Bimbe morte al Santobono, parla il primario INTERVISTA

Bimbe morte al Santobono, parla il primario: “Errore umano? Una possibilità c’è sempre, ma le condizioni in cui lavoriamo sono assurde e gravose”

Emilio Cianciulli, primario di Neuroradiologia all’ospedale Santobono di Napoli, in queste ore sotto i riflettori della cronaca per la morte di due piccole pazienti, Rosa e Maria Liliana, interviene ai nostri microfoni a margine della conferenza stampa dell’Anpo sulla situazione della sanità pubblica in Campania, per raccontare la difficile situazione in cui versa la struttura ospedaliera pediatrica.

Al Santobono due morti in poco più di 24 ore: cosa è successo a Rosa e Maria Liliana?

Bisogna fare distinzione tra i due casi. Maria Liliana era una bambina che aveva già molti problemi: nata prematura, dalla madre in coma, tenuta in vita proprio per garantire il parto. La sua e la nostra è stata una lotta di 13 mesi, nella speranza di tenerla in vita. Alla fine purtroppo non ce l’ha fatta. Diverso il caso di Rosa, con una patologia polmonare acuta, trattata per alcuni giorni in regime di ricovero e poi dimessa secondo i nostri protocolli condivisi quando le sue condizioni lo consentivano. Sulle cause della morte, intervenute successivamente, è in atto un’inchiesta.

Qual è la posizione dell’azienda in merito?

L’azienda ha attivato subito una verifica per capire se erano stati verificati i criteri del protocollo di dimissione, condivisi a livello nazionale con tutte le strutture pediatriche. 

Protocolli a parte, c’è un margine d’errore umano?

Un margine di errore umano esiste sempre e dappertutto. Le nostre condizioni lavorative sono difficili, per tutti gli operatori del settore sanitario, ma in particolare per chi lavora in pediatria: per questo esistono i protocolli condivisi, che se applicati correttamente, permettono di ridurre al minimo e addirittura eliminare il margine di errore umano. Ma non la fatalità.

Inutile quindi puntare il dito contro il medico?

La situazione è molto più complessa. La pressione psicologica e sociale sull’attività pediatrica è sempre molto alta. Per fare solo un esempio, ieri il collega che dirige la rianimazione pediatrica è stato male ed è stato ricoverato al Cardarelli: noi viviamo sulla nostra pelle le problematiche dei bambini che vengono da noi, alcune meno gravi, altre di più. Ma ognuno di quei bambini lascia un segno, e il loro malessere ci espone a uno stress emotivo molto alto. Vista la situazione in cui versa la sanità in Campania, per noi in questo momento è davvero difficile andare avanti. È ora che la società e la politica inizino a farsi carico di questi problemi.

Tornando al caso di Rosa: il padre ha sporto denuncia per la sua morte.

Credo che il magistrato che esaminerà il caso si renderà conto della situazione di origine, della prematurità della piccola e di tutte le difficoltà del caso. Comprendiamo che dopo oltre 1 anno di lotte il dolore di un padre è incommensurabile, ma qui l’oggettività scientifica non ci consente margine d’errore.

È stato fatto il possibile?

Assolutamente.