Cantieri Metropolitana, sindacati annunciano sciopero dei lavoratori

I lavoratori dei cantieri della Metropolitana hanno indetto uno sciopero a oltranza per chiedere il reintegro dei loro colleghi licenziati

I cantieri della metropolitana linea 1 e linea 6, da Mergellina  al Centro Direzionale passando per piazza Municipio, sono bloccati da questa mattina. I sindacati hanno indetto uno sciopero a oltranza dei lavoratori dei cantieri Metropolitana che potrebbe comportare notevoli ritardi nell’apertura delle nuove stazioni metro, in primis quella di piazza Municipio, prevista per dicembre.

Cantieri Metropolitana: “Chiediamo il reintegro dei lavoratori licenziati”

Il motivo è semplice: chiedere il reintegro dei 180 lavoratori licenziati tra il 2011 e il 2014, impiegati a vario titolo nei cantieri del Consorzio Metropolitane. “Il paradosso” spiega il segretario Cgil Ciro Nappo, “è che sono stati stanziati 650 mln di euro di finanziamenti per il prolungamento della tratta metropolitana da Garibaldi a Capodichino, ma l’azienda continua a licenziare”. Gli ultimi licenziamenti ci sono stati appena 2 mesi fa. Il presidente di Metropolitane di Napoli, Giannegidio Silva, “aveva promesso il reintegro di questi lavoratori non appena sarebbero arrivati i fondi”. Ma il reintegro non c’è mai stato, e i lavoratori temono che, una volta terminati i lavori per la costruzione delle stazioni, possano esserci nuovi licenziamenti.

Chiarezza anche sulla morte dell’operaio nel cantiere Municipio

“Il loro obiettivo” afferma Nappo, “sembra quello di affidare tutto a ditte esterne tramite subappalti; ditte che noi, come sindacati, nemmeno conosciamo”. La vicenda si infittisce, soprattutto se si guarda alla cronaca recente, che ha visto la morte, in circostanze misteriose e ancora da chiarire, di un operaio nel cantiere della metro  di piazza Municipio, che, dice Nappo, “posso affermarlo con certezza, lavorava a nero per 50 euro al giorno. Cinquanta euro che alla Cgil non sanno nemmeno da chi gli venivano dati.

“Il presidente  Silva dice che la Working Italia srl, che si occupava dei lavori nel cantiere di piazza Municipio, è stata sollevata dai suoi incarichi; ma noi non lo sappiamo. Quello che sappiamo invece è che i lavoratori regolarmente assunti che hanno prestato servizio in quel cantiere non hanno ricevuto il pagamento per il mese di settembre, e stanno per aprire una vertenza con la Working Italia srl”. 

Nel consorzio Metropolitana invece ci sono aziende come Astaldi, Moccia, “quelle, per intederci, che hanno realizzato i lavori a Toledo, la tanto decantata metropolitana più bella del mondo, dice ironicamente Nappo. Ironicamente perché l’apertura della metro di Toledo ha portato un altro maxi licenziamento, quello dei lavoratori che si erano occupati dei lavori di scavo dei tunnel. Lavoratori per i quali, a fine dicembre, scadrà la mobilità in deroga, ma che non sono mai stati riassunti dal consorzio Metropolitana. Anzi. “Ieri, durante una riunione, il presidente Silva ci ha fatto capire chiaramente che questo reintegro non avverrà” dice Nappo. “I lavoratori hanno annunciato uno sciopero a oltranza. Chiedono chiarezza sulla loro situazione, sulla situazione dei loro colleghi. E noi come sindacato vogliamo chiarezza, chiarezza su quello che è già successo nel cantiere di piazza Municipio” dice Nappo, riferendosi alla morte dell’operaio, “e sul futuro dei cantieri di Centro Direzionale e Capodichino”. A chi verranno affidati? In che modo? E che fine faranno i lavoratori licenziati? Queste le domande che premono di più oggi.

Lunedì mattina i lavoratori del Consorzio Metropolitana andranno in corteo da piazza Garibaldi a piazza Municipio, dove organizzeranno una conferenza stampa per raccontare le loro ragioni e le loro paure. “Vogliamo soprattutto chiarezza” ribadisce Nappo della Cgil. “650 mln di euro ci sembrano una bella opportunità per reintegrare i nostri lavoratori licenziati e magari offrire un’opportunità anche a qualche disoccupato, senza fare subappalti selvaggi a ditte a noi sconosciute. Altrimenti non si va da nessuna parte. E nei cantieri si continua a morire come 50 anni fa”.