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Ancelotti ha vinto tre Champions, ma Sarri ha cambiato il calcio italiano

L’attuale tecnico azzurro ha portato un respiro internazionale mai visto prima all’ombra del Vesuvio, ma l’ombra dell’allenatore toscano con sangue bagnolese fatica ad andare via non solo dalla città

Calcio Napoli: Sarri-Ancelotti, la sfida infinita a distanza tra i due tecnici che continuano a dividere i tifosi azzurri si sposta in Nazionale.

Calcio Napoli: Sarri-Ancelotti | Forse definirla sfida infinita è un eccesso, indubbiamente entrambi hanno dato e stanno dando qualcosa di unico al Calcio Napoli. Maurizio Sarri ha regalato la squadra e il gioco più belli mai visti all’ombra del Vesuvio. Così come mai dalle parti di Castelvolturno si era avuto un respiro così internazionale come da quando è presente l’uomo delle tre Champions League. Quel Carlo Ancelotti che ha scelto Posillipo rispetto alla tranquillità del ‘bunker’ a Lago Patria del tecnico toscano. Oggi al Chelsea dove sta esportando quello che oltremanica è già stato ribattezzato come il ‘Sarri ball’.

Ma anche a così tanti chilometri di distanza, il lascito di Maurizio Sarri sembra davvero essere eterno, capace dicambiare qualcosa che sembrava inattaccabile, ancorato a se stesso. Nelle vittorie come nelle sconfitte. Ovvero, la mentalità del calcio italiano e della Nazionale. Da quando l’azzurro si unisce al tricolore, l’italico vessillo è sempre stato identificato con il catenaccio e la legge del risultato. Quella idea fatta ossessione, a dispetto di tutto il resto, dalla Juventus, per cui vincere fosse l’unica cosa in grado di significare qualcosa. Ma domenica sera, durante la sfida di Nations League tra Italia e Polonia, si è visto qualcosa di diverso. Si è vista l’Italia giocare a calcio. E farlo con i dettami ‘sarriani’.

L’eredità di Sarri ai tecnici giovani della Serie A

I suoi detrattori forse non lo ammetteranno mai, ma Maurizio Sarri ha cambiato il modo di vedere il calcio in Italia. Lo si vede attraverso il modo di far giocare le rispettive squadre da parte dei tecnici giovani come Giampaolo e De Zerbi. Che non cercano più di vincere e basta, ma di farlo attraverso il gioco. Non può essere un caso se lo stesso tecnico del Sassuolo, a precisa domanda in merito alla paura di affrontare Ronaldo al suo arrivo in Italia, rispose con un secco “l’importante è che sia andato via Sarri, non dovremo più affrontare le sue squadre”.

calcio napoli sarri ancelottiUna sorta di virus che, con buona pace di chi, invece, continua a pensare che la differenza nel calcio non debba farla il bel gioco, e poco importa se si è disposti a tutto pur di ottenere la vittoria, ha contagiato tutti. Anche uno dei ‘nemici’ del tecnico di Figline Valdarno con sangue bagnolese a pulsare nelle vene. Quel Roberto Mancini che ha restituito in una sola notte l’Italia agli italiani, o gli italiani all’Italia, senza che si voglia leggere con alcuna accezione politica questa frase. Ma nel senso più nobile del termine. A fronte di una passione riscoperta e mostrata dagli ascolti tv di chi non si è staccato mai dalla diretta su Rai Uno. Esaltato dal gioco mostrato dagli azzurri, anche a dispetto del risultato.

Per passare alla storia si deve far partire un cambiamento

Ecco, forse Maurizio Sarri non avrà nel suo palmares personale tre Champions o 7 scudetti di fila, ma sa benissimo come per passare alla storia non sia necessario essere dei vincenti. Anzi. Sa benissimo come per passare alla storia sia necessario lasciare ad essa qualcosa. Far partire un cambiamento. Quello che è cominciato dall’arrivo di questo ex bancario in Serie A, con l’Empoli prima e con il Napoli poi. Quello che ha spostato, diremmo capovolto, la prospettiva del calcio italiano. Che ha messo il risultato in secondo piano nella patria del catenaccio. E forse tutto ciò vale molto di più.

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