. E lo abbiamo perso.

Sono così convinto che occorresse un cambiamento vero che arrivo a dire che un’altra strada c’era. Persino di fronte all’intransigenza, ripeto sbagliata dal mio punto di vista, del M5S. La butto lì: non era meglio se il centro sinistra si fosse detto disponibile ad andare a vedere un governo 5 Stelle? Chissà magari avrebbe fatto una squadra di gente di sinistra (come per le quirinarie) che in effetti avremmo fatto bene a candidare noi… Ma, lo ho già detto, a me i compromessi- quelli belli- piacciono e se altri mi fanno essere migliore, ringrazio. Chissà che dire “grazie” più che “va fan culo” non sia davvero quella la nuova politica. Almeno in Italia.

Marco Armiero
Senior Researcher ISSM CNR – Italy

 

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