Covid – Campania resta zona gialla

La gradazione di rischio resta uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico, con le Regioni che cambiano lato dello scacchiere man mano che passano i giorni

Avanti con le gradazioni di colore e le chiusure mirate, niente lockdown nazionale finché si può. Questo l’obiettivo del governo nella speranza che i dati sul contagio inizino a calare per stabilizzare la situazione epidemiologica, ma anche quella politica. Dunque, lo spartito non cambia: resta la suddivisione in zone ‘Gialle‘, ‘Arancioni‘ e ‘Rosse‘, con tanto di ‘benedizione’ delle forze di maggioranza: dal M5S al Pd e Italia viva.

Ma proprio la gradazione di rischio resta uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico, con le Regioni che cambiano lato dello scacchiere man mano che passano i giorni.

Con l’ultima ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, infatti, Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria entrano nell’area arancione, mentre la Provincia autonoma di Bolzano passa tra quelle ad alto rischio. Infatti, il presidente Arno Kompatscher ha annunciato un provvedimento (in vigore dal 14 al 28 novembre), che prevede didattica a distanza per due settimane anche alle scuole medie a partire da sabato e per una settimana scuole d’infanzia in presenza solo per i figli di medici e operatori essenziali.

Resta in area Gialla, invece, la Campania, nonostante la pressione si faccia sempre più forte. La decisione è nell’aria, ma non scritta nella pietra. “Si aspetta il lavoro dei tecnici”, filtra da fonti di governo, senza sbottonarsi su tempi e modalità di intervento. Il ministero di Lungotevere Ripa, infatti, ha inviato sul posto gli esperti per fare un punto aggiornato sui dati dell’epidemia e appurare eventuali criticità sui numeri accorpati di recente. Quelli, per intenderci, in base ai quali la Campania, la settimana scorsa, è stata inserita nella ‘safety zone’. L’attenzione, soprattutto mediatica, che si è creata attorno alla regione scatena la reazione del presidente, Vincenzo De Luca. “La collocazione di fascia è già stata decisa, a fronte della piena rispondenza dei nostri dati a quanto previsto dai criteri oggettivi fissati dal ministero della Salute”. L’ex sindaco di Salerno sottolinea anche altri aspetti della vicenda: “Ho sollecitato io un’operazione trasparenza, pubblica e in tutte le direzioni, per eliminare ogni zona d’ombra, anche fittizia. Dunque non c’è più nulla da decidere e da attendere”.

De Luca, poi, anticipa che tornerà a chiedere, ai ministeri dell’Interno e della Salute, “provvedimenti rigorosi per il rispetto delle regole” di contrasto al coronavirus, perché “non sono assolutamente tollerabili immagini come quelle del lungomare di Napoli, o di strade e quartieri abbandonati a se stessi” che hanno inondato social network e media. La presa di posizione dello Sceriffo è ferma: “Non è tollerabile che il lavoro straordinario fatto sul piano sanitario e ospedaliero, a tutela della vita delle persone, sia inficiato da un contesto ambientale che si muove nel segno della irresponsabilità istituzionale e comportamentale”.

La lente di Speranza e dell’esecutivo, però, è puntata anche su altri territori borderline, come Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Anche se i tre governatori sarebbero intenzionati ad anticipare le mosse di Roma, studiando un’ordinanza comune per introdurre misure più restrittive rispetto a quelle stabilite per le zone ‘Gialle’, per ridurre il rischio di assembramenti. L’idea nasce dalla necessità di contenere i dati dei contagi ed evitare così di scivolare in area arancione o, peggio ancora, rossa. Secondo fonti regionali, i tre presidenti si incontreranno oggi per chiudere il documento (che dovrebbe entrare in vigore venerdì prossimo), nel quale potrebbero essere inserite anche limitazioni agli spostamenti tra comuni o province. La ‘bestia invisibile’ va domata. (Ansa)

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