Europa: o svolta o tramonto

di Vincenzo Vacca

La pandemia che ha colpito l’intero  mondo e che  sta provocando una terribile crisi economica rimette oggettivamente in discussione gli assetti geopolitici mondiali. Siamo in presenza di una eccezionalità tale che non consente atteggiamenti non all’altezza degli sconvolgimenti di varia natura che si stanno profilando all’orizzonte prossimo futuro. Le misure che saranno adottate origineranno consolidamenti o smottamenti di alleanze tra Paesi, nonché negli assetti politici e istituzionali all’interno delle nazioni. Non dimentichiamo che il tracollo economico che investì l’intero l’occidente tra la fine degli anni venti e i primi degli anni trenta fece sorgere in Europa il totalitarismo, mentre negli Stati Uniti nasceva il New Deal.

Questo per sottolineare che, a fronte di drammatiche crisi, possono avvenire avanzamenti in ordine alla fruizione di importanti diritti, ma anche delle involuzioni degli stessi diritti con il serio pericolo di approdare  ad una definitiva soppressione della democrazia. Tornando all’attuale periodo storico, la democrazia, a livello mondiale, era già in crisi prima della diffusione del coronavirus. Non a caso il premier ungherese già faceva pubblicamente riferimento all’utilità di una “democrazia illiberale“. Inoltre, sulla scena globale, da diversi anni, sta consolidandosi l’influenza di Paesi non proprio democratici: la Cina, innanzitutto, ma anche la Turchia, la Russia etc.. La democrazia è tale non solo perché sono garantite le elezioni dei rappresentanti politici, ma per un giusto equilibrio tra “pesi e contrappesi“, a partire dalla autonomia e indipendenza dei poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. Inoltre, per la presenza di liberi organi informativi. Certo. Anche per altre caratteristiche, ma quelle che ho menzionate sono fondamentali per un sistema minimamente democratico.

Riprendendo il discorso iniziale, il continente nel quale, in larga parte, vige una democrazia sostanziale e non solo di facciata è l’Europa, colpita anch’essa duramente dall’epidemia covid 19, la quale sta mettendo fortemente sotto pressione l’assetto dell’Unione Europea che non ha ancora assunto fino in fondo la consapevolezza della irrinunciabile necessità di una risposta unitaria alla grave crisi economica, perchè quest’ultima non è un inanellarsi di crisi nazionali. La struttura finanziaria ed economica dell’Europa è fortemente  intessuta da quelle dei singoli Paesi. Ecco perché, adottare degli strumenti finanziari comuni finalizzati al rilancio dell’economia, non è solo una forma di solidarietà. Una insufficiente o tardiva reazione unitaria alla drammatica situazione che stiamo vivendo potrebbe rappresentare un colpo micidiale per il futuro dell’U.E. e cedere alla tentazione di qualche Paese europeo a costruire nuove alleanze con Stati non democratici. Non è un caso che stiamo vedendo un certo attivismo da parte della Cina. Stiamo in uno snodo cruciale della nostra storia che non ammette titubanze.

Le decisioni che saranno prese avranno effetti che dureranno per molto tempo. I vari sovranismi e populismi in Europea cercavano di acquisire quanto più consenso possibile rinfocolando, per cavalcarla, la paura per i flussi immigratori. Adesso puntano su un fallimento o, quanto meno, su una insufficiente risposta europea per rilanciare l’economia. A parere di chi scrive, ci sono stati negli ultimi giorni dei provvedimenti incoraggianti in ordine a una risposta comune europea che fa ben sperare su una radicale inversione di tendenza, ma questo deve far aumentare una tenace pressione da parte dei convinti europeisti nei confronti dei diversi Governi nazionali per imprimere una definitiva svolta nella direzione che abbiamo indicato.

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