Giovandomenico Lepore, procuratore negli anni della faida, contro “Gomorra”: “dà un’immagine distorta di Scampia”

Ascolti da record per le prime due puntate della serie. In 660mila incollati al piccolo schermo. Ma “Scampia non è più così”. E l'”effetto Gomorra” non giova proprio a nessuno

“La serie Gomorra, checché ne dica Saviano o qualcun altro, dà un’immagine distorta di Scampia e conseguentemente di Napoli. Perché Scampia è un quartiere di Napoli, quindi l’immagine che si dà di Scampia è l’immagine che si dà dell’intera città di Napoli”. Non ha dubbi Giovandomenico Lepore, ex capo della Procura di Napoli, in carica dal 2004 al 2011, negli anni più caldi della faida di Scampia tra scissionisti e clan di Lauro, nonché instancabile paladino della lotta ai Casalesi della quale è diventato un simbolo nazionale.

Gomorra dà un’immagine distorta della realtà: Scampia non è un Far West

Gomorra non gli piace per niente. E lui non è certo uno che le manda a dire. Senza peli sulla lingua, l’ex procuratore passato alla storia per ben 4 arresti di superlatitanti casalesi, ultimo il boss Michele Zagaria, catturato proprio nel 2011 dopo 16 anni di latitanza, ha spiegato ai nostri microfoni le ragioni della sua avversione per la fiction targata Sky e tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, che già durante la prima serata di messa in onda ha registrato ascolti record: 660mila gli spettatori incollati ieri sera al piccolo schermo per seguire le prime due puntate della fiction (basti pensare che Romanzo Criminale, all’esordio, ne totalizzò appena la metà), 76% di ascolti e picchi di share del 2,8%. Un successo pari e forse superiore a quello di una partita di Champion’s League. Che però non giova a nessuno: né a Scampia, né alla città di Napoli.

“Guardando Gomorra, il pubblico sia italiano che estero penserà che a Scampia ci si spara tutti i giorni, che ci si ammazza per strada come se niente fosse, come se fosse un fatto quotidiano”. Cosa che, se è stata vera per alcuni anni di un triste passato, che ha lasciato ferite profonde sul volto già sfigurato del quartiere, ferite che ora gli abitanti di Scampia stanno cercando lentamente di curare e far rimarginare, “non è più vera adesso”“L’emergenza è rientrata” afferma con convinzione Lepore, “anche perché c’è stato un capovolgimento culturale: la gente si è ribellata, stanca di essere vittima dei soprusi e si è rimboccata le maniche”. In questi anni sono tantissime le associazioni volontarie nate sul territorio per riaffermare il principio della legalità e dell’osservanza delle regole. “Gente volenterosa, che sta cercando di riportare a Scampia la speranza”. Una speranza di resurrezione che però, grazie alla fiction “Gomorra”, rischia di sfumare per sempre. I controproducenti effetti previsti dall’ex procuratore Lepore non hanno tardato a manifestarsi: il primo segnale arriva da Bolzano, dove alcune scolaresche hanno disdetto la loro gita in un bene di Chiaiano confiscato alla camorra dopo che le segreterie scolastiche sono state tempestate di telefonate allarmate di genitori preoccupatissimi di stare mandando i loro figli in vacanza nel Far West. Tutto dopo aver visto le prime due puntate di Gomorra.Viene da chiedersi che effetto avrà un’intera stagione della serie, a diffusione nazionale, sul settore turistico campano e partenopeo, settore su cui l’amministrazione comunale ha fortemente investito in questi anni e che, dopo un periodo buio, stava finalmente iniziando a regalare qualche soddisfazione, con il tutto esaurito durante i ponti del 25 aprile e del 1° maggio. Quali saranno i successivi, imperscrutabili, dannosi risvolti dell’“effetto Gomorra?”