Deludente pareggio al San Paolo. Dov’è finita l’umiltà, Napoli?

Deludente pareggio al San Paolo, dov’è finita l’umiltà, Napoli?

L’estrema sufficienza con cui è stato sciupato il calcio d’angolo dell’arrembaggio, l’ultima chance per vincere la partita in zona Mazzarri, o meglio quella che era la zona Napoli, è l’emblema dello spirito che sta contraddistinguendo quest’inizio di stagione dei partenopei.

Dov’è finita l’umiltà, il furore agonistico del Napoli? Forse la musichetta della Champions ha imborghesito, civilizzato quelle belve che l’anno scorso azzannavano palle e avversari?

Contro una Lazio fortemente rimaneggiata gli azzurri non vanno oltre il pareggio a reti bianche.
Sono circa in quarantamila al San Paolo per la sfida tra Napoli e Lazio, in anticipo serale. La speranza era quella di poter rivivere le mille emozioni dell’ultima sfida in terra partenopea tra le due compagini, una partita che va di diritto nell’archivio delle partite più belle di tutta la Serie A.

In realtà però il primo tempo è tutt’altro che godibile. Tanta tattica e poca tecnica. Il Napoli ha il pallino del gioco per quasi tutta la frazione, ma senza impensierire la porta difesa da Marchetti, protetto degnamente dalla rimaneggiata difesa. Reja per il momento tiene sotto scacco le corsie, arma temibile degli azzurri, e cerca di infilare centralmente la retroguardia di casa. Solo nel finale di tempo gli azzurri mostrano un po’ di tenacia e pressione, però più di un paio di sterili corner gli uomini di Mazzarri non ottengono. Meglio andare negli spogliatoi.

Il secondo tempo comincia come i tifosi sugli spalti si sarebbero auspicati. Nei primi dieci minuti della ripresa, il Napoli colleziona quattro palle gol. Lavezzi impegna severamente Marchetti e il fantasma Dzemaili rischia di segnare su punizione. In più, l’assistente dell’arbitro Rizzoli, Nicoletti, si inventa un fuorigioco di Maggio, su cui gli azzurri avrebbero sbloccato il risultato.

Nella fase centrale la Lazio tende a congelare il match, e ci riesce, cercando di volta in volta di effettuare sortite offensive.

Gli ultimi dieci minuti sono però di arrembaggio alla porta di Marchetti. Due conclusioni di Cavani e un tocco sotto misura di Lavezzi impegnano severamente l’ex portiere del Cagliari. Ma è nel recupero che l’ex estremo difensore della Nazionale può perdere di diritto il soprannome di “sedia” Marchetti (nomignolo dovuto alla poca dinamicità dimostrata tra i pali durante la spedizione sudafricana dell’Italia). In un’azione concitata in area laziale, Lavezzi tira a botta sicura. Marchetti però fa il miracolo e strozza in gola l’urlo dei tifosi azzurri di un gol, che per il secondo tempo giocato, il Napoli avrebbe meritato. Da qui il calcio d’angolo di apertura, e dunque il risultato non cambia. 0-0.

Un pareggio deludente, un punticino che cambia poco la situazione in classifica. Forse è il caso di ricalarsi nella mentalità operaia dello scorso anno, altrimenti la stagione rischia di prendere davvero una brutta piega.

Pagelle

De Sanctis 6: Ordinaria amministrazione

Campagnaro 6: Possente ma disordinato

Cannavaro 6,5: Annulla Cissè, anche se poco ci voleva

Aronica 6: Diligente

Maggio 5,5: Soffre il dirimpettaio Lulic

Dzemaili 5: Assente

Inler 6: Si può dare di più

Dossena 6,5: Un martello sulla sinistra. Strana la sua sostituzione

Hamsik 5: Ravanello pallido

Lavezzi 6,5: Sprecone e sfortunato

Cavani 5: Assente, da troppo tempo ormai

Gargano 6: Il Napoli non cambia volto

Pandev 6: Crea un po’ di scompiglio, ma nulla più

Mazzarri 5,5: Lo spirito fiammante sembra essere solo forma. Sembra non riuscire a trasmettere totalmente lo spirito che entro gli rugge

Riccardo Simeone

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