Borghezio : uno sciocco tra tanti o un politico tra pochi?

Ecco perché Borghezio non è un pazzo ma solo un uomo perverso tra tanti. Borghezio fa politica come Grillo, Renzi e i montiani. Una riflessione di Road Tv Italia per capire meglio il fenomeno Lega.

Ai numerosi articoli pubblicati sulle ultime affermazioni di Borghezio su Napoli e il caso Bifolco sono seguiti, e si susseguono tutt’ora, molti commenti del tipo “Borghezio parla in questo modo perché fa del populismo”; ma cosa significa populismo?

Cosa significa fare populismo, essere un populista? Siamo sicuri che il populismo sia solo una degenerazione del dibattito pubblico o con la condanna del populismo si condanna la politica in quanto tale? Quello di Borghezio è forse un esempio, per quanto mediocre,  di politica di identità? Quando Borghezio dice “la Padania esiste” è un semplice pazzo o enuncia e testimonia una identità, parla una appartenenza? Mette parole una dietro l’altra senza senso o testimonia il profilo di un soggetto politico tra pochi? Il fenomeno Lega cosa rappresenta? Con gli spogli elettorali dagli anni ’90 a oggi si è constatato il netto prevalere dei partiti di centrodestra, e tra questi il successo della Lega nord; come va interpretato questo fenomeno? Questo è dovuto dal fatto che gli italiani si sono imbecilliti, hanno preferito un discorso populista e proclami di una politica del “fare” ma in ultima istanza misera e ignorante, o forse perché con l’addio al populismo degli altri partiti si è abbandonata la politica in quanto tale?

Con la caduta del progetto di emancipazione del P.C.I. e della politica clientelare della D.C. in una nazione sempre più secolarizzata e laica, gli anni ’80, ‘90, e 00 sono stati caratterizzati dalla comparsa di nuovi populismi, o meglio di movimenti per le autonomie locali come il Partito d’Azione sardo, il Movimento Neo-Borbonico di Pazzaglia, la Liga veneta di Franco Rocchetta. Il tentativo di trasformare quest’ultima da movimento locale a partito politico regionale e federale portò Umberto Bossi a capo della Liga e alla conquista di nuovi consensi.

A cavallo dello scandalo di Tangentopoli nel 1992 nacque la Lega Lombarda, un vero e proprio nuovo “noi” politico, un nuovo soggetto politico di matrice etnica dalla occulta pretesa egemonica, portavoce ben presto di quello che poi si chiamerà l’etno-federalismo, in altre parole la pretesa politica bossiana di inaugurare una vera e propria identità nazionale, la Lega Nord (1989), in grado di auto-rappresentarsi e affermarsi come voce ferma di una “dura lotta del popolo padano” contro “Roma ladrona” e il “Sud parassita”.

Come si sarà capito il popolo, non è qualcosa di naturalmente dato e scientificamente indagabile ma qualcosa di fantasticamente costruito, politicamente predato e nominato, un “noi” popolare (populista) che, all’interno di un contesto di contingenze come quello italiano, prende violentemente la parola nel dibattito pubblico. In un momento nel quale l’Italia vive uno dei momenti di crisi identitaria più importanti (l’attacco alla Costituzione e ai miti fondatori risorgimentali ne sono alcuni sintomi), e il popolo italiano non è in grado più di risultare egemone, nuove alternative politiche fioccano per occupare quel posto vuoto, e quel bisogno disperato di ognuno di noi, di una appartenenza, di una identità.

La propaganda della Lega Nord in nome di una alleanza secessionista e federalista, per  la demolizione delle politiche assistenziali in favore del Mezzogiorno che “infiacchivano” le economie del Nord, nelle elezioni del ’94 ottenne un buon numero di voti, ma non abbastanza da conquistare un certo peso nella coalizione berlusconiana. Gli effetti di questo secessionismo non fecero che indebolire la Lega stessa fino a quando Bossi non decise di trasformarla in una identità trans-regionale del nord Italia.

Contro la partitocrazia e le insufficienze di un governo nazionale centralizzato la Lega Nord decise di incarnare gli ideali più grezzi della destra italiana contro un nemico molte volte dai contorni sfumati e fantomatici, ma in grado di pilotare, comunque, il dibattito pubblico per la fagocitosi dei contendenti. In pratica il populismo è la politica stessa; oggi il problema è porre un argine a questa perversione politica, al populismo leghista.

Ragion per cui Borghezio è uno sciocco o un politico tra pochi? Solo una possibile alternativa nella patologia politica contemporanea, tra il nichilismo grillino, la tecnocrazia montiana, il berlusconismo di Renzi. Questa non è una soluzione ma solo l’inizio del nostro problema.