Caso McDonald’s, ai nostri microfoni Alessandra, licenziata per aver difeso i lavoratori (VIDEO)

“Io, licenziata perché sindacalista”. Ai microfoni di Road Tv Italia Alessandra racconta la sua storia di persecuzione

Sono mesi ormai che i lavoratori del Mc Donald’s di piazza Municipio protestano e indicono scioperi per impedire i licenziamenti, ma a quanto pare anche protestare civilmente è diventato proibito. Lo sa bene Alessandra Vitangelo, sindacalista Uil Tucs che sta dando voce ai lavoratori del McDonald’s che hanno subito o rischiano il licenziamento. Un destino che, per ironia della sorte, è toccato anche a lei. Un paio di settimane fa, dopo le proteste del 7, 8 e 9 febbraio, anche Alessandra ha ricevuto la sua lettera di licenziamento. La causa sarebbe un presunto furto. Un ammanco di circa 16 euro dalla cassa. Almeno queste le motivazioni ufficiali fornite dall’azienda. Ma Alessandra non ci sta a passare per ladra, e ai nostri microfoni racconta la sua versione dei fatti.

Io, perseguitata dall’azienda.

“Una storia di persecuzione. Così Alessandra Vitangelo definisce il suo rapporto lavorativo con la Mc Donald’s Italia, troncato improvvisamente dall’azienda lo scorso 10 febbraio. Una storia di persecuzione iniziata già a dicembre dello scorso anno, quando cioè si è avviata la procedura di mobilità per i dipendenti del ristorante di piazza Municipio. “In quell’occasione” racconta Alessandra, “l’azienda ha ben pensato di togliermi il mio ruolo di hostess e di farmi fare 6 turni su 7 alla chiusura del ristorante, senza tenere conto del fatto che sono una madre lavoratrice con due bambini piccoli”. Poco dopo, racconta Alessandra, sono arrivate le contestazioni per i permessi di maternità facoltativi, nonostante siano regolarmente pagati dall’Inps, e infine sono “arrivati ‘miracolosamente’ gli ammanchi in cassa. Prima 25 euro, che le sono stati sottratti dalla busta paga, “senza tenere conto del fatto che noi non abbiamo un’indennità di cassa, e che io, in qualità di hostess, dovrei ricoprire tutt’altro ruolo”; poi un successivo ammanco di 16 euro, dopo il quale è scattata la sospensione cautelare.

Contestazioni nulle.

Ma Alessandra non ci sta a restare dalla parte del torto. “Le contestazioni che mi sono state fatte sono nulle” spiega. “Durante il periodo di sospensione ho continuato la mia attività sindacale” racconta, “e forse questo non è piaciuto ai vertici dell’azienda”. Poi, il lunedì successivo ai primi scioperi, anche per lei è arrivata la lettera di licenziamento. Alessandra non ha dubbi: si è trattato di un caso di persecuzione mirata, antisindacale e molto grave. “Se un caso come il mio viene avallato, si creerà il precedente per tanti altri licenziamenti ingiustificati e pretestuosi. Oggi Alessandra si chiede quale sia il vero motivo del suo licenziamento, e lancia un appello ai vertici dell’azienda: “E’ possibile licenziare un lavoratore senza indennità cassa per un ammanco di soli 16 euro? O ci sono altri motivi dietro, come le mie battaglie per i lavoratori?”.