DIA: la mappa delle famiglie criminali della Provincia di Napoli

Procede il carosello criminale attraverso il rapporto della DIA. Questa volta è il turno della ricca Camorra della Provincia di Napoli.

Prosegue il nostro itinerario all’interno dell’incredibile ventaglio di sfumature criminali della Campania grazie alla DIA, ma questa volta non è la città di Napoli ad essere spunto di interesse, piuttosto lo è l’enorme provincia napoletana. Il rapporto della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha diviso la provincia di Napoli in Provincia Occidentale, Provincia Settentrionale, Provincia Orientale/Area Nolana e Area Vesuviana, Provincia Meridionale.

Nella prima di queste a Pozzuoli e a Quarto continua la leadership dell’incarcerato Beneduce per quanto riguarda il sodalizio Longobardi – Beneduce, il quale scansando le diffuse lotte intestine ha avuto l’opportunità di rafforzarsi economicamente e managerialmente. Nel comune di Quarto i Beneduce si spartiscono il potere con i Polverino, attualmente ripiegati in se stessi in seguito alla ristrutturazione della propria gerarchia messa in discussione dai molteplici arresti e dai collaboratori di giustizia. I Polverino controllano vaste aree anche nei quartieri Camaldoli e Vomero di Napoli, a Marano, a Villaricca, a Calvizzano e numerose direttrici internazionali e crocevia del trasporto della droga che, dalle località latinoamericane e africane e attraverso le città spagnole di Barcellona, Alicante, Malaga e Marbella e quelle siciliane, calabresi e pugliesi, approvvigionano il mercato italiano.

Nei comuni di Bacoli e Monte di Procida, legato al sodalizio Amato – Pagano, è egemone il clan camorristico ad ispirazione turistica dei Pariante, provetti nella gestione di società alberghiere e ristorative.

La Provincia Settentrionale differisce dalle altre per la presenza storica di antiche famiglie camorristiche, le quali attraverso piccoli gruppi egemonizzati, prosperano in contiguità con la Camorra di Secondigliano e di Caserta. Le famiglie Mallardo e Polverino sono state consistentemente ridimensionate nel loro potere economico, soprattutto nelle loro progettualità imprenditoriali afferenti al cemento illegale e alla lottizzazione del territorio, in seguito alle diverse azioni di polizia giudiziaria, di confisca patrimoniale e dall’esodo indotto di molti affiliati.

Il comune di Giugliano in Campania è feudo dei Mallardo, che gestisce prevalentemente il mercato, lo smaltimento, dei rifiuti e l’accaparramento di terre da adibire a discariche. Il potere dei Mallardo si estende ai comuni di Villaricca, Qualiano e di altre realtà fuori regione e si incrementa sulla base delle fidelizzazioni clientelari piuttosto che sul potere punitivo. L’azione dei Mallardo inoltre predilige una forte presa sulle economie locali, soprattutto nel mercato immobiliare. Estorsioni e spaccio di stupefacenti venivano condotti un anno fa dal nipote dei Mallardo e da un affiliato che manteneva rapporti di collaborazione tra i clan Bidognetti, Licciardi, Contini e Polverino.

Nei comunini di Grumo Nevano, Casandrino, Sant’Antimo, i Verde, i Ranucci, i Puca, i Marrazzo, i D’Agostino – Silvestre e gli Aversano sono stati fortemente contrastati dalle forze dell’ordine, provocando una situazione in cui nessuna delle famiglie è egemone o prevalente sulle altre.

Ad Afragola, a Casoria, ad Arzano, a Caivano, a Cardito, a Crispano, a FrattamaggioreFrattaminore, spadroneggia il clan Moccia, il quale si trova in un momento di grande espansione che riporta i suoi effetti sin nei comuni di Scisciano, Nola, Tufino, Roccarainola, San Paolo Belsito. Nel comune di Acerra, a causa della frammentazione e della disorganizzazione criminale ruotante intorno ai Crimaldi, i De Sena, i Mariniello, si nota l’insorgere di un vero e proprio ricambio generazionale che sta portando all’affermazione di nuove leve arricchite dal comparto delle estorsioni. I Mele e i Tedesco si stanno fortificando grazie ai proventi dello spaccio di stupefacenti. A Pomigliano d’Arco e Casalnuovo sembrerebbe esserci una terra di nessuno, un isola felice equilibrata dalla forte presa del clan Veneruso sulla Volla e l’area “219 Casalnuovo” del traffico e dello spaccio di droga.

La Provincia Orientale del Nolano e del Vesuviano è fortemente caratterizzata in quanto consta di realtà economiche criminali interne al tessuto industriale dell’A.S.I. (Area di Sviluppo Industriale) e il C. I. S. (Centro di Ingrosso e Sviluppo di Nola), l’Interporto Campania e la Zona commerciale del Vulcano Buono. Il territorio del nolano ha garantito alle famiglie criminali la possibilità di arricchirsi nello smaltimento dei rifiuti tossici, chimici, speciali, industriali. I Fabbrocino è il clan nolano più potente ed egemone nei territori di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Poggiomarino, Palma Campania, San Gennaro Vesuviano. Quest’ultimo ha costituito un vero e proprio impero suddiviso in feudi più o meno grandi, che lasciano arricchire gruppi più piccoli privi di alcun interesse egemonico, politico.

Nel Nolano confinante con la Provincia di Avellino si evidenza una calata dei Cava di Quindici, i quali attraverso dei loro luogotenenti fanno da ponte tra le prime località e la Provincia di Avellino, che, in maniera parassitaria, dirotta i proventi verso San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola, Cimitile, Carbonara di Nola, Saviano. In questa situazione di ricchezza le zone di Castellammare di Stabia, Gragnano, Casola di Napoli, Lettere, Boscoreale, Boscotrecase, le cittadine dei Monti Lattari, si sono costellate di attività agricole, con vere e proprie piantagioni di marijuana.

Nella Provincia Meridionale, precisamente nelle località di San Sebastiano al Vesuvio e Portici, sono affermati i Vollaro, i quali controllano le estorsioni, lo spaccio di stupefacenti, l’usura, gli appalti pubblici, il lotto clandestino. Ad Ercolano sopravvivono gli ormai fortemente indeboliti clan Ascione e Birra – Iacomino, fatti a pezzi dalle misure delle polizie giudiziarie e dalle istituzioni comunali di contrasto; probabile cambiamento avverrà in seguito alla scarcerazione del capo clan Papale, legato agli Ascione. A San Giorgio a Cremano vige un periodo di transizione da un gruppo criminale storico, gli Abate (sodali dei gruppi di San Giovanni a Teduccio e Barra), a uno indipendente che lega i suoi proventi allo sfruttamento del gioco d’azzardo e al clan Mazzarella. La zona di Castellammare di Stabia e Torre del Greco anch’essa vive un periodo di forti trasformazioni, per anni sottomessa al sodalizio Falanga – Di Gioia e al Gruppo scissionista. A Torre Annunziata rimane egemone il clan a connotazione familiare Gionta, il quale controlla tutto il territorio attraverso i De Simone e i Chierchia. Il settore strategico della criminalità è il traffico di stupefacenti, ambito che ha creato non poche insofferenze tra i Gionta e i Gallo – Limelli – Vangone, sodalizio originario di Boscoreale e Boscotrecase. A Boscoreale opera il gruppo criminale Aquino – Annunziata, in collaborazione con tutti i gruppi campani esperti nel comparto. I D’Alessandro e i Cesarano controllano l’area Stabiese e i comuni limitrofi, forti di un potere economico indiscusso.