Coppa Davis, il soprintendente Cozzolino scende in campo e detta le regole per i lavori

Chiamarlo stadio “fa impressione”. Meglio “Arena Caracciolo, in onore dell’ammiraglio”. Così il soprintendente Giorgio Cozzolino scende in campo per la Coppa Davis

Quando ha saputo che Napoli avrebbe ospitato nuovamente la Coppa Davis, il Soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici Giorgio Cozzolino ha scritto direttamente al sindaco Luigi De Magistris. Per ricordargli che, nonostante i dissapori intercorsi tra la Soprintendenza e Palazzo San Giacomo (chi non ricorda l’infuocata polemica dello scorso settembre sui concerti a piazza Plebiscito?), i due enti devono imparare a collaborare per il bene della città.

Comune e Soprintendenza: accordi e disaccordi

Quindi sì ai grandi eventi, ma con rispetto dei vincoli architettonici e paesaggistici. Che a via Caracciolo sono tre. Quindi tribuna più bassa per non deturpare la vista del lungomare e un rivestimento per nascondere i tubolari delle impalcature di metallo. E poi, una permanenza ridotta dell’intera struttura sul lungomare, massimo 20 giorni. Queste le condizioni dettate dal soprintendente Cozzolino, che negli ultimi giorni ha incontrato sia il progettista Fabio Casalini sia il presidente del Tennis Club Luca Serra, e per ben due volte l’assessore all’urbanistica Carmine Piscopo. Un incontro che, da ambo le parti, sembra essere stato soddisfacente e proficuo. Lunedì dovrebbe essere presentato il progetto ufficiale.

Tregua all’orizzonte prima dell’udienza del Tar sulla querelle “piazza Plebiscito”.

Che la coppa Davis possa essere l’occasione giusta per siglare una tregua tra Soprintendenza e Comune? Si spera di sì; intanto, l’udienza davanti al tribunale del Tar per la querelle “piazza Plebiscito” è fissata per il 2 maggio. Un mese dopo la Coppa Davis.