La “Federico II” effettua un’altra grande scoperta scientifica

Dopo il vaccino anti-Ebola e le ricerche sulla fertilità i ricercatori della “Federico II” eseguono un’altra scoperta nel campo delle scienze mediche, della farmacologia e delle neuroscienze

In neanche un mese l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” realizza un’altra grande scoperta nel campo della farmacologia, delle scienze mediche e delle neuroscienze: la proteina NCX. Quest’ultima appare essere l’elemento con il quale si presume di poter eliminare l’ischemia cerebrale come la terza causa di morte nei paesi del I Mondo, la quale, dopo le patologie cardiovascolari e le neoplasie, è la più importante voce delle malattie degenerative del sistema cerebrale. La modulazione farmacologica della proteina  è stata una scoperta della Divisione di farmacologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e dei gruppi di ricerca finanziati dall’Istituto di Ricerca e Diagnostica di Napoli.

Fino ad ora non esistevano strumenti diagnostici precoci e cure per gli ictus e le ischemie; da adesso non più. Come afferma il direttore del Dipartimento delle Neuroscienze Lucio Annunziato “l’intervento dell’Istituto SDN è stato fondamentale per lo sviluppo della ricerca che conduciamo da anni per l’identificazione di nuovi farmaci e di nuovi biomarcatori per l’ischemia cerebrale, la quale è una malattia ad altissimo impatto di mortalità e per la quale purtroppo esistono pochi presidi terapeutici e pochi medicinali; per questo motivo vi è la necessità, sempre più impellente, di mettere appunto nuove strategie diagnostiche e cliniche per affrontare questo preoccupante deserto terapeutico“.

Commenta Rossana Sirabella (ricercatrice dell’Istituto SDN di Napoli) che “sul versante della diagnosi precoce siamo riusciti ad individuare delle piccole molecole endogene circolanti, tecnicamente definite miRNA (micro RNA), capaci di ridurre la sintesi della proteina NCX, che si accumulano precocemente nei soggetti colpiti da ictus”.

La Biologia molecolare sembra, ancora una volta, la mucca da latte privilegiata per le industrie farmaceutiche e le università; “nuovi farmaci anti-miRNA potrebbero essere in grado, anche, di contrastare l’inibizione di NCX e quindi di salvare il paziente dalla progressione del danno da ischemia cerebrale”. Oltre alla diagnosi precoce delle ischemie la speciale proteina potrà far fare passi da gigante anche alle terapie preventive di contrasto a queste degenerazioni.

“Dai nostri studi è emerso che l’inibizione dell’attività della proteina NCX provocherebbe un aumento dell’estensione del danno cerebrale durante l’attacco ischemico. Al contrario l’attivazione farmacologica di tale proteina potrebbe “salvare” la maggior parte delle cellule nervose ed è per questo che abbiamo individuato una nuova molecola, ribattezza Neurounina-1, capace di attivare la proteina NCX, che sarà oggetto di nuovi studi pre-clinici finalizzati a definirne meglio il profilo farmacologico”.