Bevi Napoli e la sua voglia di vivere

Bevi Napoli e poi vivi…

di Tonino Scala

Oggi ho bevuto Napoli, la mia città, la mia gente.
Ho bevuto una fiumana grande quanto è grande questo popolo che nonostante tutto non si arrende. Non si arrende a ricercare la verità e a trovare soluzioni in un silenzio assordante che ha isolato coscienze, gelando corpi ancora vivi. Oggi ha sfilato un mondo, il mondo visto da un’altra angolazione.
Oggi ho bevuto gli sguardi di una folla un po’ folle e si sa le migliori idee non vengono dalla ragione, ma da una lucida e visionaria follia per citare Erasmo da Rotterdam.

Ho bevuto, senza dissetarmi, giustizia. Si giustizia per le malepatenze di popolo che si è stancato e non da ora, di gente che non si è arresa e in questi lunghi anni bui ha costruito la speranza. Quella di uscire dal guado, quella di individuare e perseguire nuove strade.
Oggi ho bevuto la mia gente, quella che non si arrende, quella che anche se per anni è stata invisibile ai più, era ed è là, non ad aspettare il passaggio della nottata, ma a costruire una nuova notte ed un nuovo giorno.

Oggi ho bevuto quella Napoli che ha voglia di vivere e che con i denti continuerà a difendere la propria terra. Questa non è una risposta all’articolo e alla copertina dell’Espresso di ieri, quelle cose erano e sono risapute, ne abbiamo anche noi sulle pagine di Road Tv Italia parlato tante volte, io stesso ho scritto un editoriale qualche settimana fa.
Quel dossier è stato dagli stessi media nascosto per anni. Quelle pagine risalgono al 2008 quando, a causa del possibile avvelenamento delle falde acquifere, nel perimetro di Casal di Principe, le famiglie statunitensi, vennero invitate dall’ospedale della Marina Militare, a lasciare le abitazioni in cui risiedevano per salvaguardare la loro salute.

Chi ha nascosto è orbo o complice? Colpevole in entrambi i casi. Tutto questo è accaduto mentre il popolo si organizzava, nascevano comitati, associazioni, mamme e nonne vulcaniche che hanno bevuto veleno nell’isolamento generale. Isolati, denigrati, definiti signori del no: E dove dobbiamo metterla questa munnezza? Una risposta l’avevo allora ed anche oggi potrei darla ma… lasciamo stare gli orifizi! Popolo coraggioso, talvolta definito camorrista dagli stessi che oggi gridano allo scandalo. Si sa quando bisogna fare notizia a Napoli si vede, si vuole vedere, la camorra dietro ogni cosa.
Ricordo pagine di giornali, quei servizi dei tg: c’è la camorra dietro le manifestazioni! La camorra, si la camorra. Nella nostra terra è stato messo in scena una sorta di teatro dell’assurdo. Lo stato (volutamente in minuscolo, quello con le S maiuscola siamo noi!) in nome della risoluzione dell’emergenza rifiuti scortava i camion della camorra che sversavano legalmente di tutto. I cittadini che difendevano con i denti il proprio territorio venivano dagli stessi media che oggi gridano allo scandalo, definiti mafiosi, camorristi, nullafacenti, professionisti della munnezza e presi a manganellate dalle forze dell’ordine. Questa è la pura ed unica verità in un mondo, dove la verità è una malattia tanto per mutuare Gianni Rodari. Oggi c’è indignazione, non vi nascondo che mi sento indignato per questa indignazione ad orologeria.

Oggi però quella gente, quella che ha sfiato dalle 14,30 nelle strade di Napoli, della capitale di un mezzogiorno che stenta a diventare ancora oggi centrale nel dibattito politico nazionale, arrovellato tra Imu, Tarsu, Tari, Falchi, Colombe, Pappagalli e Pantegane.
Si pantegane, zoccole giganti che dovrebbero fare il proprio dovere non sono con la munnezza in strada, ma con quella munnezza che nel corso di questi anni, a vari livelli ha sostenuto con gesti, atti, delibere, silenzi e… anche col nascondere queste notizie. Serviva il morto per fare notizia. Oggi i morti ci sono, altri arriveranno e scusate la volgarità… e chitammuorte… fateci piangere i nostri morti e ridateci quella dignità che meritiamo. Che merita quella gente che ha manifestato, che ha colorato una città, la città del sole, resa buia dall’incuria, dall’indifferenza e dalla cazzimma.

Un fiume buono e imponente oggi ha bagnato quei ciottoli, quelle strade che sanno di sale e di storia. Gente che nonostante tutto è rimasta, continua a credere e a lottare per un Napoli diversa, una Napoli migliore: una Napoli che sogna e lotta. Quella gente oggi arrabbiata ha mostrato gli occhi, il proprio animo nobile e gentile, ha mostrato la propria forza e voglia di dire basta. Ma le manifestazioni da sole non sono sufficienti. Sono utili, servono a prendere consapevolezza. Quel grande fiume in piena che ha inondato la città è la vera forza per far diventare la questione e non il problema Napoli, la questione Sud, la questione Mezzogiorno, la risorsa dalla quale partire.
La questione casertana, napoletana, non può e non deve essere affrontata all’interno del perimetro campano. È una vicenda italiana, europea, del Pd come della Lega e deve essere affrontata non con proclami, ma con fatti concreti. Oggi abbiamo bevuto acqua buona quella della gente che ancora lotta e non sta con le mani in mano.

Oggi è stata ripristinata la verità e questo fiume non si fermerà travolgerà tutto e tutti. Sarà un’onda anomala, uno tsunami che non sconvolgerà tutto e tutti ma porterà sereno e normalità ad una terra e ad un popolo al quale è stato negato il diritto alla felicità.

16 novembre 2013

1 thought on “Bevi Napoli e la sua voglia di vivere

  1. leggere le tue parole mi ha dato un senso di appatenenza alla mia città che non sentivo da tempo! mi sono sentita davvero parte attiva di quel fiume in piena!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *