Cade a pezzi Villa Ferretti a Baia, bene confiscato al clan Pariante

Frana in mare la parte esterna di villa Ferretti, bene sito in Baia confiscato nel 1995 alla malavita organizzata: l’edificio, ristrutturato con fondi europei, marcisce tra le gravi colpe dell’amministrazione incapace, da un decennio a questa parte, a consegnare dignità a ciò che dovrebbe rappresentare il simbolo della legalità in terra flegrea.

E’ inaccettabile lo stato in cui è lasciata morire la villa che fu del clan Pariante, sottratta alla camorra per permettere al Comune di Bacoli di utilizzarla per finalità socio-culturali. Propositi, annunciati negli anni ed intensificati dalla giunta in carica guidata dal sindaco Ermanno Schiano, a cui è seguita soltando una condizione di fatiscenza, occultata agli occhi della cittadinanza e dell’attivismo civico e sociale campano, proprietari legittimi del patrimonio pubblico adagiato alle pendici del Castello Aragonese di Baia. Senza che nessuno abbia ancora motivato all’opinione pubblica ed alle istituzioni regionali e nazionali il perchè di una disfatta, coperta soltanto da comunicati stampa di facciata.

Le foto che si ripropongono di seguito sono state scattate la scorsa settimana nel corso di un sopralluogo realizzato in loco da Josi Gerardo Della Ragione ed Adele Schiavo, rappresentanti del Gruppo Indipendente in Consiglio Comunale, proprio per visionare da vicino lo stato d’avanzamento dei lavori al “Parco” di villa Ferretti, e di quelli conclusi all’interno dell’opera confiscata. Ristrutturazioni costate (tra finanziamenti già erogati ed altri ancora da elargire) alla comunità oltre 3 milioni di euro.

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E se per i primi, di cui si parlerà in modo approfondito nel corso di un prossimo articolo, c’è l’attenuante dei cantieri ancora aperti (con un ritardo dal termine dei lavori già di circa un anno), i secondi, terminati da un anno e mezzo, palesano uno stato di drammaticità tale da mettere in serio pericolo la “vita” futura di villa Ferretti. Martoriata dall’utilizzo, nonostante i lauti investimenti pubblici, di materiali scadenti.

Gli interni della Villa

All’interno, tutte le mura della struttura sono screpolate ed ammuffite. Nessuna delle numerose stanze dislocate su tre piani è stata risparmiata dalla forza corrosiva di vernice inadeguata per una villa adagiata a due passi dal mare. In alcune di esse, anche l’intonaco è caduto sul pavimento. Gran parte delle imposte esterne delle finestre, nuove di zecca, sono già arrugginite, rendendo impossibile finanche l’utilizzo della chiave per chiuderle di notte o con il maltempo.

L’immobile è inoltre privo di energia elettrica, lasciando inutillizzati i climatizzatori che, mai messi in funzione da due anni, potrebbero essere destinati alla discarica prim’ancora del proprio utilizzo. Dal tetto, coperto alla meno peggio, cola acqua piovana ben visibile dalle infiltrazioni presenti in più punti del soffitto. Ma, al di là di ulteriori descrizioni, restano le foto a comunicare meglio la rovina di un’oasi della legalità sottratta alla camorra per essere utilizzata solo per falsi proclami.

Alla stegua di una calamita utile per attrarre in terra flegrea fior fior di fondi europei per la ristrutturazione e la riqualificazione.

La storia

Dal 2003, anno del passaggio definitivo del bene al Comune dopo le pratiche avviate nel 2000, ad oggi, è abbastanza semplice fare la conta dei milioni di euro assegnati tra il cespite centrale e l’esteso parco limitrofo di 12.000 metri quadrati (di cui alcuni, incredibilmente, ancora indebitamente occupati da terzi).  La villa fu sequestrata nel 1995, con confisca definitiva nel ’97, a Giuseppe Costagliola, legato a Rosario Pariante, che l’aveva acquistata agli inizi degli anni ’90 per una somma superiore ai 200 milioni di lire. La roccaforte del clan locale legato ai Di Lauro .

Nel verbale di consegna con cui l’Agenzia del Demanio trasferisce il bene al Comune di Bacoli, recepita dalla giunta cittadina, si legge infatti: “L’Agenzia del Demanio, Direzione Centrale Beni Confiscati (…) ha disposto il trasferimento al patrimonio indisponibile del Comune di Bacoli (…) per finalità socio culturali, in particolare per essere destinati a biblioteca, centro culturale polivalente ad indirizzo musicale espositivo, sala conferenze e/o congressi, attività archeologiche subacquee in collegamento con il costituendo Parco Archeologico sommerso di Baia”.

Obiettivi rimasti su carta poiché, in realtà, tra zone d’ombra e lavori nefasti, le finalità ad oggi raggiunte sono state ben altre.

Per la ristrutturazione del complesso di villa Ferretti, dal Programma Operativo Regionale Campania 2000-2006 e del Progetto Integrato Territoriale Campi Flegrei, furono in una prima fase stanziati 1,5 milioni di euro. I risultati dei lavori, la cui storia è cominciata tra il 2006 ed il 2007, è documentata dal dossier fotografico realizzato dai consiglieri d’opposizione. A ciò vanno aggiuti altri 300 mila euro circa dei fondi del Progetto Integrato regionale per le aree protette, finalizzate a delle parti interne della villa e degli arredi del pontile (quello franato, tra il silenzio di tutti, qualche settimana fa).

Finito qui? Nient’affato. Dalla Regione Campania nel 2010 sono stati previsti investimenti per altri 2 milioni di euro, per il progetto denominato “Parco di Villa Ferretti”. I cui lavori, che si documenteranno nei prossimi giorni, restano fermi per problemi legati al pagamento degli operai all’opera sul cantiere.

C’è da segnalare inoltre, qualora ve ne fosse bisogno, che tutti i finanziamenti sono passati o sono tutt’ora nelle mani del Comune di Bacoli, e che la direzione tecnica (che fungeva anche come controllo) era demandata al pensionato ingegnere capo dell’ente, Michele Balsamo. Il medesimo a cui l’amministrazione in carica, visti i risultati ottenuti in quest’angolo di auspicata legalità, aveva affidato anche la gestione dei lavori (da decine di milioni di euro) previsti per la bonifica dei laghi Miseno e Fusaro.

Le amministrazioni comunali

E se, dopo l’acquisizione avvenuta con la seconda amministrazione Illiano, con la prima esperienza Coppola (con Schiano, Luigi Della Ragione, Antonio Carannante e buona parte dell’attuale maggioranza al governo di Bacoli), il commissariamento del prefetto Stasi, la seconda esperienza Coppola (con ancora Simone Scotto di Carlo, Geppino Laringe, Salvatore Grande, ed altri attuali esponenti del Pdl cittadino), il complesso confiscato era caduto nel baratro dell’oblio, gestito in modo  poco trasparente; con l’esperienza del sindaco Schiano, da tre anni alla guida di Bacoli, è più e più volte stato ripreso dalle cronache nere, sociali e politiche regionali e nazionali per atti vandalici, mancanza di sicurezza, clamorosi flop, e promesse di facciata.

Utili soltanto per diradare per qualche mese l’alone negativo calato sul bene a causa dell’evidenza dei fatti.

Prima è stato trasformato, con regolare (quanto surreale) bando di gara, a parcheggio per finalità speculative; poi è stato depredato con il furto di climatizzatori; poi ancora è stato teatro dello scontro tra il primo cittadino e l’Asgam, associazione di volontariato dedita alla cura di bambini affetti da disagi ed handicap, cacciata d’imperio; sino ad arrivare all’incendio del motorino di propietà del custode (comunicato giugno 2012), alle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, ed alla cronaca, nascosta, degli ultimi giorni con lavori fermi e, laddove conclusi, ampiamente insufficienti.

Ma, come si diceva, l’inerzia dei primi anni del nuovo millennio è stata acuita dalla giunta Schiano attraverso una lunga serie di proclami privi di sostanziale contenuto. Su tutti si ricordano, oltre i ripetuti annunci circa l’apertura definitiva della villa al pubblico, quelli relativi all’insediamento del Consorzio Interuniversitario “Civiltà del Mediterraneo” (comunicato luglio 2011) (secondo comunicato), e, come bugia degli utlimissimi giorni, addirittura di uno Sportello Antiracket (comunicato gennaio 2013). Entrambi dovevano essere sistemati all’interno dell’edificio, le cui condizioni di fatiscenza possono essere ben palesi a tutti.

Vogliamo chiarimenti immediati

Per questo motivo noi chiediamo che, nell’immediato, il sindaco Ermanno Schiano ed i suoi assessori, chiariscano in Consiglio Comunale:

  • le motivazioni poste alla base di una così ingiustificata e gravissima decadenza;
  • i responsabili della realtà documentata in foto;
  • quali siano le prospettive presenti e future dell’intera area confiscata.

Per questo motivo chiediamo che l’intero bene possa finalmente diventare, con la forza dell’associazionismo civico locale, flegreo, provinciale, campano, un punto di riferimento per la legalità in un territorio (come anche, nello specifico, quello di Bacoli) non esente dalla lunga mano della malavita organizzata. E che venga utilizzato, quanto prima, per le finalità poste alla base dell’atto di consegna della villa dall’Agenzia del Demanio al Comune.

Dal 2000 la città aspetta di mettere piede in ciò che gli è proprio. Dal 2000 si attende di poter finalmente mettere a segno, a Bacoli, il primo colpo grosso contro quella “montagna di merda” (citando Impastato) che è la camorra.

Quella che uccide sparando; la medesima che vive approfittando dei tumori, e delle silenziose connivenze, dello Stato: da quello centrale sino a giungere ai drappelli istituzionali di Regioni, Provincie e Comuni.

Josi Gerardo Della Ragione

Si ringrazia FreeBacoli

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