Buche (e buchi) di Napoli: adottiamoli!

Di Marco Ehlardo

 

Se c’è qualcosa che dà fisicamente l’immagine della stato della città, queste sono le buche nelle nostre strade.

Superata (per ora) l’emergenza rifiuti, l’emergenza strade è sotto gli occhi di tutti.

Non solo poi non ci sono soldi per aggiustarle, ma sono un ulteriore aggravio per le casse del Comune, viste tutte le cause per risarcimenti danni intentate da coloro che si vedono distrutti pneumatici o, peggio, sono vittime di incidenti a causa delle buche, in particolare per i mezzi a due ruote.

Ma le buche sono l’aspetto più evidente della crisi.

Quello meno visibile ma ancora più drammatico sono i “buchi”.

Il buco della disoccupazione giovanile, ben oltre il 40%; un dato peraltro molto sottostimato, perché calcolato sui giovani che cercano lavoro, e che non tiene conto di quelli che non lo cercano più, almeno per i canali ufficiali.

Il buco dell’inoccupazione femminile, visto che solo una donna su quattro risulta avere un lavoro.

I buchi nei bilanci delle aziende partecipate dal Comune; di questo, ahinoi, ne sappiamo ben poco, se non che persino l’unica azienda che in passato era in attivo, la Metronapoli, ora risulta in deficit.

I buchi nei servizi sociali; se in Italia gli asili nido coprono solo l‘11,8% dei posti necessari, da noi siamo addirittura al 3%. Le case famiglia chiudono per assenza di fondi, i centri antiviolenza sono delle chimere, etc etc etc…

Davanti alle difficoltà delle amministrazioni locali, ed alla scarsa sensibilità di quelle nazionali, come cittadini, e membri della società (definita come “collettività umana storicamente e geograficamente definita, unita da leggi e istituzioni comuni al fine di garantire gli interessi generali e la reciproca coesione”) non possiamo stare fermi ad aspettare, dobbiamo darci da fare e metterci la faccia.

E allora potremmo tutti assieme fare piccoli gesti, che messi insieme potrebbero fare cose rivoluzionarie.

Ad esempio in alcune zone della città i commercianti adottano delle aiuole, in maniera da tenerle sempre curate a beneficio di tutti; perché non farlo anche con le strade e le buche?

I commercianti di alcuni quartieri potrebbero unirsi e “adottare” le proprie strade, intervenendo per tenerle in condizioni decenti; ne trarrebbero sicuramente grandi vantaggi loro per primi.

E così gli esercizi commerciali potrebbero “adottare” un giovane assumendolo, anche part-time; sarebbe uno straordinario esempio di sensibilità sociale, di ridistribuzione della ricchezza, di crescita anche dell’economia che tornerebbe utile allo stesso settore del commercio sempre più asfittico.

Idem per le piccole e medie aziende del territorio. Pensiamo cosa accadrebbe se ogni azienda ed esercizio commerciale assumesse “solidariamente” un giovane; migliaia di neo assunti, migliaia di “neo-consumatori”, un’economia locale che riprende a girare.

E ancora gruppi di aziende potrebbero associarsi per finanziare asili pubblici sui loro territori, case famiglia, centri anti violenza. Sarebbe la realizzazione del sogno (utopico?) del valore sociale delle imprese previsto nell’articolo 41 della nostra Costituzione e che recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

E infine, e su questo insisterò finché ne avrò le forze, noi cittadini dobbiamo lottare senza sosta per la trasparenza delle nostre amministrazioni, per sapere entità e motivi dei “buchi”, per partecipare alle scelte che incidono sulle nostre vite.

Una grande alleanza tra istituzioni, aziende, cittadini per la rinascita del nostro territorio. Superando contrasti del passato, sospetti e pregiudizi, e il peggiore dei mali del nostro territorio: il fatalismo.

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