Caso Bisceglia

Caso Bisceglia: da Cosenza nuove rivelazioni sull’incidente

Da alcune indagini giornalistiche cosentine arrivano alcune novità sul caso Bisceglia. Molto probabilmente non fu fatalità.

Su laprovincia.diCosenza.it nuove notizie provengono dalle indagini del giornalista Michele Santagata, in merito alla “tragica fatalità” che il 1 marzo scorso coinvolse il sostituto procuratore di Napoli Federico Bisceglia e il medico Anna Russolillo sull’Autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria, al km 205,700 della carreggiata Sud (tra gli svincoli di Frascineto e Sibari).

Il caso Bisceglia e il secondo incidente fantasma

In base a quattro testimonianze attendibili, di cui il giornalista per ovvie ragioni di sicurezza si riserva di rivelare le identità, nella serata del 1 marzo non vi fu solo un incidente, quello in cui perse la vita il giudice Bisceglia, ma anche un’altro sulla carreggiata Nord.  Sabato 28 febbraio verso le ore 20:45 dall’auto dei quattro testimoni suddetti, provenienti da Salerno, diretta in direzione Sud verso Cosenza, appena sorpassato l’autogrill di Castrovillari, hanno notato nella carreggiata direzione Nord verso Salerno un gruppo di auto di polizia stradale, ambulanze e pompieri con sirene spiegate ferme come sul luogo di un incidente.

Quattro testimoni contraddicono la versione ufficiale

Nelle ore successive all’incidente del magistrato, in tutte le redazioni stampa on line e cartacee, si parlò solo di un incidente sulla carreggiata Sud e non su quella Nord e avvenuto verso le ore 23:30 e non le 20:45. Come mai niente e nessuno ha mai parlato del primo incidente? In base ai testimoni è avvenuto un incidente che il resto d’Italia non conosce: perché e cosa vuol dire questa stranezza?

Secondo le testimonianza dell’Anas di Cosenza, della Polizia stradale di Frascineto, del benzinaio e del barista dell’Autogrill di Castrovillari, l’incidente riportato dai quattro testimoni non è mai avvenuto. Anzi non esiste alcun rapporto o fonte video che ha registrato alcun avvenimento alle ore 20:45 sull’A3, carreggiata direzione Nord verso Salerno.

Tra non pochi il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio solleva dubbi sulla “tragica fatalità” che ha coinvolto il magistrato, soprattutto se si considera che l’auto su cui viaggiava Bisceglia era un’ammiraglia, una Lancia K, che prima di svoltare verso una scarpata e fare un volo di trenta metri, percorreva un tratto rettilineo di asfalto totalmente sgombro, con alla guida un uomo che godeva, secondo le analisi, di perfette condizioni fisiche. Probabilmente tra le ipotesi sulle cause della morte convincono più quelle pertinenti a un probabile assassinio di camorra che quelle inerenti a un possibile colpo di sonno. Il giudice Bisceglia, attualmente indagava sul caso Terra dei fuochi e sulle continuità tra politica, imprenditoria e mafia per quanto riguarda il traffico internazionale dei rifiuti ordinari e speciali.

L’oncologo Antonio Marfella, a proposito della morte del sostituto procuratore commenta su Facebook che “l’incidente stradale misterioso del magistrato Federico Bisceglia, che in questo ultimo anno aveva preso le redini di numerose e delicatissime indagini nella mia terra, e non solo di ecomafia, ma anche sul mostruoso caso di pedofilia della piccola Fortuna” non aveva nulla o quasi di un fatale incidente e che la serie di piroette sulla carreggiate potrebbero aver a che fare più con le minacce dei Casalesi che con un incidente stradale. Antonio Marfella ricorda come Carmine Schiavone, una settimana prima di morire di “infarto“, lo aveva avvertito nel seguente modo: Se le capita un incidente stradale come al Generale Gennaro Niglio (generale dei Nas morto in un misterioso incidente stradale in Sicilia nel 2004) le sia chiaro che non siamo stati noi (gli affiliati al Clan)”.

Quando c’è il minimo dubbio, non ci sono dubbi

Troppe coincidenze, troppe discrepanze, troppi dubbi e rimandi, orbitano intorno allo strano incidente di Bisceglia. Sempre più spesso si rimane convinti che in terra di camorra non esistono coincidenze e le contraddizioni sono i sintomi di un fenomeno che ci scorre fin dentro le nostre vene. Negli affari di camorra “anche quando c’è il minimo dubbio, non ci sono dubbi” e sicuro, al contrario di quanto accade nelle scienze esatte, la risposta più semplice ed evidente non è per niente quella giusta.