Disastro ambientale a Giugliano: Bidognetti non ha agito, “solo”

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

In questi ultimi giorni, ho letto ed ascoltato un pò ovunque, la notizia dell’ennesima ordinanza di custodia cautelare in carcere, notificata tra le sbarre del 41 bis, a Parma, ad un signore che risponde al nome di Francesco Bidognetti: classe ’51, professione camorrista.
“Disastro ambientale”, l’accusa.
Sì. Quest’uomo, tanto temuto da alcuni e nel contempo tanto scarsamente intelligente, ha pensato bene, grazie alla sua società “Ecologia 89” – tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90 –  di inquinare la falda acquifera del giuglianese, attraverso lo smaltimento illegale di rifiuti tossici in alcune discariche, site in località Scafarea.
Parliamo di oltre 800 mila tonnellate di rifiuti, provenienti in larga parte da aziende del nord, come l’Acna di Cengio, in provincia di Savona. 
Il boss che avvelena il suo stesso territorio, causando il genocidio di qualsiasi forma di vita occupi lo stesso.
Questi rifiuti, sistemati illegalmente nelle discariche, hanno prodotto in venti anni, ben 57 mila tonnellate di percolato che hanno letteralmente ammorbato, le falde acquifere sottostanti; acqua, che, negli anni, è stata utilizzata per l’irrigazione delle colture e per la stessa alimentazione dei cittadini.

Un disastro, che a ben rifletterci, non riguarda solo ed esclusivamente l’agro giuglianese, ma l’intero Paese; già, perchè i frutti di quelle colture, sono stati distribuiti presso una serie di mercati e destinati, pertanto, al consumo di tutti gli italiani.
Dovremmo balzare dalla sedia. Dovremmo urlare, manifestare, inveire, contro Bidognetti.
Ma non solo, contro di lui.
Possibile, che l’amministrazione comunale di quegli anni, non si sia minimamente accorta di quel che accadeva sul territorio? Possibile, che nessuno sapesse?
Questa vicenda brucia e taglia l’anima, come la lama di una spada incandescente.
Sono gli esperti a parlare: a dire che nel 2064 non si riconoscerà alcuna forma di vita, su queste terre. 
Di bonifiche, manco a parlarne.
Di conversione delle colture, in “no food”, come pure sostengono tanti attivisti ed ecologisti – anche per salvare un circuito economico distrutto – non si approfondisce.
Di corresponsabili, oltre al camorrista che pure fa tanto comodo, utilizzato quale alibi dietro il quale nascondersi, non ne leggo-sento-scorgo traccia. 
Eppure la collusione politica-camorra, è quella su cui indagare.
Giugliano, oggi, è sotto l’occhio vigile della commissione d’indagine nominata dal Prefetto di Napoli, su delega del Ministro degli Interni.
Il paese vive con ansia, gli ultimi sviluppi (che parlano di scioglimento), perchè – con un sindaco transfugo da mesi, per correre verso la comodità e la protezione di una poltrona in Senato –  in primavera, si dovrebbe tornare alle urne, per nominare il nuovo Governo della città.

Ho parlato di ansia. Quella che accompagna anche i miei giorni.
Ho paura che si presentino agli elettori i corresponsabili del “disastro ambientale”: i vecchi amministratori od i protagonisti della scena politica di quegli anni.
Quelli che hanno girato la testa dall’altro lato od hanno patteggiato con i clan; quelli che oggi si apprestano a diventare i nuovi referenti politici della camorra, in consiglio comunale.
Ho paura che arrivi il nuovo, per non cambiare quanto è sempre stato. Che le colate di cemento abusivo aumentino, come a seguire, i tempestivi condoni; che la raccolta differenziata – attualmente un miraggio – diventi una vera e propria utopia; che gli appalti vadano sempre ai soliti, in odore di camorra.

Ho paura che Giugliano torni ad essere il paese che lecca il culo ai camorristi e ne fa gli interessi, da quel palazzo di Corso Campano.
Ho paura che tutto cambi, perchè nulla cambi.
Ma spero che i cittadini, dotati di intelligenza ed amor proprio, in un sussulto di Dignità, mostrino loro cosa significa realmente, il concetto di “Bene Comune” e si guardino bene, quali primi protettori della città, dal prestare voti e consenso a chi ha condannato a morte, al cancro, alla malattia, tantissimi bambini, donne ed uomini (così come tanti animali e la stessa nostra mela annurca, vanto e ricchezza della nostra terra).
La città non appartiene a questi miserabili. Spetta solo a noi, proteggerla. 

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