Contribuenti campani in rivolta per bollette errate o indebite

Contribuenti campani in rivolta. Bollette errate, indebitamente presentate, mentre tutto potrebbe essere chiarito e risolto tra gli enti pubblici, i gestori dei servizi, le Authority, le istanze politiche.

Nessuna speranza per l’anno nuovo segue alle centinaia di migliaia di cartelle esattoriali inerenti la Tassa dei Rifiuti, risultate più che alterate, e quelle risultanti immediatamente come non dovute relative alla Gori,  il soggetto giuridico gestore del servizio idrico nelle aree del Sarnese e del Vesuviano.

Contribuenti in tutta la Campania in rivolta

Sia nel caso della Tassa dei Rifiuti che in quello del conguaglio per i servizi idrici che la Gori ha gestito dal 2006 al 2012, importi considerevoli sono venuti a pesare prima della fine dell’anno su un più che alto numero di famiglie e aziende: secondo un calcolo approssimativo tutto il pacchetto si aggira tra i 500 e i 750 euro a famiglia o azienda.

Problemi con Tassa dei rifiuti e del prelievo idrico

Per quanto riguarda la Tassa dei rifiuti sicuro sono 50.000 le richieste esattoriali errate già inviate,  circa il 14% di contribuenti su un bacino totale di almeno 380.000 soggetti, come sicura sarà la pericolosità della  situazione che in questi giorni dovrà essere gestita dal Comune di Napoli tra Palazzo San Giacomo e gli Uffici comunali di Corso Arnaldo Lucci in seguito ai già 80.000 ricorsi tra telefonate e moduli di autotutela inviati via fax.
Per poter correggere gli errori i contribuenti devono, comunque, recarsi negli uffici preposti o contattare i rispettivi centralini per poter notificare, con documenti e cifre alla mano la caratura delle richieste indebite.
In questi giorni il Comune rafforzerà le strutture burocratiche che dovranno occuparsi dei primi 80.000 ricorsi, per poter in tempi ragionevoli accogliere e correggere le pratiche.
Tutt’altra soluzione sembra essere richiesta per il caso Gori e tutt’altro che celere e garantita appare essere una concreta messa in pratica. Per chi non lo sapesse i 122 milioni di euro che la Gori ha quantificato come credito da recuperare entro il 2017, di cui 61 milioni nel 2014, fanno parte di un credito che dovranno coprire le spese aziendali relative a un debito che la Regione Campania vanta nei confronti di quest’ultima.
Tutto potrebbe risolversi, o almeno la rivolta delle associazioni e dei soggetti coinvolti potrebbe stemperarsi, con un incontro inter partes tra Regione Campania, Gori e i comuni coinvolti nella bufera; e invece no, il “recupero partite pregresse ante 2012” della Gori incalza, 500.ooo utenti appartenenti a 76 Comuni minacciano rivolta e lo sciopero fiscale e le associazioni come Federconsumatori e Codacons si armano di avvocati per organizzare e irregimentare la reazione.

Federconsumatori e Codacon schierate

Dall’interland vesuviano alla Penisola sorrentina, dall’Agro nocerino-sarnese e da Mercato San Severino al Nolano fino a Casalnuovo, i contribuenti tra famiglie e aziende contestano chi per prescrizione, chi per irregolarità nelle fatture, chi per consumi mai realizzati, ciò che la Gori afferma e cioè che «si sono accumulati nel corso del tempo, a causa dell’inadeguatezza delle tariffe deliberate dall’assemblea dell’ente d’ambito, una serie di debiti. Le delibere dei 76 comuni dal 2006 al 2012 «non assicuravano la copertura dei costi di gestione, con la conseguenza che l’azienda ha maturato un significativo credito».
I consumatori non la vedono così e scatta una rivolta. Sui Social molti cittadini si aggregano «contro il recupero delle partite pregresse ante 2012 di Gori», e l’annullamento delle fatture. Il primo step è quello dell’invio dei moduli di autotutela dove si notifica le insostenibilità e le incongruenze nelle bollette.
La legge prevede che «i conguagli richiesti devono essere espressi in unità di consumo, devono essere evidenziati in bolletta separatamente dalle tariffe approvate per l’anno in corso, e deve essere specificato il periodo di riferimento». Tutto ciò non è rispettato dalle bollette inviate.
Nel frattempo la Gori sostiene che nel 2012 vi fu una delibera parlamentare che in sintesi coinvolgeva tutti i 76 comuni coinvolti nella faccenda e li obbligava a pagare. I 76 comuni rispondono alla Gori che essa ha frainteso la delibera, in quanto quest’ultima confermava il recupero dei crediti ma non l’aumento delle tariffe.
Non poche contraddizioni fioccano ascoltando le dichiarazioni, come del resto non è ancora chiara come mai l’Authority per l’energia non si sia ancora espressa sulla faccenda. Nel 2012 restava comunque chiara la possibilità di aggiornare le tariffe ma a ribasso e non a rialzo, come invece pretendeva e pretende la Gori sin dal 2006.