Camorra, torna libera la sorella del capoclan Michele Zagaria

La donna non hai mai rotto i legami con il clan, di cui è stata una figura apicale dopo l’arresto di Michele e degli altri tre fratelli e la morte del marito Francesco

La donna non hai mai rotto i legami con il clan, di cui è stata una figura apicale dopo l’arresto di Michele e degli altri tre fratelli e la morte del marito Francesco

Dopo aver scontato quasi sei anni (cinque anni e nove mesi) dei sette cui era stata condannata per associazione camorristica, è tornata in libertà Elvira Zagaria, sorella del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria. La donna, che ha usufruito della liberazione anticipata, era stata condannata per le infiltrazioni del clan nella gestione dell’ospedale di Caserta; fatti che avevano portato nell’aprile del 2015, allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche dell’azienda ospedaliera casertana.

La Zagaria, dopo la scarcerazione dal carcere di Rebibbia, è tornata a Casapesenna, comune di origine e residenza della famiglia del capoclan. Appena il 22 settembre scorso, la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna a sette anni per Elvira Zagaria, annullando però la confisca dei beni. La sorella del boss, mentre scontava la pena, aveva usufruito anche degli arresti domiciliari in una lussuosa villa di Boville Ernica, in provincia di Frosinone. Qui, lo scorso mese di agosto, era stata raggiunta da un aggravamento della misura cautelare in seguito ad indagini che avevano documentato un’uscita secondaria, che poteva essere utilizzata per eventuali fughe, e la presenza presso l’abitazione di un altro affiliato al clan dei Casalesi. Per questo era stata portata nel carcere di Rebibbia dove è rimasta fino a ieri quando è stata scarcerata.

La Zagaria era stata condannata il 28 marzo 2019 con sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Napoli alla pena di anni 7 di reclusione, per il reato di associazione di stampo mafioso; era quindi finita al carcere di Messina, poi a maggio scorso aveva ottenuto i domiciliari, ma non aveva mai rotto i legami con il clan, di cui è stato un “dirigente” apicale dopo l’arresto di Michele e degli altri tre fratelli e la morte del marito Francesco, colui che si occupava di reperire appalti per conto del clan negli enti pubblici, come l’ospedale di Caserta.

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